Questo 2015 è cominciato, davvero, nel peggiore dei modi. Le
vicende di Parigi hanno macchiato di rosso sangue l’inizio di un
nuovo Anno che un po’ tutti speravamo migliore dei precedenti. C’è
sicuramente tempo per rimediare… Tuttavia, se il buongiorno si vede
dal mattino, non s’intravede nulla di buono all’orizzonte.
La prima riflessione che ho fatto di fronte a quanto successo in
Francia è la solita, se volete un po’ banale e scontata, che mi
viene ogni qualvolta mi ritrovo davanti alla cattiveria dell’Essere
umano: che gran teste di cazzo che siamo! Viviamo in un Mondo
meraviglioso, ricco di ogni ben di Dio… Siamo, noi stessi,
protagonisti di un vero e proprio “miracolo vivente”… Eppure,
nonostante ciò, “perdiamo tempo” nel generare mostruosità
assurde ed inimmaginabili (sia come pensieri, che come azioni). E’
davvero pazzesco…
Oltre a ciò, mi sono sorte anche alcune considerazioni un po’
più specifiche rispetto ai fatti accaduti. Prima di esporvele, però,
faccio una doverosa premessa (onde evitare fraintendimenti o
manipolazioni)… Ciò che hanno compiuto i fanatici di Parigi non ha
alcun tipo di “giustificazione” o “logica”. L’azione
violenta, dal momento in cui diventa tale, è sempre e comunque
sbagliata. Lo so che è stupido e banale dirlo… Tuttavia, su temi
delicati come questo, è sempre meglio esser chiari.
Ciò su cui vorrei ragionare è il contesto da cui sono partiti i
terroristi. A mio avviso, è sempre importante riuscire a cogliere le
radici e l’humus in cui crescono taluni fenomeni. So che, ad
alcuni, potrebbe apparire come un “discorso inutile”… La frase
più immediata è: “erano dei pazzi invasati”. Punto. Fine.
Intanto, fossero anche dei “pazzi” (termine che può comprendere
un po’ tutto), sarebbe interessante comprendere il percorso che li
ha fatti diventare tali (credo che anche di fronte ad un serial
killer folle, si cercherebbe di capire il perché e il per come della
sua follia). Inoltre, non riuscire a capire le radici di certe
“pericolose devianze” pregiudica anche il trovare le giuste
soluzioni.
In questi giorni ho sentito spesso dire che si tratterebbe di un
“attacco all’Occidente” da parte di estremisti islamici che
vogliono portare le loro “idee” da noi, e che l’unica soluzione
sarebbe “fermare l’immigrazione”. Credo che questo discorso si
scontri con la realtà dei fatti… Tutti i terroristi coinvolti
nelle azioni dei giorni scorsi erano immigrati di “seconda
generazione”. Sono ragazzi nati e cresciuti a “pane ed
Occidente”. Diciamo che più che un “attacco all’Occidente”,
potremmo forse definirlo un “fallimento dell’Occidente”. Per
carità: non è per dire che è colpa nostra (la colpa è sempre e
solo di chi commette certe atrocità)… Tuttavia, è la realtà dei
fatti che ci dice che non si trattava di “trogloditi” cresciuti
nelle grotte, fra le capre (a cui, magari, poteva apparire
“demoniaco” il nostro stile di Vita). Queste erano persone
cresciute con la nostra “civiltà” (… uno dei due fratelli
Kouachi era un rapper! Non so se vi rendete conto…). Nonostante
conoscessero bene il nostro Occidente, però, hanno preferito sposare
le idee folli di gente che viveva a migliaia di chilometri da loro
(con cui non condividevano nulla, se non le antiche origini). Credo
che qualche domandina in merito, se non siamo proprio stupidi, ce la
dovremmo fare.
I contorni della vicenda non sono del tutto chiari… Tuttavia, la
storia dei terroristi (in particolare quella dei fratelli Kouachi),
pare essere quella dei classici soggetti “borderline”. Ragazzi
mai effettivamente integrati (seppur nati qui), con un passato nella
micro-delinquenza, che finiscono per dare un “senso allucinante”
alla loro Vita con il martirio. Questa è la realtà dei fatti.
Magari non c’entrerà nulla con i loro percorsi, ma è indubbio che
la nostra Società crea tantissime lacune e vuoti a perdere… I
quartieri “ghetto”, la “macchia” di essere sempre uno
“straniero”, la totale mancanza di idealismo nella nostra Società
(una realtà in cui si muore senza aver vissuto – viviamo solo per
produrre e consumare – può trovare il parallelo in una dove si
muore per un ideale, seppur malato e perverso), possono fare da
cornice al nascere di fenomeni deviati come quelli appena conosciuti.
Lo ripeto ancora una volta: questa non può, e non deve essere,
una qualsivoglia forma di “giustificazione” per nessuno.
Tuttavia, può essere una strada per comprendere talune dinamiche, e
trovare risposte appropriate. Sarebbe infatti perfettamente inutile
intestardirsi sul bloccare l’immigrazione, se il “problema”
fossero i ragazzi nati e cresciuti qui. Cosa faremmo, in quel caso?
Butteremmo fuori dai nostri confini europei milioni d’immigrati di
prima e seconda generazione? E’ evidente che la soluzione non può
essere questa.
Un’altra riflessione che mi è scaturita riguarda l’episodio
specifico della strage al giornale satirico “Charlie Hebdo”.
Ulteriore, doverosa, premessa: l’uccisione di dodici persone a
sangue freddo è un atto infido, ripugnante, e bastardo. E’ inutile
dire che si condanna tutto, senza se e senza ma. Oltre alla condanna,
però, si è voluto trasformare i vignettisti di “Charlie Hebdo”
in degli eroi, e dei “simboli” della nostra civilizzazione.
Legittimo. Personalmente, però, non sono d’accordo. Pur provando
un immenso dolore per la loro morte (come per quella di qualunque
altro Essere umano ucciso), non credo fossero degli “eroi”.
“Charlie Hebdo” era, ed è, un giornale con un obiettivo
specifico (fra i molti… Taluni anche condivisibili): il “diritto
all’insulto”, e alla “blasfemia”. Lo hanno ribadito, con
onestà, anche in questi giorni. La “filosofia” che muove le loro
vignette è che le religioni in quanto tale sono un Male assoluto…
Per questo motivo, ritengono di avere il diritto d’insultare Dio
(in ogni sua declinazione: cristiana, musulmana, eccetera). E’ un
Pensiero assolutamente legittimo. Tuttavia, dire “Je suis Charlie”
significa esattamente questo (ciò che in molti, in questi giorni,
non hanno forse capito…).
Personalmente, non sono credente. Mi definisco “agnostico”.
Credo che le religioni abbiano lacune, sbagli di fondo, ed ipocrisie
varie (senza parlare dell’uso strumentalizzato che ne ha fatto
l’Essere umano…). Tuttavia, non sposo affatto l’idea che un
Mondo senza religioni sarebbe un posto migliore in cui vivere. Anzi.
C’è in atto una sorta di “fanatismo ateo” che vuole il dominio
della “razionalità” come soluzione a tutti i nostri problemi
(vedasi anche il successo riscontrato da quelle “svitate” delle
Femen…). Io credo che le religioni, nonostante gli aspetti
sopracitati, siano comunque qualcosa di positivo. Tutte, di fondo,
hanno un elemento molto importante ed utile: la spiritualità. La
Fede, se vissuta in modo sano, spinge sempre l’Uomo ad essere un
soggetto migliore, e a vivere in Pace con i suoi simili. Bisogna
anche ricordarsi che la religione è uno strumento! Tutto sta
nell’uso che se ne fa. E’ un po’ come Internet: lo puoi usare
per arricchire la tua sete di conoscenza, o per sfogare la tua rabbia
e frustrazione (se taluni lo utilizzano male, non è un buon motivo
per bandirlo dalla faccia della Terra!?). Inoltre, spesso tendiamo a
confondere ciò che gli uomini di Fede fanno, con ciò che
effettivamente la Fede dice...
Purtroppo, non riesco a simpatizzare con “Charlie Hebdo”
nemmeno come “artista” (per chi non lo sapesse, la mia attività
principale è la pittura…). Proprio alcuni giorni prima dei fatti
tragici di Parigi, ero stato invitato ad intervenire in un evento in
cui si parlava di “arte” ed “impegno sociale”… In
quell’occasione, ragionai sul fatto che chi fa Arte ha una
grandissima “responsabilità civile”. L’Arte, infatti, ha
un’arma segreta e potentissima: arrivare alla parte più profonda
ed inconscia di noi stessi, utilizzando le ali della leggerezza e
dell’estetica. E’ uno strumento micidiale (un po’ come la
religione): può creare ponti e climi di pace, come contribuire ad
innalzare muri e pregiudizi. E’ indubbio che “Charlie Hebdo”
faceva, anzi fa, parte della seconda categoria (perlomeno una parte
della sua linea editoriale…). Lo ripeto ancora una volta: ciascuno
è libero di fare Arte come vuole (e, soprattutto, non deve essere
nemmeno lontanamente minacciato per questo… Figuriamoci altro…).
Tuttavia, trovo quantomeno azzardato dipingere quei vignettisti come
dei “modelli”. Personalmente, non riesco a trovare nulla di
“educativo” (o anche solo di “simpatico”) nel rappresentare
la Trinità che si sodomizza a vicenda, o nel mostrare Maometto con
le chiappe al vento (anche se per me la Trinità, o Maometto, possono
non significare assolutamente nulla). La verità è che molte
vignette erano assolutamente stupide, volgari, e inutili (dico questo
pur portando il massimo rispetto UMANO per chi ci ha rimesso la Vita
nel disegnarle).
