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giovedì 1 aprile 2021

Buon Pesce d'Aprile...

Ho una bellissima notizia da darvi 🙂 ...

Sono stato contattato da un'importante Società di biotecnologie americana (la Big Fish S.p.A)... Mi hanno scelto, fra ben 1000 "candidati" (in tutto il Mondo), per partecipare ad una nuova terapia sperimentale: la FOTO - Crio - GENICA... Di cosa si tratta? Una terapia molecolare - fotosintetica in grado di far crescere le ossa lunghe del corpo. Cosa significa, tutto ciò? Significa che, se tutto va come deve andare, presto avrò anch'io due braccia e due gambe tutte mie 😍  . 

... Che dire? Sono felicissimo, ed emozionatissimo, di "donare il mio Corpo alla Scienza" (altro che vaccini...)!

Seguitemi in questa nuova "avventura" 😉 ...

(Ah... Ad Agosto, Covid permettendo, partirò per Chicago dove mi verranno effettuate le prime "infusioni cellulari"🤑 ...)

lunedì 22 marzo 2021

L'inclusione delle cosiddette persone "diversamente abili"...

Possiamo scrivere migliaia di trattati, organizzare centinaia di convegni, trasmettere decine e decine di ore di trasmissioni tv, sull'inclusione delle cosiddette "persone diversamente abili"...

Per me, tutto, si riassume in un semplice gesto: la mia donna, ieri sera (come diverse altre volte), mi ha chiesto di lavarle la schiena (nella vasca)... Io, senza mani, l'ho fatto (e ci sono riuscito).

Ecco... L'inclusione, a mio avviso, passa da questi due semplici gesti: il suo chiedermi di lavarla, "fidandosi" ed "affidandosi", ed il mio accettare di farlo "mettendomi in gioco" (con spontaneità e naturalezza, da parte di entrambi).

... Il resto, tutto il resto, per me, sono solo chiacchiere...

sabato 6 febbraio 2021

La "Giornata dei Calzini Spaiati"...

Fate la "Giornata dei calzini spaiati" per celebrare la "diversità"...

... E chi non ha le gambe come me, cosa fa? Si attacca al ca**o? 

Razzisti...

mercoledì 8 luglio 2020

I "trattamenti speciali" di Trenitalia...

Trenitalia continua i suoi "trattamenti speciali" nei confronti dei passeggeri "diversamente abili"...

Intercity 669 delle 14.05 da Milano Centrale, a Voghera (oggi, 8 luglio 2020)... Treno perfettamente attrezzato, prenotato da giorni. Arrivo al binario: manca la vettura predisposta per accogliere le carrozzine. Qualcuno/a, evidentemente, al momento della composizione dei convogli, si è "dimenticato/a" di montare quello giusto. Risultato? Due ore di ritardo, 5 euro di indennizzo (cinque) ed una busta di taralli e cioccolato.

... Che dire... È bello constatare come, nonostante cataclismi e pandemie mondiali, le Ferrovie italiane continuino a mantenere le care, vecchie abitudini. Ti trasmette un piacevole senso di "normalità"...

venerdì 6 marzo 2020

Un paio di aspetti positivi del Capitalismo...

Sono, e resterò sempre, contrario al Capitalismo. Tuttavia, quando esso ha degli aspetti positivi vanno riconosciuti...

Con poco meno di 100 euro, ho iniziato a comandare un sacco di cose solamente con la voce: tv (normale, non "smart"), stereo, lampade/lampadine, e vari altri apparecchi.

Ecco... Non dico che mi è cambiata la vita. Tuttavia, vi posso assicurare che - per uno come me (senza braccia e senza gambe) - avere questo tipo di autonomia non è affatto banale o insignificante.

Riflettevo quindi che, anche in un differente sistema economico/sociale (la cui nascita è auspicabile... Il Capitalismo, lo dimostra ancora di più questa crisi sanitaria, è assolutamente fallimentare), certi "meccanismi virtuosi e vantaggiosi" andrebbero mantenuti...

mercoledì 26 febbraio 2020

Intelligenze artificiali...