Certo, possiamo anche decidere di nominare il “diritto alla
blasfemia” come “fiore all’occhiello” della nostra Civiltà
occidentale (mi piacerebbe solo capire come si potrebbe conciliare
con le “radici cristiane dell’Europa”, che amiamo tanto
sventolare…). Personalmente, però, credo che l’Occidente
(nonostante i mille difetti che lo caratterizzano) abbia conquiste e
valori ben più interessanti da rivendicare (senza considerare il
fatto che affermare il “diritto alla blasfemia” apre scenari
molto complessi… Perché, ad esempio, posso insultare Dio, e non il
Presidente della Repubblica? In Italia, quando parli di Capo dello
Stato, basta molto meno di una vignetta per essere accusati di
“vilipendio”!?).
Un’ultima considerazione… I terroristi islamici, l’Isis, Al
Qaeda, sono realtà assolutamente orribili. Tuttavia, a chi dice che
“tutti i terroristi sono islamici” (citando Oriana Fallaci…
Pace all’Anima sua), vorrei solo ricordare la storia di un certo
Anders Breivik: era bianco, biondo, e nel 2011 uccise 77 persone nel
nome del “Cristianesimo” (in Norvegia). Purtroppo, non ricordo la
stessa bellissima sommossa e commozione di questi giorni. Non c’è
stata nessuna marcia dei Leader mondiali, e nessun slogan
accattivante. Perché? I morti non son forse tutti uguali? Forse sono
gli assassini ad essere diversi. Certo, Breivik era uno di noi…
Bianco (cosa fai: manifesti contro te stesso?). I fratelli Kouachi,
invece, no (nonostante fossero nati e cresciuti a Parigi).
Inoltre, ricordiamoci che il terrorismo non è l’unica atrocità
che si può commettere. Loro sgozzano, si fanno saltare in aria, e
prendono ostaggi. Noi, i “civilizzati”, utilizziamo droni, bombe
“intelligenti” al fosforo, e proiettili all’uranio impoverito
(si sono ammalati, e sono morti, anche i nostri militari…
Ricordiamocelo sempre). Loro lo fanno sotto casa nostra (e se son
lontani, son così esibizionisti da riprendersi per mostrarcelo). Noi
lo facciamo lontano dagli occhi (e camuffiamo il tutto da “missione
di pace”).
La verità è che il sedicente Califfato/Stato islamico è la
risposta atroce e terribile (utilizzerei il termine “nazista”) ad
un Occidente che del Medio Oriente, e dell’Africa, ha sempre fatto
“carne di porco”. Può anche non piacerci, ma è così. In quei
territori abbiamo fatto di tutto e di più: colonizzazioni, appoggio
esplicito a Dittatori compiacenti (fatto salvo il buttarli via,
quando non ci “servivano/piacevano” più), semina di odio (quante
guerre abbiamo aizzato, finanziato, ed armato in Africa? Abbiamo
sempre messo gli uni contro gli altri, per poter avere “campo
libero”), invasioni armate, eccetera eccetera. Tutto questo solo
per un motivo: avere sempre garantite le “risorse” che non
abbiamo (petrolio, e compagnia bella). L’Occidente non sarebbe MAI
potuto essere quello che è stato nel “periodo del benessere”, se
non si fosse comportato in questo modo. Potevamo, e potremmo ancora,
essere onesti con noi stessi… Invece, continuiamo ad avere la
spocchiosità ed arroganza di chi dice di far tutto ciò solo per
donare agli altri “civiltà” e “democrazia”.
Intendiamoci… Chi sta dall’altra parte non è certo “santo”
ed “immacolato”. Anzi. Tuttavia, è sempre meglio ricordare a noi
stessi chi siamo “davvero”. Credo che prima di guardare le
“travi” negli occhi degli altri (e ce ne sono…), sarebbe meglio
guardare le nostre. Questo anche per capire quali possono essere le
possibili soluzioni… Come dicevo prima: capire le vere radici del
Male, aiuta a trovare la giusta cura.
In conclusione di tutti questi discorsi, credo una sola cosa…
Questo è il tempo di gettare ponti, e non muri. E’ il tempo
d’invocare, e costruire, la Pace. E’ proprio nei momenti più
brutti, quelli in cui ti verrebbe d’istinto reagire male, che
bisogna invece tirare fuori la parte migliore di noi. Mettiamo da
parte l’odio, la violenza, l’arroganza, la presunta “superiorità
morale”, le inutili provocazioni, ed iniziamo a migliorare noi
stessi. Soprattutto, impegniamoci (ciascuno nel nostro piccolo) nel
costruire un Mondo più equo e giusto… La disuguaglianza è la
radice di (quasi) tutti i problemi.
Un abbraccio.
Anima Blu
lunedì 19 gennaio 2015
venerdì 21 novembre 2014
La sicurezza dei "diversamente abili" (e dei loro accompagnatori) nelle stazioni italiane...
Oggi vi voglio raccontare dell'ultima,
ennesima, disavventura capitatami con Rfi - Rete Ferroviaria
Italiana. Il motivo per cui ve la racconto non sta tanto nel
denunciare il singolo episodio che mi è accaduto (su queste cose,
ormai, ci ho fatto il “callo”...), ma bensì per portare
all'attenzione di tutti un'ingiustizia e una possibile “situazione
di grave pericolo”.
Andiamo con ordine... Sabato 8 novembre
2014 sono arrivato nella stazione di Alessandria con il treno
Frecciabianca 9824 delle ore 20.43. Faccio una premessa: la stazione
di Alessandria, da sempre, è sprovvista di qualsivoglia ascensore o
montascale (sono in corso, da non so quanti anni, i lavori per la
messa in funzione degli stessi...). Questo significa che ogni
qualvolta un treno non arrivi sul primo binario (i treni a lunga
percorrenza non ci arrivano praticamente mai...), la persona in
carrozzina sia costretta ad attraversare le rotaie. E' l'unica
soluzione. Non ce ne sono altre. L'attraversamento dei binari viene
effettuato dalla persona in carrozzina, con due operatori della
cooperativa dedita all'assistenza (addetti alle pulizie reimpiegati,
all'occorrenza, per questo ruolo... Solo nelle città in cui c'è grande affluenza - Roma, Milano, Torino, eccetera -, e in cui fra l'altro non ci sono particolari problemi di barriere architettoniche, c'è personale dedicato esclusivamente all'assistenza disabili) più un responsabile della
movimentazione ferroviaria (un “dirigente”, come viene chiamato
in gergo...). Fino all'altro giorno, inoltre, ha SEMPRE attraversato
con me mia moglie Cinzia.
Altra premessa: ad Alessandria ci sono
arrivato e partito innumerevoli volte. Oltre ad aver vissuto nelle
vicinanze per svariati anni (in Monferrato), continuo ad andarci con
regolarità e frequenza (i miei genitori vivono ancora lì...).
Perciò, conosco bene la situazione... Affermo, quindi, con la
massima tranquillità e certezza che mia moglie (o, comunque, gli
altri miei accompagnatori) hanno SEMPRE attraversato con me sui
binari. Tutto questo, come dicevamo, fino all'altro giorno...
Infatti, sabato 8, ho improvvisamente scoperto che l'accompagnatore
non poteva più attraversare. Sono cambiate le regole, direte voi.
No. Infatti, a mia precisa domanda, il responsabile della
movimentazione ferroviaria (il “dirigente”...) ha affermato che
la regola c'è sempre stata e ha NEGATO CATEGORICAMENTE che io possa
aver mai attraversato con mia moglie. “Nessun dirigente può averle dato il permesso di passare sui binari. L'accompagnatore, infatti,
non è coperto dall'assicurazione... Nella malaugurata ipotesi capiti
qualcosa, io rischio il mio posto di lavoro (e così tutti gli altri
miei colleghi...)”... Queste le sue parole. Peccato non fosse
assolutamente vero. Ho SEMPRE attraversato con l'accompagnatore,
sotto la supervisione ed il consenso di svariati “responsabili”
(le stesse operatrici della cooperativa, sul momento, hanno ammesso
fosse vero...).
A quel punto, di fronte alla situazione
surreale che ci trovavamo di fronte, mia moglie si è rifiutata di
fare il sottopassaggio e di lasciarmi da solo (a fare, oltretutto,
una cosa molto pericolosa che non avevo mai fatto prima senza di lei.
Di notte, per giunta...). Il dirigente, allora, ha detto di esser
costretto a chiamare la Polfer – Polizia Ferroviaria. “La chiami
pure... Non c'è nessun problema!”, gli abbiamo risposto noi. Così
ha fatto... Dopo pochi minuti, sono arrivati tre agenti (se fosse
sceso Provenzano, ci sarebbe stata meno gente...). Il maresciallo,
una volta compresa la situazione, ha dato immediatamente il consenso
all'attraversamento. Tutto a posto, direte voi. Per niente. Infatti,
nel mentre avevamo GIA' attraversato una parte di binari, è arrivata
un'altra dirigente (un “superiore”...) che urlando ha bloccato
mia moglie. Tutto questo mentre ERAVAMO IN MEZZO ALLE ROTAIE. A quel
punto, notando che stava per iniziare una discussione fra il
maresciallo e la dirigente, ed avvertendo una forte situazione di
pericolo, Cinzia è tornata indietro e ha fatto il sottopasso
(dopo, naturalmente, avermi visto attraversare...). Questa la
narrazione di quanto accaduto. A ciò aggiungo che, una volta giunti
in stazione, il maresciallo (senza alcuna sollecitazione da parte
mia) ha detto di aver assistito con i suoi occhi ai miei
attraversamenti precedenti. Davanti ai due dirigenti Rfi (i quali, di
fronte a lui, non hanno ribattuto nulla), ha detto: “L'ho sempre
vista attraversare, con la sua accompagnatrice”.
Alla luce dei fatti accaduti, ho alcune
domande che rivolgo a chi di competenza.