"Alexa, metti "Ti vorrei sollevare" di Elisa"

"Ho aggiunto "Lavare i piedi" alla lista delle cose da fare"

Niente... Pure le intelligenze artificiali mi pijano per il c**o...

mercoledì 12 febbraio 2020

"Questo signore non ha le zampe..."

Io, al bancone del bar...

Bambino:

"Mamma, mamma... Questo signore non ha le zampe..."

La mamma:

"Non fa niente..."

domenica 29 settembre 2019

La mia passione per gli anelli...

Dunque: sono totalmente privo di braccia e di gambe (ho solamente un dito, infilato non vi posso dire dove), e ho appena speso cento euro in anelli...

Tranquilli/e, tutto a posto: domani vado a prenotare la visita in psichiatria...

venerdì 21 novembre 2014

La sicurezza dei "diversamente abili" (e dei loro accompagnatori) nelle stazioni italiane...


Oggi vi voglio raccontare dell'ultima, ennesima, disavventura capitatami con Rfi - Rete Ferroviaria Italiana. Il motivo per cui ve la racconto non sta tanto nel denunciare il singolo episodio che mi è accaduto (su queste cose, ormai, ci ho fatto il “callo”...), ma bensì per portare all'attenzione di tutti un'ingiustizia e una possibile “situazione di grave pericolo”.

Andiamo con ordine... Sabato 8 novembre 2014 sono arrivato nella stazione di Alessandria con il treno Frecciabianca 9824 delle ore 20.43. Faccio una premessa: la stazione di Alessandria, da sempre, è sprovvista di qualsivoglia ascensore o montascale (sono in corso, da non so quanti anni, i lavori per la messa in funzione degli stessi...). Questo significa che ogni qualvolta un treno non arrivi sul primo binario (i treni a lunga percorrenza non ci arrivano praticamente mai...), la persona in carrozzina sia costretta ad attraversare le rotaie. E' l'unica soluzione. Non ce ne sono altre. L'attraversamento dei binari viene effettuato dalla persona in carrozzina, con due operatori della cooperativa dedita all'assistenza (addetti alle pulizie reimpiegati, all'occorrenza, per questo ruolo... Solo nelle città in cui c'è grande affluenza - Roma, Milano, Torino, eccetera -, e in cui fra l'altro non ci sono particolari problemi di barriere architettoniche, c'è personale dedicato esclusivamente all'assistenza disabili) più un responsabile della movimentazione ferroviaria (un “dirigente”, come viene chiamato in gergo...). Fino all'altro giorno, inoltre, ha SEMPRE attraversato con me mia moglie Cinzia.

Altra premessa: ad Alessandria ci sono arrivato e partito innumerevoli volte. Oltre ad aver vissuto nelle vicinanze per svariati anni (in Monferrato), continuo ad andarci con regolarità e frequenza (i miei genitori vivono ancora lì...). Perciò, conosco bene la situazione... Affermo, quindi, con la massima tranquillità e certezza che mia moglie (o, comunque, gli altri miei accompagnatori) hanno SEMPRE attraversato con me sui binari. Tutto questo, come dicevamo, fino all'altro giorno... Infatti, sabato 8, ho improvvisamente scoperto che l'accompagnatore non poteva più attraversare. Sono cambiate le regole, direte voi. No. Infatti, a mia precisa domanda, il responsabile della movimentazione ferroviaria (il “dirigente”...) ha affermato che la regola c'è sempre stata e ha NEGATO CATEGORICAMENTE che io possa aver mai attraversato con mia moglie. “Nessun dirigente può averle dato il permesso di passare sui binari. L'accompagnatore, infatti, non è coperto dall'assicurazione... Nella malaugurata ipotesi capiti qualcosa, io rischio il mio posto di lavoro (e così tutti gli altri miei colleghi...)”... Queste le sue parole. Peccato non fosse assolutamente vero. Ho SEMPRE attraversato con l'accompagnatore, sotto la supervisione ed il consenso di svariati “responsabili” (le stesse operatrici della cooperativa, sul momento, hanno ammesso fosse vero...).