- E' normale quanto è accaduto? E' stato lecito il comportamento della dirigente che ci ha bloccato in mezzo ai binari, infischiandosene del potenziale pericolo e del consenso dato dal maresciallo della Polfer all'attraversamento? E ancora: chi comanda in una Stazione, di fronte a situazioni del genere? Perché il primo dirigente ha chiamato la Polfer per risolvere il problema, se poi la decisione della stessa non ha contato nulla?
- Dal momento che l'attraversamento sui binari è talmente pericoloso per l'accompagnatore (tanto da esser bloccati in mezzo agli stessi, nonostante la supervisione di ben tre agenti della Polizia), e dal momento che questa regola c'è sempre stata, cosa vogliamo fare con tutti gli altri dirigenti che ci hanno sempre fatto attraversare? A questo punto, dovrebbero essere licenziati tutti! Infatti, alla luce di quanto accaduto, e secondo quanto prospettato dagli stessi responsabili Rfi, hanno messo in serio pericolo la sicurezza e la tutela di mia moglie... Se non conoscevano la regola, è grave. Se la conoscevano, e non l'hanno fatta rispettare, è ancora più grave. Quindi, cosa vogliamo fare? Potrebbe apparire esagerato chiederne il licenziamento. Tuttavia, non è così. E' lo stesso dirigente Rfi che, sabato, ha prospettato la perdita del lavoro come possibile pena (“se la faccio attraversare, rischio il posto...”).
Queste sono le domande riguardo
l'episodio specifico che mi è capitato. Poi, come sempre, ci sono le
situazioni generali da cui scaturiscono i “misfatti”. In questo
caso, è la “regola” che impedisce all'accompagnatore di
attraversare. Domanda: esiste davvero questa norma? Se sì, è così
rigida, oppure la dirigente di Alessandria ha esagerato? Permettetemi
di dire che se esiste davvero, nelle forme che abbiamo conosciuto
l'ultima volta, è semplicemente VERGOGNOSA. La persona in carrozzina
non solo viene “umiliata” dalla totale mancanza di ascensori
(costretta ad attraversare i binari, con una notevole perdita di
tempo e fatica), ma viene anche “vessata” nel non poter avere
accanto la propria persona di fiducia. Rete Ferroviaria Italiana (o
chi per lei...) non solo non rispetta le Leggi italiane ed europee in
merito all'accessibilità, ma crea anche inutili e dannosi disagi ai
cittadini in difficoltà. Tutto questo, perché? Semplicemente per
non estendere la copertura assicurativa anche agli accompagnatori?
Sì, perché di questo si tratta. E' solo una questione di soldi,
come sempre. L'aspetto incredibile è che, al momento della
prenotazione, Rfi vuole sapere nome e cognome dell'accompagnatore e
addirittura il “ruolo” (madre, padre, moglie, eccetera)... Ma
come? Gli interessano vita/morte/miracoli di chi mi accompagna (una
pratica che ho sempre trovato alquanto stupida), e poi nel momento di
maggiore difficoltà e delicatezza lo caccia via?
Sì, perché questo è l'altro aspetto
che mi lascia perplesso: la sicurezza del “diversamente abile”
nel momento dell'attraversamento dei binari. Partendo dal principio
che Alessandria non è l'unica stazione ad avere questo problema
(viaggio spesso per lavoro, e ne ho viste parecchie), e che
l'accompagnatore non può essere presente, chi si occupa della
persona in carrozzina nell'eventualità dovesse accadere qualcosa? Si
spera, naturalmente, non succeda mai nulla. Tuttavia, è un'ipotesi
da prendere in considerazione. A domanda precisa, mi è stato
risposto che la responsabilità è degli operatori incaricati
dell'assistenza. Che dire... Immagino
che, di fronte a problemi gravi (ribaltamento di una carrozzina,
ecc...), si richiederebbe l'intervento di personale medico (non
credo, infatti, che gli addetti alle pulizie possano essere
minimamente formati per prestare una giusta assistenza “fisica” a
TUTTE le forme di disabilità. Ci sono persone che, se toccate in
modo errato, possono addirittura subire danni letali). Tuttavia, vivere un momento così terribile senza accanto la propria persona di fiducia, potrebbe essere psicologicamente DEVASTANTE (per un disabile, come per chiunque altro...). Le difficoltà
non scomparirebbero nemmeno dinnanzi a problemi “minori”
(anzi...). Come affronterebbero, ad esempio, un guasto
tecnico della carrozzina elettronica? Sposterebbero la stessa di
peso? Alcune sedie pesano un centinaio di chili. Per sollevare la
mia, ad esempio, ci vogliono almeno tre uomini... L'altra sera erano
due operatrici!? Immaginatevi tutto questo trasportato in mezzo ai
binari, di notte. L'ansia, lo spavento, eccetera...
Certo... Non sarebbe
facile nemmeno se ci fosse l'accompagnatore. E' indubbio, però, che
una persona che ti conosce sa come muoversi. Sa come prenderti,
sollevarti... Conosce la carrozzina (certamente più di due operatori
che vedi da neanche cinque minuti...). Soprattutto, è fonte di
tranquillità e sicurezza per tutti. Perché, allora, privarsene? Per
non estendere una copertura assicurativa, o non far spostare l'arrivo
di un treno sul primo binario (ove questo fosse possibile)? Forse Rfi
non si rende nemmeno conto dei possibili guai in cui si caccia da
sola.
Questi sono i dubbi che rivolgo
all'opinione pubblica, e a chi di competenza. Mi aspetto delle
risposte in merito.
Concludo dicendo che qualche avvocato
(o associazione di consumatori) dovrebbe forse andare anche a
controllare i contratti fra Rfi e le cooperative in appalto. Non
vorrei mai che, nella malaugurata ipotesi capitasse qualcosa,
cominciassero a scaricarsi le responsabilità (“sì, ma il comma
dell'articolo … , del paragrafo … , prevede che....”). Si sa
come funzionano le cose in Italia. Finché non succede nulla, si va
tutti d'accordo nel fare cose che non si dovrebbero nemmeno pensare.
Poi, appena succede qualcosa, non è mai colpa di nessuno...
Anima Blu
venerdì 24 gennaio 2014
Nel nome della Pace...
Alcuni giorni fa, precisamente il 2 gennaio, ho partecipato ad un evento denominato “I percorsi feriali della Pace... nel nome di Don Tonino Bello” (tenutosi nel comune di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi).
In un clima sereno e familiare, si è
discusso di “Pace” (nella sua più ampia ed alta definizione).
Sul palco, fra momenti di riflessione e performances artistiche
(tutte di pregiatissimo livello), campeggiava una grande foto di Don
Tonino Bello. L'immagine sorridente del prete di Alessano (Lecce),
straordinaria figura che il destino ci ha tolto troppo presto, pareva
osservare e apprezzare ogni cosa.
Prima di parlare al
pubblico (ero uno degli ospiti della manifestazione), mi sono
scaturite in mente alcune riflessioni. La primissima, amara e dolce
allo stesso tempo, è stata: quanto sarebbero andati d'accordo Papa
Francesco e Don Tonino Bello... Entrambi facevano (anzi, fanno) parte
di quella Chiesa “sociale”, “impegnata”, “militante”.
Quella Chiesa che non resta chiusa nei conventi, o nelle astrazioni
metafisiche, ma che si “sporca le mani” (il pastore che “puzza”
dell'odore delle sue pecore, come ama spesso ripetere Papa
Bergoglio).
Chi mi conosce bene sa che non sono né
cattolico, né credente (mi piace piuttosto definirmi un libero
pensatore, agnostico). Tuttavia, forse anche per le esperienze
vissute con la mia famiglia (persone che hanno dedicato tutta la loro
vita al Vangelo e alla Fede), voglio molto bene alla Chiesa (Chiesa
intesa come “comunità di persone”). Credo che il Destino (o Dio,
per chi crede) ci abbia donato una grande, straordinaria figura: Papa
Francesco. Questo Pontefice, di cui scrissi già un articolo
all'indomani della sua elezione (che potete rileggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2013/03/il-vento-del-cambiamento.html),
è un grande e vero “rivoluzionario” (forse l'ultimo rimasto).
Nella mia mente, lo accosto a figure come Gandhi, Che Guevara, Martin
Luther King, o Nelson Mandela. Proprio dopo la morte di quest'ultimo,
mi venne da ragionare sul fatto che ci sarebbe stati da essere
davvero tristi se non avessimo avuto l'elezione di Bergoglio... Con
la scomparsa dell'ex Presidente sudafricano, infatti, il Mondo
avrebbe perso l'ultimo grande “rivoluzionario” ancora in vita (…
e un Mondo senza “rivoluzionari” è un Mondo che appassisce su se
stesso)! Per fortuna, è arrivato il Papa “venuto dalla fine del
Mondo” (come disse Bergoglio stesso, nella sua prima apparizione
pubblica), a donarci un po' di nuovo e fresco “vento
rivoluzionario”. Anche Don Tonino Bello era un rivoluzionario.
Purtroppo, il destino ha deciso di togliercelo davvero troppo presto.
Con Bergoglio si sarebbero certamente trovati sulla stessa lunghezza
d'onda. Mi piace pensare che c'è un lungo e sottile filo spirituale
che lega questi due grandi uomini (oltre lo Spazio e il Tempo). Don
Tonino, da lassù (o da qualunque altra realtà), sorride certamente
all'operato di questo Papa.