A quel punto, di fronte alla situazione surreale che ci trovavamo di fronte, mia moglie si è rifiutata di fare il sottopassaggio e di lasciarmi da solo (a fare, oltretutto, una cosa molto pericolosa che non avevo mai fatto prima senza di lei. Di notte, per giunta...). Il dirigente, allora, ha detto di esser costretto a chiamare la Polfer – Polizia Ferroviaria. “La chiami pure... Non c'è nessun problema!”, gli abbiamo risposto noi. Così ha fatto... Dopo pochi minuti, sono arrivati tre agenti (se fosse sceso Provenzano, ci sarebbe stata meno gente...). Il maresciallo, una volta compresa la situazione, ha dato immediatamente il consenso all'attraversamento. Tutto a posto, direte voi. Per niente. Infatti, nel mentre avevamo GIA' attraversato una parte di binari, è arrivata un'altra dirigente (un “superiore”...) che urlando ha bloccato mia moglie. Tutto questo mentre ERAVAMO IN MEZZO ALLE ROTAIE. A quel punto, notando che stava per iniziare una discussione fra il maresciallo e la dirigente, ed avvertendo una forte situazione di pericolo, Cinzia è tornata indietro e ha fatto il sottopasso (dopo, naturalmente, avermi visto attraversare...). Questa la narrazione di quanto accaduto. A ciò aggiungo che, una volta giunti in stazione, il maresciallo (senza alcuna sollecitazione da parte mia) ha detto di aver assistito con i suoi occhi ai miei attraversamenti precedenti. Davanti ai due dirigenti Rfi (i quali, di fronte a lui, non hanno ribattuto nulla), ha detto: “L'ho sempre vista attraversare, con la sua accompagnatrice”.

Alla luce dei fatti accaduti, ho alcune domande che rivolgo a chi di competenza.
  1. E' normale quanto è accaduto? E' stato lecito il comportamento della dirigente che ci ha bloccato in mezzo ai binari, infischiandosene del potenziale pericolo e del consenso dato dal maresciallo della Polfer all'attraversamento? E ancora: chi comanda in una Stazione, di fronte a situazioni del genere? Perché il primo dirigente ha chiamato la Polfer per risolvere il problema, se poi la decisione della stessa non ha contato nulla?
  1. Dal momento che l'attraversamento sui binari è talmente pericoloso per l'accompagnatore (tanto da esser bloccati in mezzo agli stessi, nonostante la supervisione di ben tre agenti della Polizia), e dal momento che questa regola c'è sempre stata, cosa vogliamo fare con tutti gli altri dirigenti che ci hanno sempre fatto attraversare? A questo punto, dovrebbero essere licenziati tutti! Infatti, alla luce di quanto accaduto, e secondo quanto prospettato dagli stessi responsabili Rfi, hanno messo in serio pericolo la sicurezza e la tutela di mia moglie... Se non conoscevano la regola, è grave. Se la conoscevano, e non l'hanno fatta rispettare, è ancora più grave. Quindi, cosa vogliamo fare? Potrebbe apparire esagerato chiederne il licenziamento. Tuttavia, non è così. E' lo stesso dirigente Rfi che, sabato, ha prospettato la perdita del lavoro come possibile pena (“se la faccio attraversare, rischio il posto...”).
Queste sono le domande riguardo l'episodio specifico che mi è capitato. Poi, come sempre, ci sono le situazioni generali da cui scaturiscono i “misfatti”. In questo caso, è la “regola” che impedisce all'accompagnatore di attraversare. Domanda: esiste davvero questa norma? Se sì, è così rigida, oppure la dirigente di Alessandria ha esagerato? Permettetemi di dire che se esiste davvero, nelle forme che abbiamo conosciuto l'ultima volta, è semplicemente VERGOGNOSA. La persona in carrozzina non solo viene “umiliata” dalla totale mancanza di ascensori (costretta ad attraversare i binari, con una notevole perdita di tempo e fatica), ma viene anche “vessata” nel non poter avere accanto la propria persona di fiducia. Rete Ferroviaria Italiana (o chi per lei...) non solo non rispetta le Leggi italiane ed europee in merito all'accessibilità, ma crea anche inutili e dannosi disagi ai cittadini in difficoltà. Tutto questo, perché? Semplicemente per non estendere la copertura assicurativa anche agli accompagnatori? Sì, perché di questo si tratta. E' solo una questione di soldi, come sempre. L'aspetto incredibile è che, al momento della prenotazione, Rfi vuole sapere nome e cognome dell'accompagnatore e addirittura il “ruolo” (madre, padre, moglie, eccetera)... Ma come? Gli interessano vita/morte/miracoli di chi mi accompagna (una pratica che ho sempre trovato alquanto stupida), e poi nel momento di maggiore difficoltà e delicatezza lo caccia via?