La seconda riflessione che mi è
scaturita riguardava il tema centrale del meeting, ovvero la Pace
(queste considerazioni sono state poi anche il nocciolo centrale del
mio intervento al pubblico). La Pace è un argomento di cui mi sono
occupato spesso, anche e sopratutto attraverso la mia Arte. Ho
dedicato molti quadri, poesie, canzoni, ed articoli (uno di questi lo
potete rileggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2012/10/litalia-e-il-nuovo-mondo-senza-guerre.html) a questo tema. E' il tema dei temi. Ci sono periodi in cui se ne
parla sempre... Altri, invece, in cui scompare quasi del tutto dal
dibattito pubblico. In genere, l'argomento della Pace salta fuori
quando c'è qualche matto (che si chiami George Bush, o Kim Jong
qualcosa) che minaccia di far scoppiare una guerra. La gente, in quei
casi, tira fuori dagli armadi le bandiere arcobaleno (un po'
stropicciate) e scende in piazza a manifestare. E' bellissimo,
intendiamoci. L'ho fatto anch'io (tante volte), e lo rifarei in mille
altre occasioni. Tuttavia, mi sono spesso domandato: è davvero
quella la strada per arrivare alla Pace? Basta andare a manifestare
con una bandiera arcobaleno in testa, per dirsi uomini e donne di
Pace? No. Ho notato infatti che, la maggior parte di quelle persone
che erano alle manifestazioni (me per primo), nella Vita di tutti i
giorni (quella che davvero conta), fanno/facciamo azioni che vanno
nel senso opposto all'ottenimento di una vera e duratura Pace. Mi
direte voi: la Pace inizia nei rapporti che si hanno con i parenti,
con gli amici, o con i vicini di casa (specie se antipatici).
E' vero. Tuttavia, a mio avviso, non è
ancora abbastanza. La Pace, quella più vera e più pura, inizia a
formarsi nel rapporto che abbiamo con un Essere molto speciale e
complicato: noi stessi. Come facciamo, infatti, ad essere in Pace con
gli altri (e quindi, con il Mondo...), se prima di tutto non siamo in
Pace con noi stessi? Per sapere se siamo in Pace, però, dobbiamo
prima sapere chi siamo...
La conoscenza di se stessi è un
aspetto che mi sta davvero molto a cuore. Insisto spesso su questo
tema (anche a costo di apparire ridondante). Conoscere se stessi,
infatti, è l'avventura più terribile ed emozionante che si possa
fare nella Vita. Solo capendo chi si è davvero, si può essere (o
cercare di essere) in Pace con tutti.
CONOSCERE e CAPIRE, ancora più di NON
VIOLENZA o altri, sono i termini chiave per arrivare alla Pace.
Conoscere e capire se stessi. Conoscere e capire gli altri. Conoscere
e capire la Società. Anche quest'ultimo punto, a mio avviso, è
molto importante.
Non serve a nulla, infatti, andare a
manifestare contro la guerra, se non si capiscono (o peggio, si
sostengono) i meccanismi sociali che portano a quella guerra. Tutti
sono pronti a scendere in piazza per dire un NO astratto ai conflitti
(è facile... Non costa nulla). Più difficile è invece capire, o
peggio combattere, la Società in cui viviamo immersi. La guerra,
infatti, nasce anche (e sopratutto) nei perversi ingranaggi del
nostro Capitalismo. Lo spirito dell'aggressività, da cui poi
scaturiscono tutti i conflitti, è figlio diretto di una Realtà in
cui l'unica cosa che conta è la COMPETITIVITA' forsennata (a tutti i
livelli). Se siamo bestie buttate in una gabbia, con un solo pezzo di
carne al centro, finiremo inevitabilmente con l'azzuffarci. Questo,
badate bene, capita tutti i giorni: sul nostro posto di lavoro,
nell'accesso ai diritti che ci spettano, nel rapporto con il nostro
“prossimo”.
La guerra è figlia di una Società in
cui al centro di tutto c'è il DENARO (e non l'Uomo...). Mi sembra
più che ovvio che se l'unica cosa che conta sono i BENI MATERIALI (o
valori come APPARIRE, POSSEDERE, COMANDARE, eccetera), ci possa poi
essere anche gente disposta a ribaltare il Mondo pur di averne sempre
di più.
Questa Società, anche per tutti i
motivi appena detti, è andata in crisi. Personalmente, non credo che
ne uscirà continuando a perseguire gli stessi schemi. La strada
giusta, ad esempio, non è continuare ad invocare la CRESCITA. La
“crescita a tutti i costi” è un altro di quei fattori che
portano alla guerra. E' un principio contro-natura (nella Vita è
IMPOSSIBILE crescere sempre)... Un principio che ha già fatto
parecchi danni (vedi alla voce “surriscaldamento del Pianeta”).
Insomma... Il discorso potrebbe essere
ancora davvero molto lungo e complesso. Il nocciolo di ciò che
penso, però, è che chi crede davvero nel principio della Pace non
può non partire da una critica sana e costruttiva a questa Società.
Il Papa, infatti, non perde occasione per ribadire quanto assurdo e
“anti-cristiano” sia questo sistema economico.
C'è bisogno davvero di iniziare ad
immaginare una Società diversa, con regole e valori diversi. Una
Società con al centro l'Uomo, e il Pianeta in cui viviamo. E'
l'unica strada per essere davvero certi di arrivare ad una Pace
duratura.
Prima di tutto, però, bisogna partire
da noi stessi (come già detto...). La prima grande, vera,
rivoluzione è capirci e comprenderci. Il secondo passo è rivolgere
il nostro sguardo alla Società in cui viviamo, e cambiarla con i
nostri gesti quotidiani (non è vero che non possiamo fare nulla,
perché troppo piccoli e insignificanti. Le nostre scelte giornaliere
cambiano radicalmente la Società...).
L'invito conclusivo che faccio a tutti
quanti è quello di impegnarsi, ogni giorno, nel costruire
piccoli-grandi gesti di Pace...
... Nel solco degli insegnamenti
d'importanti figure della Storia, come Don Tonino Bello, Papa
Francesco, Gandhi (e molti altri...), possiamo davvero contribuire a
cambiare il Mondo!
Un abbraccio.
Anima Blu
venerdì 11 ottobre 2013
Il Mondo che migra...
La tragedia, o per meglio dire “la strage”, di Lampedusa ha riportato in primo piano il tema dell'immigrazione e delle modalità con cui essa va affrontata.
Ancora prima di contare i morti e le bare, c'era già chi si affrettava a sparare sentenze e ad urlare scemenze: è colpa mia, tua, sua, dell'Europa. Sono morte fra le 350 e le 400 persone, e le prime parole che siamo riusciti a dire è che quanto accaduto è “tutta colpa dell'Europa” (vorrei tanto sapere dove cazzo abbiamo perso la nostra “coscienza” di esseri umani…).
Mi domando spesso cosa sarebbe accaduto se tutti quei morti fossero stati italiani. Ce ne saremmo lavati la coscienza così in fretta, con un giorno di lutto nazionale e la solita (quasi inutile) parata istituzionale sull'isola? Con l'hangar di un aeroporto stipato di bare, e un barcone rovesciato a 40 metri di profondità pieno zeppo di cadaveri, l'Italia è andata (e va avanti) come se nulla fosse… In televisione si è ballato e si è riso come sempre, i telegiornali hanno relegano la notizia quasi in fondo al notiziario (tranne i primi due-tre giorni), le bacheche di Facebook si sono occupate di cose ben più importanti (se fosse morto un solo sportivo famoso, si sarebbero riempite molto di più… Statene certi!).
Bisogna farsene una ragione. Quei morti sono “altro” da noi. Non sono italiani.
Ho pensato che forse era questo quello a cui si riferiva Papa Francesco pronunciando la parola “vergogna”. O forse si riferiva alla Legge medioeval-nazista che abbiamo in Italia, che condanna le persone in base a CHI sono e non a COSA fanno. Oggi, di fronte alla notizia che i superstiti del naufragio sono stati indagati per “immigrazione clandestina”, s'indignano tutti. Tuttavia, per i dieci anni in cui questa Legge è stata in funzione, non ci sono state grandi proteste o sommosse popolari (nemmeno da quelle parti che storicamente dovrebbero difendere i più “deboli”, come la Sinistra o la Chiesa cattolica). Avremmo dovuto bloccare il Paese, di fronte ad una norma che era nel pieno solco di quelle antiche idee che portarono ai roghi dell'Inquisizione o ai forni crematori d'hitleriana memoria. Invece niente.
Del resto, non abbiamo bloccato il Paese nemmeno di fronte alla notizia che gli accordi firmati con Gheddafi altro non erano che l'uccisione (per conto nostro) di migliaia di poveri Cristi nelle prigioni libiche o nel deserto. La cosa pazzesca è che, ancora in questi giorni, i leghisti vanno in televisione a sbandierare quegli accordi come un grande successo del loro leader Maroni. Continuano a sostenere che quella sia l'unica soluzione per fermare l'immigrazione clandestina (… e nessuno gli dice niente!?). Del resto, morti per morti: meglio che muoiano lontano da noi, piuttosto che nel mare sotto casa. Come si dice? Occhio non vede, cuore non duole! Peccato che i morti siano sempre gli stessi, e che la coscienza su cui rimangono sia sempre la nostra.
Oggi stiamo a disquisire su chi sia da accogliere, e per quali motivi. Lo straniero che scappa dal proprio Paese per la guerra è da accogliere. Quello, invece, che scappa per non morir di fame è da rimandare indietro. Seguendo questa logica, tutti gli italiani che stanno emigrando in questi mesi all'Estero (chi per trovar lavoro in Germania, chi per trasferire la sua piccola azienda in Romania o in Polonia) dovrebbero essere riportati immediatamente indietro (dal momento che in Italia non c'è nessuna guerra… Perlomeno, non dichiarata).
Posso dire che lo trovo un discorso demenziale? Chiunque parte da un Paese e arriva in un altro, ha DIRITTO ad essere accolto. E' ovvio che se uno è disposto a partire rischiando la morte, lo fa perché ha un sacrosanto motivo per farlo. Nessuno lascia la propria Terra a cuor leggero. Da che mondo è mondo, il “salvarsi la Vita” è l'unico comun filo denominatore di tutte le emigrazioni (lo sa pure un bambino). Tuttavia, l'Italia (e più in generale l'Occidente), si arroga il diritto di sindacare su quanto siano veritiere e giuste le motivazioni che spingono un povero Cristo a partire (senza considerare il fatto che chi parte lo fa sempre da Stati che sono stati letteralmente “spolpati” da noi occidentali). Questo è uno degli altri motivi per cui il reato d'immigrazione clandestina, oltre che essere odioso, è perfettamente INUTILE. Qualcuno di voi crede davvero che una persona che rischia di morire (per fame o per guerra), e che per questo motivo è pronta ad affrontare l'Inferno, possa essere minimamente spaventata dal fatto che in Italia rischia di finire in galera perché clandestina? Al massimo pensa che in carcere, almeno, si mangia.
Pensare di trovare delle soluzioni legali per bloccare l'immigrazione è come pensare di fermare il vento con le mani.
… Con questo non voglio dire che tutto vada bene così com'è, o che si debba lasciare ogni cosa al fato e all'inerzia. Anzi. Io stesso credo che i fenomeni migratori, oltre un certo limite (limite ormai abbondantemente superato), siano “contro-natura” (la naturalità delle cose sarebbe che chi nasce in un determinato luogo dovrebbe poterci anche vivere! … I primi a pensarla così sono gli stessi migranti!). Credo anche che, oltre un certo limite, l'immigrazione possa divenire un problema. Gli immigrati possono portare un aumento nei fenomeni delinquenziali: non perché siano peggio di noi, ma perché le condizioni di vita disperate spingono le persone a perseguire “vie più semplici e veloci” (del resto, gli italiani hanno “portato” la mafia in America. Su questo campo, quindi, non abbiamo da insegnare nulla a nessuno…). Infine, sono d'accordo con chi sostiene che l'Europa non può e non deve lasciarci soli di fronte a questa emergenza (fatto salvo che non sia esattamente la prima frase da dire di fronte a 400 morti annegati).
Il punto principale da cui partire, però, è che NON SI PUO' e NON SI DEVE criminalizzare chi migra. NESSUNO deve essere respinto, per nessuna ragione al Mondo (tranne chi compia reati effettivi sul territorio che lo ospita). Se non si parte da questi principi basilari, qualunque seria discussione viene inficiata nella sua essenza. Premesso ciò, è indubbio che l'immigrazione vada gestita ed organizzata. L'Europa, in questo, ha un ruolo primario (come ovvio). L'Italia, e le sue mille Lampeduse, sono i confini del continente. Questo Bruxelles deve assolutamente capirlo (e farsene carico). L'Europa non può essere unita se si parla di Spread ed economia, ed essere divisa se si parla di esseri umani. La Troika non può interessarsi a noi solo se si parla di conti pubblici, e far finta di non conoscerci di fronte a drammi del genere. Tutto ciò non perché gli immigrati siano un peso o una “patata bollente” da scaricare, ma perché la solidarietà e la fratellanza fra i vari popoli Europei sono tra i motivi fondanti dell'Unione stessa (se un pilastro così importante viene a mancare, è meglio disfare direttamente tutto e lasciare perdere…). L'organizzazione a livello europeo dell'immigrazione consentirebbe di distribuire i flussi in maniera armonica, seguendo le necessità/esigenze dei migranti e le capacità di accoglienza dei vari Paesi (momento per momento, situazione per situazione). In questo modo, tutto funzionerebbe molto meglio.
Detto ciò, è indubbio che il bandolo della matassa sia (in realtà) un altro. La vera domanda da farsi è: perché queste persone migrano? Sopratutto: perché i popoli del Sud migrano, compresi noi? Eh sì, perché quando parliamo di migrazione parliamo anche di noi italiani. E non mi riferisco al passato. Mi riferisco all'oggi. Infatti, come accennavo prima, è sotto gli occhi di tutti che OGGI sia in atto uno spostamento abbastanza importante di italiani (o per meglio dire, di europei del Sud) verso “lidi” migliori. Si spostano i giovani laureati, i cinquantenni rimasti senza lavoro, le piccole e medie imprese… Si sposta, insomma, parecchia gente. La causa delle nostre migrazioni, come di quelle che da noi arrivano, è solo una: il sistema economico capitalista, e la crisi che da esso deriva. Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma il punto focale è questo. Tutta la zona arabo-africana ha migrato, e migra tutt'ora, perché depredata e spolpata delle proprie risorse (petrolio, materie prime, eccetera) da noi occidentali. Ora migriamo anche noi. Perché? Perché siamo andati in “autocombustione”. Il capitalismo occidentale è andato in “autocombustione”. Era scritto nella sua stessa natura che, prima o poi, si sarebbe bruciato da solo. E' l'idea della crescita continua ed incessante (elemento fondante e indispensabile dell'attuale sistema economico) che ha scritto nel proprio Dna la sua stessa fine.
Ora il sole del “progresso” splende su altri “lidi” (tuttavia, brucerà ben presto anche lì… Molto più veloce di quanto non abbia fatto da noi…).
L'unica cosa che ci differenzia dai nostri “fratelli africani” è che noi, per un lungo tempo, abbiamo goduto degli effetti positivi della “crescita” (grazie anche, e sopratutto, allo sfruttamento delle loro risorse). Loro nemmeno quello.
… Vogliamo fermare davvero le migrazioni di massa? Cambiamo il sistema economico globale che regola il Mondo. E' l'unico modo. Non ce ne sono altri. Bisogna creare un'economia basata sull'equilibrio, fermare e controllare tutti i tipi di “crescita” (economica, di popolazione, e altre…), e ridistribuire (per davvero) le ricchezze e le risorse. Insomma, bisogna cambiare tutto.
Certo… E' un discorso lungo e complesso da affrontare (e non è questo il momento più adatto per farlo). Tuttavia, volevo solamente accennarlo in questo articolo, per far riflettere sul fatto che alla base di TUTTE le migrazioni odierne c'è una cosa sola: il sistema economico capitalista. Siamo davvero “tutti sulla stessa barca” (e non è affatto un eufemismo…). Su quel barcone colato a picco a Lampedusa c'era tutto l'Occidente. Sopratutto, c'eravamo noi italiani.
Per questo motivo, dobbiamo sentirci davvero vicini a loro. Non solo perché è buono e giusto farlo, ma perché i loro problemi sono i nostri problemi. Esattamente gli stessi (basta poco, per ritrovarsi nelle stesse condizioni).
Ricordiamoci sempre che lottare per i loro diritti significa, automaticamente, lottare anche per i nostri.
Un abbraccio.
Anima Blu
venerdì 23 agosto 2013
La (mia) verità su Berlusconi...
… E così, alla fine, l'hanno condannato. Ce l'hanno fatta (come ha detto qualcuno…).
Il 2013 sarà ricordato come l'anno degli “eventi storici”: le dimissioni di un Papa (Benedetto XVI), l'elezione di un Pontefice “rivoluzionario” (Francesco), la condanna di Berlusconi (mancano solo il ritorno di Cristo sulla Terra, e la verità sugli Alieni… E abbiamo fatto l'en plein!?)…
Al di là delle facili battute… La condanna di Berlusconi è stata davvero un “evento storico”!? E' tutta l'estate che non si parla d'altro. Quel “finalmente ce l'hanno fatta” non è un commento malignosetto verso i Giudici che l'hanno condannato (a differenza di ciò che hanno fatto/detto altri). No… E' una pura e semplice constatazione della Realtà. C'è da prendere atto, infatti, che solamente da “parlamentare semplice” Berlusconi può essere condannato. Quanto è accaduto, è la prova più lampante (semmai ce ne fosse stato bisogno) che l'ex Premier, in passato, ha utilizzato il suo ruolo istituzionale per difendersi DAI processi. Leggi ad personam, depenalizzazioni mirate, lodi vari, legittimi impedimenti, eccetera, hanno sempre consentito al Caimano di sciogliere i processi fino al punto tale di non doverne più rispondere. Solo ora, che non è più Presidente del Consiglio, può essere “liberamente” condannato (come un qualunque cittadino).
… Per carità: si può sempre far parte di quella schiera di poveri scemi che credono alla favola del “povero Silvio perseguitato dai giudici comunisti”. Personalmente, però, credo in un'altra Verità (a mio avviso, abbastanza palese).
Silvio Berlusconi è un uomo che ha SEMPRE inteso lo Stato come uno strumento da utilizzare a proprio “uso e consumo”. Governare, per lui, significa solamente due cose: 1) avere il mezzo più potente sul “mercato” per riuscire a favorire i propri interessi PRIVATI 2) avere il potere di scavalcare qualunque Legge. Punto. Fine. Qualunque altra idea sul suo conto, è sbagliata.
Se le premesse sono queste, non c'è da stupirsi di niente. Io, ad esempio, non mi stupisco affatto che sia implicato in una varietà infinita di reati. Quelli che dicono che tutti questi processi a suo carico sono la prova più tangibile di una (presunta) persecuzione, non sanno quello che dicono (o forse lo dicono, proprio perché lo sanno).
… Insomma: quand'è che vorremo renderci finalmente conto che un sacco di “colletti bianchi”, nel nostro Paese, sono soggetti tendenti a delinquere? Perché non riusciamo a vedere che i cosiddetti “soggetti borderline” sono anche, e sopratutto, nei “piani alti” della Società?
Vi faccio un esempio: io ho un amico, che chiameremo Gino. Gino è un povero disgraziato… E' nato da una prostituta. Ha passato la sua infanzia fra istituti e riformatori vari. Ha otto anni ha compiuto il suo primo furto. Poi, nella Vita, non si è fatto mancare nulla: spaccio di droga, truffe, furti, rapine a mano armata… Insomma, il classico soggetto “borderline” (più “out of line”, che “border”, diciamo…). Gino, di per sé, non è neanche una “cattiva persona”. E' intelligente, simpatico. Riesce a stare in buona compagnia, e a fingere di essere quasi una “persona normale”. Tuttavia, l'impulso a delinquere rimane (e rimarrà) sempre in lui. Non riesce a stare, oltre un certo limite di tempo, senza compiere qualche atto illecito (oserei quasi dire che è una tendenza “indipendente” dalla sua reale e conscia volontà).