Sì, perché questo è l'altro aspetto che mi lascia perplesso: la sicurezza del “diversamente abile” nel momento dell'attraversamento dei binari. Partendo dal principio che Alessandria non è l'unica stazione ad avere questo problema (viaggio spesso per lavoro, e ne ho viste parecchie), e che l'accompagnatore non può essere presente, chi si occupa della persona in carrozzina nell'eventualità dovesse accadere qualcosa? Si spera, naturalmente, non succeda mai nulla. Tuttavia, è un'ipotesi da prendere in considerazione. A domanda precisa, mi è stato risposto che la responsabilità è degli operatori incaricati dell'assistenza. Che dire... Immagino che, di fronte a problemi gravi (ribaltamento di una carrozzina, ecc...), si richiederebbe l'intervento di personale medico (non credo, infatti, che gli addetti alle pulizie possano essere minimamente formati per prestare una giusta assistenza “fisica” a TUTTE le forme di disabilità. Ci sono persone che, se toccate in modo errato, possono addirittura subire danni letali). Tuttavia, vivere un momento così terribile senza accanto la propria persona di fiducia, potrebbe essere psicologicamente DEVASTANTE (per un disabile, come per chiunque altro...). Le difficoltà non scomparirebbero nemmeno dinnanzi a problemi “minori” (anzi...). Come affronterebbero, ad esempio, un guasto tecnico della carrozzina elettronica? Sposterebbero la stessa di peso? Alcune sedie pesano un centinaio di chili. Per sollevare la mia, ad esempio, ci vogliono almeno tre uomini... L'altra sera erano due operatrici!? Immaginatevi tutto questo trasportato in mezzo ai binari, di notte. L'ansia, lo spavento, eccetera...

Certo... Non sarebbe facile nemmeno se ci fosse l'accompagnatore. E' indubbio, però, che una persona che ti conosce sa come muoversi. Sa come prenderti, sollevarti... Conosce la carrozzina (certamente più di due operatori che vedi da neanche cinque minuti...). Soprattutto, è fonte di tranquillità e sicurezza per tutti. Perché, allora, privarsene? Per non estendere una copertura assicurativa, o non far spostare l'arrivo di un treno sul primo binario (ove questo fosse possibile)? Forse Rfi non si rende nemmeno conto dei possibili guai in cui si caccia da sola.

Questi sono i dubbi che rivolgo all'opinione pubblica, e a chi di competenza. Mi aspetto delle risposte in merito.

Concludo dicendo che qualche avvocato (o associazione di consumatori) dovrebbe forse andare anche a controllare i contratti fra Rfi e le cooperative in appalto. Non vorrei mai che, nella malaugurata ipotesi capitasse qualcosa, cominciassero a scaricarsi le responsabilità (“sì, ma il comma dell'articolo … , del paragrafo … , prevede che....”). Si sa come funzionano le cose in Italia. Finché non succede nulla, si va tutti d'accordo nel fare cose che non si dovrebbero nemmeno pensare. Poi, appena succede qualcosa, non è mai colpa di nessuno...    

Anima Blu

martedì 19 febbraio 2013

La lezione di Oscar... (2)

La notizia dell'arresto di Oscar Pistorius è stata davvero un triste “evento” per tutto il Mondo della cosiddetta “diversa abilità”.

Oscar, come ovvio, era un “esempio” di Forza, Determinazione, Coraggio, eccetera. Era l'esempio di come andrebbe affrontata e vissuta una “condizione di svantaggio”. A me, personalmente, non stupiva tanto per questo aspetto (chi vive la disabilità sulla propria pelle, sa benissimo che di Pistorius ce n'è a bizzeffe in giro per il Mondo... Magari nascosti e poco visibili ai media, ma ugualmente impregnati della stessa “forza di volontà”). A me piaceva per il suo modo di concepire la “disabilità”. Mi colpì positivamente quando decise, e riuscii, a gareggiare con i cosiddetti “normodotati” alle scorse Olimpiadi. La trovai una notizia “storica” (pari quasi alle dimissioni del Papa), e mi dispiacque molto per quanto poco venne sottolineata dal Mondo. Per questo motivo scrissi anche un articolo (che potete ri-leggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2012/08/la-lezione-di-oscar-e-altri-piccoli.html), in cui elencavo i motivi per cui l'impresa di Oscar era (a mio avviso) davvero importante.

Oggi Oscar è un assassino. Ha ucciso la sua compagna. Se verrà confermata l'accusa di omicidio volontario, la sua “buona stella” si eclisserà definitivamente (sempre che non si sia già eclissata). L'eroe positivo si è trasformato in eroe negativo. L'uomo “buono” si è trasformato in criminale.

I motivi per cui ha fatto questo gesto non sono chiari (e, francamente, nemmeno m'interessano). Probabilmente, come chiunque compie un'azione simile, Oscar non è riuscito a “sconfiggere” i suoi “demoni interiori” (traumi, mancanze, dolori, eccetera). Probabilmente, come molti grandi “campioni della Vita”, anche Pistorius aveva un suo “lato nero, negativo” (quello che la frivolezza dei media non mostra mai)... E quel lato, ora, è uscito allo scoperto nel peggiore dei modi.

Una cosa è certa: Oscar Pistorius è stato un “numero uno”, in tutti i sensi. E' stato uno di quelli che aprono le piste mai battute prima. Nel Bene, come nel Male. E' stato il primo disabile della Storia a gareggiare con i “normodotati”, così come è stato il primo disabile della Storia (noto) a compiere un omicidio. E da entrambi gli eventi, Oscar ci lascia due grandi “lezioni di Vita” (più o meno consapevolmente).

Il filo che lega le due “lezioni di Vita”, a mio avviso, è il medesimo: non esiste alcuna differenza fra “abili” e “disabili”. Lo so... Detta così può sembrare banale. Tuttavia, basta conoscere ed essere un po' addentrati nella Realtà della “disabilità” per comprendere quanto centrale sia ancora oggi questo problema.

La prima grande “lezione di Vita” che Oscar ci lascia è stata il suo voler gareggiare in un'Olimpiade “normale”... Con questo suo gesto, fra le varie cose, ha voluto dire BASTA alla continua relegazione dei disabili in situazioni ed eventi separati. Chi conosce e frequenta un pochino il cosiddetto “mondo dell'handicap”, sa benissimo come nella nostra Società ci siano “momenti” per tutti, e “momenti” per chi è portatore di handicap (nello sport come nell'Arte, nella politica come nel lavoro). Si tratta di un'abitudine assolutamente STUPIDA e VECCHIA, a cui va posta fine al più presto... Oscar, con la sua determinazione, ha dimostrato che certe barriere possono e devono essere superate.

La seconda grande “lezione” che ci lascia (questa sicuramente inconsapevole) è legata al terribile gesto che ha compiuto: l'omicidio della compagna. Proprio in questo periodo, stavo riflettendo sul fatto che nessun disabile (fino ad ora) era mai salito agli altari della cronaca per qualche fatto “estremamente grave”. La disabilità, nella nostra Società, viene o ignorata completamente, o esaltata fino all'estremo (grandi azioni compiute, grandi personaggi, grandi “forze di Volontà”, eccetera). Mi domandavo invece come avrebbe reagito, quella stessa Società, di fronte ad un'azione “riprovevole” e “disgustosa” compiuta da un portatore di handicap. Mi chiedevo se sarebbe stata pronta per affrontare una situazione simile, e se sì, come si sarebbe comportata... Avrebbe tentato di scusare il “disabile delinquente”, adducendo magari scusanti riconducibili proprio all'handicap del soggetto? O, al contrario, si sarebbe scatenata con grande cattività/odio repressi (come è accaduto con altri tipi di categorie “svantaggiate”, tipo gli immigrati)? Purtroppo, la mia curiosità è stata presto accontentata. Certo, è ancora presto per rispondere ai miei quesiti (osserverò con attenzione quanto accadrà, e riferirò magari in un prossimo articolo)... Per intanto, pur nella tragicità di quanto accaduto, rilevo che Oscar ci ha lasciato (ancora una volta) un'immagine “giusta” del soggetto disabile.