Ecco: Gino è fatto così. Tutti lo sanno. Nessuno di quelli che lo conosce, si sognerebbe mai di dire che i giudici lo perseguitano perché ha tutti quei processi a suo carico. Altrettanto bene, nessuno mai proporrebbe Gino come futuro Presidente del Consiglio. Perché, però, la stessa regola non vale se il soggetto si chiama Berlusconi (o Dell'Utri, o Previti, o qualsivoglia altro nome di rilievo)? Perché non riusciamo a concepire il fatto che i soggetti continuamente tendenti a delinquere, non sono per forza di cosa solo i “poveracci”?
Certo: la tipologia di reati si “adatta” alla classe economica del soggetto. Berlusconi non andrebbe mai a compiere una rapina a mano armata, o a truffare i Gratta e Vinci (anche se non ci metterei la mano sul fuoco…). Allo stesso modo, il mio amico Gino, se avesse tutti i soldi che ha Silvio, punterebbe certamente molto più in alto. Il princìpio, però, è lo stesso. Non cambia.
Per questo, quando sento parlare di “agibilità politica” per Berlusconi, m'incazzo come una iena. Quale agibilità politica bisognerebbe dare al delinquente Berlusconi? A Gino nessuno ha mai dato nessuna “agibilità” (giustamente). Entra ed esce continuamente dal carcere. Il problema dell'ex Premier è forse quello di doversi fare nove mesi ai domiciliari, in una super-mega villona? Dategliela a Gino, questa opzione (… vedrete come vi ringrazierà…)!!
Tutta la discussione su Berlusconi (o meglio, la presenza stessa di Berlusconi nel panorama politico) è degna di una Repubblica delle banane, quale noi siamo. Nello scorso articolo, intitolato proprio “La Repubblica delle banane” (che potete rileggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2013/07/la-repubblica-delle-banane.html), elencavo una serie di motivi per cui dovremmo vergognarci del nostro Paese. La sola presenza dell'ex Premier è uno di quei motivi (avrei potuto inserirla benissimo…). Da noi accadono certi fatti, che in altri Stati sarebbero assolutamente incomprensibili ed inammissibili. Del resto, in un altro Paese Berlusconi non sarebbe mai potuto diventare quello che è in Italia. Figuriamoci quindi come può apparire, agli occhi di un osservatore straniero, tutta la discussione attorno alle modalità per trovare una “agibilità politica” al povero disgraziato di Arcore (o attorno a discorsi come “magistratura persecutrice”, “toghe rosse”, “giudici da far eleggere dal popolo”, e altre amenità simili…).
L'Italia ha, finalmente, una buona occasione per riuscire a dimostrarsi un Paese normale e civilizzato. Ha l'occasione per ammettere davanti a tutto il Mondo che su Berlusconi “ci siamo sbagliati”!? Non si tratta di eliminare, o sconfiggere, l'ex Premier per via giudiziaria (ciò che politicamente, ahimè, non è mai riuscito alla Sinistra). Si tratta solo di dimostrare che in Italia, come in un qualunque altro Paese civile, la politica (l'amministrazione, cioè, del Bene Pubblico) può essere fatta esclusivamente da persone perbene. Persone con la fedina penale immacolata, e con zero interessi “privati” nel pubblico.
… E' tanto difficile da comprendere?
A quanto pare sì. Anche questa occasione, infatti (come tutte le precedenti), sta per essere sprecata (anzi, la è già). C'è infatti una serrata discussione, proveniente da più parti, su quale sia la soluzione migliore per tirar fuori Berlusconi dai guai. Non mi stupirei affatto se, alla fine, Re Giorgio I concedesse la “grazia” all'ex Premier (Napolitano farebbe qualunque cosa, pur di non far cadere le sue “mostruose” costruzioni governative…). Alla fine, comunque, credo che Berlusconi non la chiederà (anche perché significherebbe “ammettere” di aver compiuto reati). Tuttavia, nella malaugurata ipotesi dovesse accadere il contrario, mi auguro che gli italiani scendano in piazza come in Egitto (senza violenze, naturalmente). Si tratterebbe, infatti, di una palese violazione della Costituzione: la “grazia” può essere concessa solo per specifici “motivi umanitari”… E, nel caso di Berlusconi, non ci sono davvero i presupposti per darla (o vogliamo farci ridere dietro dal Mondo intero, più di quanto il Monto già non rida di noi?)…
In conclusione: mi auguro davvero che l'Italia riesca, prima o poi, a liberarsi di una triste figura come è quella di Berlusconi (il quale, pur non essendo più Premier, continuerà sempre a condizionare pesantemente la vita pubblica del nostro Paese). Sopratutto, mi piacerebbe che l'Italia riuscisse a liberarsi di tutto ciò che Berlusconi ha rappresentato: il cosiddetto “berlusconismo”, il sottobosco politico d'illegalità, la mentalità “pseudo-mafiosa”, eccetera. Tuttavia, temo che ciò non accadrà mai. Infatti, come ho scritto alla fine dell'articolo “La Sinistra è morta. Anzi no… E' più viva che mai” (che potete rileggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2013/03/la-sinistra-e-morta-anzi-no-e-piu-viva.html), c'è una parte d'Italia che è marcia… E, in quanto marcia, continua (e continuerà) a votare per chi la rappresenta al meglio.
Un caro saluto a tutti.
Anima Blu
lunedì 29 luglio 2013
La Repubblica delle banane...
L'Italia è, ahimè, un Paese di cui bisogna spesso vergognarsi. Nei giorni scorsi, ci sono state un paio di “cosucce” (roba da niente, eh…) che ci hanno ricordato in che razza di Stato viviamo.
Cosa è successo? Nulla di che… Abbiamo “solamente” rispedito due rifugiate politiche al Regime che le ricercava (il “caso” Shalabayeva), e abbiamo “solamente” avuto un Vicepresidente del Senato che ha chiamato “scimmia” il nostro Ministro di colore (il “caso” Kyenge). Roba da niente. Infatti, nessuno ha pagato, nessuno ha protestato, nessuno si è dimesso. Tutto è rimasto esattamente come prima (come sempre, del resto).
La cosiddetta “vicenda kazaka” è stata penosa e, allo stesso tempo, strabiliante. Ancora più imbarazzante della vicenda stessa, però, sono state le modalità con cui è stata spiegata. Al di là del fatto che è più che palese che non sono state “rispettate le regole” (regole talmente universalmente riconosciute da minare nelle fondamenta la credibilità di uno Stato… Non applicare certi princìpi, in taluni casi, può provocare addirittura guerre mondiali), è davvero ridicola la spiegazione secondo la quale nessun Ministro fosse a conoscenza di quanto stava accadendo. Si vuol far credere al popolo “capra” che alcuni “semplici” (seppur autorevoli) funzionari di Stato avrebbero obbedito ad un altro Stato, senza informare i propri diretti superiori (cioè, i Ministri e il Governo). Si vuol far credere cioè che, di fronte ad un'operazione così delicata, e ad un'interferenza così massiccia ed organizzata da parte del Kazakistan, i nostri funzionari avrebbero fatto tutto da soli, assumendosi ogni responsabilità (in Italia non ci si assume la responsabilità nemmeno di fronte ad una scoreggia di mosca… Figuriamoci di fronte ad una faccenda del genere!?).
Non prendiamoci in giro. E' più che evidente che Alfano (oltre, probabilmente, ad altri…) fosse a conoscenza dell'operazione… Altrettanto bene, si sapeva chi fosse Alma Shalabayeva e perché i Kazaki la volessero indietro con tanta solerzia (del resto, lo si desume anche dal fatto che nessun immigrato irregolare, con i tempi che ha la nostra burocrazia, viene identificato ed espulso in tre giorni).
La spiegazione che molti si danno è che, dietro questo “strappo alle regole” (chiamiamolo così), ci sarebbero gli interessi economici (in primis, le risorse energetiche) che l'Italia ha con il Kazakistan. Qualcun altro, invece, ha ricordato che il Dittatore kazako è un intimo amico di Silvio Berlusconi. Io, personalmente, propendo per questa seconda opzione. Credo, cioè, che Alfano abbia fatto un favore a Silvio, che a sua volta ha fatto un “favore” all'amico “impresentabile” di turno (in questo caso, il dittatore Kazako). Alcuni giornalisti (pochi, per la verità), all'indomani della composizione del Governo Letta, fecero notare che affidare ad Alfano un Ministero così importante come è quello degli Interni (Ministero che ha accesso praticamente a tutto: inchieste giudiziarie, servizi segreti, eccetera…), fosse un gran bel regalo a Berlusconi. Dopo solo un paio di mesi, il “regalo” ha forse incominciato a dare i suoi primi frutti? Se davvero fosse così, Alfano, più che pensare di dimettersi, si sarà aspettato di ricevere un premio.
In
qualunque Paese civile e democratico, di fronte ad un fatto del
genere, non si sarebbe dimesso il Ministro dell'Interno: si sarebbe
dimesso l'intero Esecutivo!? Sappiamo bene, però, che l'Italia non è
un Paese civile, e tantomeno democratico: da noi i Ministri non si
dimettono nemmeno se li beccano col coltello insanguinato, dopo aver
ammazzato la moglie (figuriamoci per una “robetta” del genere).
Del resto, sappiamo altrettanto bene che la democrazia nel nostro
Paese è morta, anche da quando Giorgio Napolitano si è
autoproclamato Re d'Italia (senza, peraltro, che nessuno abbia
obbiettato nulla). A mio avviso, il Presidente è ormai palesemente
sconfinato dai confini e dai ruoli che la Costituzione gli affida. Fa
e dirige la politica nazionale, impartisce ordini di comportamento…
Minaccia addirittura “ritorsioni”!? Con la “scusa” della
crisi economica, ci ha prima appioppato un Governo tecnico (Monti),
poi uno di conciliazione nazionale… Ora, addirittura, ha già
preannunciato che, nel caso fallisse anche questo esecutivo, ne ha
già pronto un altro. A quando la proclamazione ufficiale che in
Italia è ritornata la dittatura (in senso figurato, s'intende…)?
La
cosa “simpatica” è che il Governo Letta, che si è presentato
come un esecutivo giovane e moderno (tanto evoluto da “tagliare la
testa” alla Ministra Idem, “solo” per non aver pagato l'Ici su
una palestra), ha coperto nel peggiore dei modi una pagina
vergognosissima del nostro Paese. Su “ordine” di Napolitano, e
con la complicità di quasi tutto l'establishment nazionale, si è
cancellata (o, perlomeno, si è tentato di cancellare) l'ennesima
porcheria “all'italiana”. Intanto, negli stessi giorni, Letta
diceva agli investitori stranieri che l'Italia è un Paese sicuro ed
affidabile. Forse non ha capito che il Mondo intero ci ha riso
dietro… Un vero Esecutivo “moderno ed evoluto” avrebbe cacciato
Alfano a calci nel culo. Altro che “sicuro ed affidabile”.
Abbiamo fatto la solita figura degli zimbelli (mafiosi ed
inciucioni).
… Siamo davvero la Repubblica delle banane. I veri oranghi e scimmie siamo noi italiani, che continuiamo cibarci di queste banane marce. La grande difficoltà che, ad esempio, l'Italia sta dimostrando nell'accettare un Ministro di colore è sintomatica del livello di cultura presente nel nostro Paese (Calderoli e quelli come lui rappresentano solamente il termometro di buona parte della Penisola. La Lega batte così tanto sul Ministro Kyenge, perché sa di ritrovare molto riscontro fra i suoi elettori… E non solo…).
Sì, per carità… Per certi versi, preferisco essere italiano, piuttosto che essere inglese (solo per fare un esempio). Da noi, almeno, non ci sono più i Re e le Regine, e non stiamo in fissa se deve nascere il figlio del Principe (questo cavolo di “Royal Baby” mi stava sulle palle già prima di nascere… Manco fosse Gesù Bambino).
E' indubbio, però, che il nostro Paese ci dà spesso motivi per vergognarci. Nel grande, come nel piccolo.
Io,
ad esempio, nei giorni scorsi, per la prima volta da quando vivo in
Salento (cinque anni), mi sono vergognato di questa terra. Perché,
direte voi? Per una faccenda di calcio. La squadra del Lecce,
infatti, relegata in serie C, ha acquistato Miccoli.
Miccoli, per chi non lo sapesse, è quel calciatore che ha definito “fango” il giudice Falcone (frase da lui stesso mai smentita). Si dà anche il caso che Miccoli sia salentino: molti, quindi, hanno gioito per il suo “ritorno in Patria”. Il colmo dei colmi è che la presentazione del calciatore si è svolta proprio nel giorno in cui ricorreva l'anniversario della strage di Via d'Amelio (si sa che parlare di Borsellino o di Falcone, per l'amicizia e la sorte che li legava, è come parlare della stessa persona). Posso dire che l'ho trovato veramente di pessimo gusto? Posto che, se quelle frasi sono vere, Miccoli dovrebbe essere radiato dal calcio, e rifiutato dalla Società come un appestato, ho trovato veramente fuori luogo quanto è accaduto. Mi domando: era il caso che il Lecce acquistasse Miccoli, proprio ora? E se sì, doveva essere necessariamente “festeggiato” come un eroe nazionale che torna a casa? I media locali hanno dato grande risalto alla notizia, con tanto di dirette streaming dell'evento… Io, invece, mi sono profondamente vergognato (in primis per questa Terra, così bella e così evoluta culturalmente).
La vergogna, come vedete, può colpire tutto e tutti. Molti si stupiscono (ed io con loro) del perché gli italiani, di fronte a certe amenità, non scendano in piazza a protestare. La verità è che, tranne poche eccezioni, siamo un popolo di rassegnati. Lo siamo sempre stati. Non riusciamo a renderci conto di quanto gravi e fuori dal Mondo siano certi fatti che accadono nel nostro Belpaese.
Tuttavia, non voglio essere un disfattista. Nutro sempre la Speranza che le cose possano cambiare in meglio. Sogno il giorno in cui potremo dire di vivere in un Paese “normale” e “civile”, all'interno di un Mondo anch'esso un po' più “umano” (perché i problemi non li ha mica solo l'Italia… Anzi…). Sogno il giorno in cui certe frasi, e certi fatti, saranno solamente dei lontani ricordi (della serie: vi ricordate quando in Italia si dava delle scimmie ai neri? Oppure: vi ricordate di Ruby, la nipote di Mubarak? Ecco, così…).
Mi auguro davvero con tutto il cuore che questo nostro Paese, così bello e così grande, possa un giorno diventare faro di Civiltà e Cultura per tutto il resto del Mondo.
(… Accadrà mai?)
Anima Blu
martedì 14 maggio 2013
Una Sinistra nuova, per un Mondo nuovo (distante anni luce da Letta e il suo Governo)...
E così, dopo il Governo tecnico, ci è toccato il Governissimo. Lo sapevo. Me lo sentivo che sarebbe finita così. Nel mio ultimo articolo “politico” (che potete rileggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2013/03/la-sinistra-e-morta-anzi-no-e-piu-viva.html) preannunciavo che il nostro “amato” Presidente Napolitano, del quale (ahimè) non siamo riusciti a “liberarci” nemmeno questa volta, ci avrebbe appioppato un altro bel Governo tecnico o un “Esecutivo delle larghe intese” (sempre con “viva e vibrante soddisfazsione”, s'intende…). La colpa, però, non è del povero inquilino del Quirinale (lui si sa, è fatto così… Vuole, a tutti i costi, unire Paradiso ed Inferno!). La colpa di quanto è accaduto è tutta, o quasi, del Partito Democratico.
Il Pd, dopo sei anni di mal di pancia colerici e fallimenti di ogni sorta (sei anni dalla sua fondazione), è FINALMENTE imploso. Tutte le magagne sono venute a galla. Lo spettacolo che la Sinistra (sì, vabbè… Definire il Pd Sinistra è un po' una bestemmia) ha offerto negli ultimi mesi è stato uno dei più indecorosi di sempre. Ha cominciato fallendo miseramente il risultato alle ultime elezioni (sono riusciti a perdere quasi dieci punti di vantaggio, arrivando alla fine con un sostanziale pareggio… Un record del Mondo!?). Dopo le elezioni, poi, è iniziato il lento ed inesorabile declino (quello finale). Sono partiti dicendo che avrebbero guardato solo alla loro Sinistra, cioè a Grillo (… ma non avevano passato tutta la campagna elettorale dicendo che Grillo era uno sporco fascista?). Il piccolo problema, però, è che sono andati dal M5S a chiedergli una fiducia “in bianco”, su otto punti spuntati magicamente dal nulla. Voglio dire: Grillo erano mesi che diceva “tutti a casa”, e sopratutto “mai la fiducia ai Partiti”. Va bene che il Pd ha qualche difficoltà a comprendere il reale significato della parola “coerenza” (specie negli ultimi tempi), ma avrebbero potuto pure arrivarci da soli a comprendere che il M5S non gli avrebbe mai concesso una cosa simile (poi, per carità, posso essere d'accordo con voi sul fatto che il Movimento 5 Stelle avrebbe fatto meglio a dargliela quella fiducia, onde evitare di arrivare in situazioni come quella attuale. Tra l'altro, a leggere i commenti sul blog di Beppe, erano in tanti a pensarla come me… Anche perché una fiducia, così come la si dà, così la si toglie anche). Il Pd, comunque, aveva ancora anche altre carte importanti da giocarsi: poteva proporre al M5S di fare un Governo assieme, o ancora meglio poteva proporre un esecutivo guidato da personalità importanti (Gino Strada, Roberto Saviano, Milena Gabanelli, Carlo Petrini… Solo per fare alcuni nomi). Invece nulla. Nulla di nulla. Sono arrivati, nello stallo più totale, fino all'elezione del Presidente della Repubblica. E qui c'è stata la Caporetto del Partito Democratico. E' successo veramente l'incredibile: di tutto e di più. Dopo aver passato due mesi a dire che non avrebbero MAI fatto alleanze di ALCUN TIPO con il Pdl, sono andati da Berlusconi (di notte… Stranamente quella notte il Cavaliere non era impegnato in altre “attività istituzionali”) a chiedergli di scegliere un suo candidato ideale per il Quirinale. Il Caimano, o giaguaro che dir si voglia (macchiato più che mai), ha scelto gongolante il suo uomo preferito. Il Pd, a quel punto, senza batter ciglio, ha accettato la proposta del Cavaliere, e ha chiesto ai suoi di votarla convintamente. La cosa più incredibile, però, è che, nel frattempo, c'era sul tavolo un nome come quello di Stefano Rodotà (un nome, diciamoci la Verità, molto più vicino allo stile del Pd che non a quello del M5S). Insomma, il Pd, dopo aver passato due mesi a supplicare Grillo di appoggiarlo, a dire “mai al Governo con Berlusconi”, con un candidato pienamente in corsa come Rodotà, ha scelto invece Franco Marini come “uomo dell'accordo” fra Pd e Pdl. Pazzesco, allucinante!? Marini non è passato (i giovani parlamentari, quelli eletti con le Primarie, hanno capito che all'indecenza c'era un limite…), e il Pd è andato nel panico più totale. Bersani, una guida ormai vacillante e completamente disconosciuta dai suoi, è saltato improvvisamente di palo in frasca, ed è passato (nel giro di 24 ore) da una figura come quella di Marini a una come Romano Prodi. Ma come? Prima vai da Berlusconi a chiedergli di farti un nome da lui gradito, poi siccome quel nome non passa (per colpa tua) allora metti in campo il più acerrimo nemico dello stesso Berlusconi?! … Follia allo stato puro!? Nel frattempo, è bene ricordarlo, c'era sul tavolo sempre la candidatura di Rodotà. Niente da fare. Il Pd non ne ha proprio voluto sapere di votarlo (forse perché proposto da Grillo. Il Pd ha una sua dignità… Non si piega ai diktat del comico di Genova!? Lui si piega solo a quelli del comico di Arcore…). Così hanno impallinato anche il povero Prodi, e siamo arrivati al triste epilogo che tutti conosciamo.