Sì, perché oggi il Mondo si divide in due categorie: quelli che pensano che i disabili siano degli “angeli”, e quelli che pensano che siano dei “diavoli”.

La prima categoria di persone ha l'immagine del portatore di handicap come di una sorta di “angelo del Signore”: asessuato, completante buono, incapace di compiere qualunque tipo di azione cattiva... Una grandissima STRONZATA!? Sì, perché ci sono un sacco di disabili che sono degli stratosferici “pezzi di merda” (me per primo, in certi momenti...), capaci delle peggiori nefandezze. Porre una persona su un livello “superiore”, solo perché fisicamente “diverso”, è uno dei più grandi errori che si possa fare. Va altresì detto che la visione “dell'angelo in carrozzina” è molto legata alla tradizione cristiano-cattolica. La Chiesa, infatti, ancora oggi, ha l'idea del disabile come di una sorta di “sofferente”, di “malato”... E per questo motivo, nell'immaginario di taluni uomini e donne di fede, l'invalido è una sorta di “prolungamento diretto” del Signore (incapace, quindi, di compiere peccato alcuno).

La seconda categoria di persone, al contrario, ha l'immagine del disabile come di una sorta di “povero represso indemoniato”. Vi posso assicurare che ho taluni amici che, nell'iniziare a frequentarmi, hanno ricevuto “accalorati” consigli a desistere nel farlo. Sono stati turlupinati da parenti preoccupati, che gli prospettavano momenti d'inferno al mio fianco. Le frasi tipiche sono: “quelli come lui sono intrattabili, perché hanno sofferto tanto nella Vita!”, “per un nonnulla danno in escandescenze”, “ne ho conosciuto uno, una volta, che urlava tutto il santo giorno!”. La stupidità e l'ignoranza di tali affermazioni non va nemmeno commentata.

Tuttavia, va detto che fra le due categorie la prima va per la maggiore (ossia, quella del “disabile sempre buono”). Questo anche perché, come già detto, i media continuano ad offrire un'immagine esclusivamente positiva della disabilità. Intendiamoci: va benissimo che sia così... Anzi, ben venga (io sono fra i primi che se ne “approfittano” in positivo di questa attenzione....)! Ciò che manca (o meglio, mancava), però, erano anche altre immagini della disabilità... Altre “facce della medaglia”.

Oscar, con il suo terribile gesto, ha aperto una nuova prospettiva sulla disabilità. Ha spalancato una finestra che, fino a questo momento, non era stata mai nemmeno “presa in considerazione”.

… Non cambia e non stravolge nulla, per carità. Solo contribuisce, nella sua tragicità, ad aggiungere un piccolo tassello nella costruzione di un'immagine “giusta” della disabilità. La nostra Società, infatti, fa una fatica immane nel riuscire a considerare la disabilità “alla pari” di tutto il resto. Oggi, come esemplificato sopra, si tende a porre l'handicap o “troppo in alto”, o “troppo in basso”, rispetto a tutto il resto (comportamento sbagliato, in entrambi i casi). Ciò che manca è proprio la predisposizione mentale, e sopratutto la volontà, di considerare tutto e tutti “allo stesso livello”: né più, né meno, ma esattamente alla pari.

Oscar Pistorius, con la sua Vita, è venuto ad insegnarci proprio questo. E' venuto a dirci che un disabile è una persona come tutte le altre... Una persona capace delle imprese più meravigliose, come dei gesti più terribili. Esattamente come lui... Nelle sue più grandi vittorie, come nelle sue più misere cadute, Pistorius si è dimostrato profondamente ed intrinsecamente umano... Profondamente “normale” (per quanto fittizio e stupido possa essere questo termine).

… Ora resta solo l'amarezza per la perdita di un grande “guerriero”. Ora è giusto che paghi tutto quello che ha fatto, senza sconti o buonismi di sorta. Altrettanto giusto è che, ciascuno di noi, nel proprio piccolo, continui ad operare per contribuire a costruire un Mondo un po' più “normale” e un po' più “diverso”...

Un abbraccio a tutti.

Anima Blu