Con la rielezione di Napolitano era ovvio che l'unico sbocco possibile fosse un bel “Governo dell'inciucio”. Così è stato. Il Pd, per l'ennesima volta, si è rimangiato tutto, e dopo mesi passati a dire “mai con il Berluska”, ora si ritrova Angelino Alfano (uomo di fiducia del Boss) come vicepremier. Fantastico...
La prima cosa che ho pensato, dopo aver visto tutto il macello che avevano combinato quelli del Pd, è stata: devono andare a casa tutti! Tutta la dirigenza del Partito Democratico dovrebbe sparire dalla faccia della politica!? Non dovrebbero farsi MAI PIU' vedere. Sono stati un branco d'idioti incapaci. Hanno ridicolizzato e umiliato, più di quanto già non fosse, la povera e malandata Sinistra italiana. Il Pd è nato male, e morto peggio. Oltre ad avere al suo interno troppe Anime diverse, non amalgamate (senza, cioè, un reale programma e obiettivo comune), ha avuto una Dirigenza completamente confusa e fuori rotta. Bersani si è dimesso (atto dovutissimo), la Bindi pure. Gli altri, invece, sono stati promossi: Letta premier, Franceschini ministro, eccetera… In Italia funziona così (e, a quanto pare, pure nel Pd): più lavori male, e più vieni premiato (e poi si riempiono la bocca della parola “meritocrazia”…).
Ora il Partito è alla “resa dei conti”. La cosa migliore sarebbe quella che si separasse ciò che è stato unito malamente. Il fulcro di tutti i problemi del Pd (e della Sinistra degli ultimi trent'anni), a mio avviso, è l'economia. La risposta ai problemi, e ai quesiti economici, è sempre stato ciò che più di tutto ha diviso la parte riformista di questo Paese. Il “liberismo strisciante” che si è infilato anche a Sinistra, è il vero problema. Oggi più che mai, con la crisi economica che dilaga, e il sistema capitalistico completamente in panne, occorre avere ben chiaro come ci si pone e cosa s'intende fare (non esiste una sola strada e una sola soluzione, come invece vogliono farci credere). La parte “liberista” del Pd vada ad unirsi alla schiera di plotoni che gridano “avanti tutta”. La parte di “Sinistra vera”, invece, torni ad abbracciare tutte quelle forze che ora sono fuori dal Parlamento (Ingroia e ciò che lui raccoglieva, per intenderci), e sopratutto cerchi un punto d'accordo e un Programma comune con il Movimento 5 Stelle (l'unica forza politica che, al momento, seppure un po' goffamente, propone “vie alternative” all'ideologia imperante della “crescita a tutti i costi”).
Al di là di questo, comunque, è essenziale cambiare la dirigenza del Pd (non mi stancherò mai di ripeterlo…). Ci sono tante facce nuove ed interessanti nel Partito (facce vincenti), che meritano di prendere la guida di questo povero “malato terminale”. Mi vengono in mente nomi come Marino, Civati, Puppato, Serracchiani. Tutte persone con idee anche molto diverse fra di loro, ma giovani e con l'orecchio ben vicino alla cosiddetta “base” (base che è incazzatissima per ciò che il Pd ha combinato in questi mesi, come ovvio). Sono passati per le Primarie, e sanno altrettanto bene quali problemi attanaglino le persone (ciò che invece i “vecchi colonnelli”, da troppo tempo rinchiusi nei “sacri Palazzi”, non ricordano più). E' a queste figure che andrebbe affidata la guida del Pd (e non ai nomi che circolano insistentemente in queste settimane).
Personalmente, non nutro simpatie né per Renzi, né per Barca. Renzi rappresenta proprio l'emblema di quella parte del PD che è devota al “liberismo”: ben venga un suo impegno in politica, ma lontano dalla Sinistra. Barca, che invece vorrebbe/dovrebbe rappresentare l'ala più “rossa” del Partito (in teoria, in contrasto proprio con Renzi), è a dir poco ridicolo: è stato per un anno e mezzo Ministro in un Governo, quello Monti, che ha distrutto tutti i “baluardi” della Sinistra (pensioni, articolo 18, eccetera), e ora se ne viene a fare il “comunista”… Per piacere, su: un po' di coerenza!?
La conclusione di tutti questi ragionamenti, ahimè, è che il Pd si è alleato con Berlusconi. Sono andati avanti mesi a menarcela che ciò non sarebbe mai accaduto, e invece è accaduto. Enrico Letta, da sempre uomo simbolo delle tendenze inciuciarie del Pd, ha finalmente raggiunto il suo obiettivo (nonostante, a parole, dicesse altro). E' stato scaltro e molto furbo… Ha saltato a piè pari qualunque passaggio democratico, ed è arrivato in un luogo di grande prestigio. Se la sua esperienza di Governo non dovesse andare proprio malaccio, potrebbe essere addirittura lui il nuovo leader di quella parte del Pd liberista e “inciucista” (se fossi in Matteo Renzi incomincerei seriamente a preoccuparmi…).
Insomma, ormai l'avrete capito: questo Governo non mi piace neanche un po' (tranne qualche bella novità, tipo il Ministro Cécile Kyenge)! Non combinerà nulla di buono, e non farà nulla di quelle cose che davvero servono al Paese (anti-corruzione, lotta all'evasione, conflitto d'interessi, ecc.). Non le farà, perché altrimenti cadrebbe subito (anche se, a mio avviso, non durerà comunque molto). Berlusconi, che è l'unico che gongola e sorride sempre, tiene ben stretto “per le palle” l'intero esecutivo, e detta lui tutte le regole e le condizioni del gioco. La prima mossa sgradita di Letta, e si va tutti a casa. Letta questo lo sa bene, e infatti dà per certe tutte le Leggi che piacciono al Pdl, e tutte in forse le Leggi che piacciono al Pd.
Il Pdl, tra l'altro, non avrebbe troppi problemi a “staccare la spina” al Governo: tutti i sondaggi lo danno in vantaggio (tanto più dopo le pesanti figuracce del Pd). Secondo me, bisognava tenere in campo il Governo che c'era, cambiare la Legge elettorale (a maggioranza parlamentare), e tornare subito al voto (tra l'altro, nessuno dice che ci ritroviamo in questa “merda” perché il Parlamento precedente non è riuscito a mettersi d'accordo per cambiare questo benedetto Porcellum. L'alternativa a questo Governo sarebbe stata il ritorno alle urne, il quale ci sarebbe costato nuovamente qualche milione di euro. Insomma, le facce di culo che ora stanno in Parlamento sono le stesse che si sono rifiutate di sistemare le cose quando avrebbero potuto. Hanno portato il Paese allo stallo, e ora sono tutte di nuovo al Governo… Addirittura insieme!?).
L'unica cosa certa è che questo “abbraccio mortale” con Berlusconi uccide sempre di più la Sinistra: la soffoca, come un boa che si stringe lentamente intorno al collo. Se il Pd non si dà una svegliata immediatamente, rischia seriamente di riconsegnare il Paese in mano ai soliti pagliacci. E' un vicolo cieco: un infernale gioco dell'oca, da cui si riparte sempre dal via, e da cui l'Italia rischia davvero di non riuscire ad uscirne più. Si dividesse chi si deve dividere. Chi rimane, invece, cominci a stilare un'immagine di Mondo nuovo e possibile. Lo ripeto: tutto il futuro si gioca sull'economia, e su quale tipo di Società si vuole immaginare. Da una parte c'è chi pensa che tutto deve continuare esattamente com'è stato fino ad ora (crescita, profitto al centro di tutto, Capitalismo sempre più concorrenziale, eccetera), mentre dall'altra c'è chi ha l'ardire d'immaginare una Società diversa. Nel primo gruppo ci sono, chi più chi meno, la maggior parte dei soggetti (partiti, aziende, lobby varie, ecc.). Nell'altro, invece, ci sono i Movimenti partiti dal basso (il più grande e rappresentativo è il 5 Stelle), gli Artisti, i filosofi… Tutte quelle figure, insomma, che non si accontentano di bersi le “favole” così per come gli vengono raccontate. La Sinistra, a mio avviso, quella “vera”, dovrebbe stare proprio in questo secondo gruppo. La Sinistra dovrebbe essere quella parte del Paese in grado d'immaginare e disegnare orizzonti nuovi e prospettive diverse. Deve smetterla di avere paura di essere troppo “estremista” e “radicale” (sono i Tempi che viviamo che ci portano, automaticamente, a radicalizzare le nostre posizioni), e deve avere il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie idee. Solo così può sperare di vincere e governare questo nostro Paese (fatta salva la libertà che i cittadini hanno dentro le urne)…
C'è bisogno, insomma, di una Sinistra nuova, per un Mondo nuovo. E tutto questo, mi spiace dirlo, è quanto di più distante ci possa essere da Enrico Letta e il suo Governo…
Un caro saluto a tutti.
Anima Blu
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