mercoledì 28 settembre 2016

AbilityArt - Le vie dell'Arte sono infinite

Quante volte, nella vostra vita, vi è capitato di dire o pensare: questo lavoro è stato “fatto con i piedi”? Sicuramente tante. E' un'espressione che si usa frequentemente, nel gergo comune, per indicare un qualcosa realizzato male.

… Ma se oggi, invece, vi dicessi che nel mondo ci sono persone che “con i piedi”, letteralmente, realizzano quadri meravigliosi? Sì, è proprio così... In questo articolo, voglio parlarvi della realtà AbilityArt (www.abilityart.it). Spero mi perdonerete se peccherò un po' di autoreferenzialità... Infatti, faccio parte anch'io di questa grande famiglia. Questo non certo perché io utilizzi i piedi per dipingere (figuratevi che non ce li ho nemmeno, i piedi), ma bensì perché AbilityArt raggruppa tutti quegli artisti che lavorano con gli arti inferiori o con la bocca (ed io, naturalmente, rientro in questa seconda categoria).

Andiamo con ordine... Che cos'è, innanzitutto, AbilityArt? E' una realtà che vive ed opera all'interno della Vdmfk (www.vdmfk.com), l'Associazione Internazionale dei pittori che dipingono con la bocca o con il piede. Dal 1956, la Vdmfk sostiene e diffonde il lavoro di più di 800 artisti in 78 paesi diversi. L'attività che l'Associazione svolge è l'affiancamento dei suoi pittori, attraverso borse di studio, incontri internazionali, mostre ed eventi in giro per il mondo.

AbilityArt, allo stesso modo, promuove gli artisti italiani che aderiscono all'Associazione. La storia italiana nasce moltissimi anni fa. Non era, infatti, passato molto tempo dalla fine della guerra quando, a Verona, venne costituita la Spam. Spam, a sua volta, è un acronimo che sta ad indicare la dicitura “Solo Pittori Artisti Mutilati”. Sì, Artisti Mutilati perché erano molte le persone che – a causa del conflitto bellico - avevano riportato gravi forme di disabilità. Spam, in particolare, poneva la sua attenzione a quelle persone che avevano perso l'uso delle braccia e che dimostravano una naturale predisposizione alla pittura. Fu così che, in un clima di grande diffidenza ed incredulità, partì la prima produzione commerciale (all'epoca, naturalmente, molto limitata): nove cartoline postali, realizzate con le opere degli artisti.

Fra poco vi spiegherò, in sintesi, tutte le belle cose che AbilityArt realizza. Prima, però, vorrei cercare di farvi comprendere (ancora più a fondo) quanto può essere bello ed importante, per un artista, far parte di questa grande famiglia. Il modo migliore sarebbe intervistare, uno per uno, tutti e 800 gli artisti. Dal momento, però, che non è possibile (per ovvie ragioni) dovrete accontentarvi di ascoltare le sensazioni di uno di essi (quello che era più facile da raggiungere): il sottoscritto!

Dunque... Io ho iniziato a dipingere che ero molto piccolo. All'età di sei anni, ho vinto una borsa di studio e sono entrato a far parte dell'Associazione. Con la Spam, quindi, ci sono letteralmente cresciuto... Potrei quasi dire, in senso figurato, che è stata un po' una “seconda mamma” per me. All'inizio, ovviamente, era solo un gioco... La pittura, e tutto il resto, sono stati per tanti anni il semplice divertimento di un bambino! Con lo scorrere del tempo, però, ho capito che l'Arte era un qualcosa di davvero importante e fondamentale per me! Soprattutto, ho compreso che la pittura poteva diventare un vero e proprio lavoro.

Infatti, ciò che mi preme trasmettervi più di tutto sono i risvolti pratici e tangibili che questa bella realtà porta nella vita dei suoi artisti. La cosiddetta “disabilità”, come molti di voi sanno, non è molto facilitata nell'avere un ruolo ed un “valore specifico” in questa Società... Soprattutto, le persone disabili fanno una grande fatica nel trovare un'occupazione (un po' come tutti, con ovviamente qualche difficoltà in più). Ciò che di bello, e straordinario, fa la nostra Associazione è proprio questo: dare un lavoro a tempo pieno, una fonte di reddito, ed uno strumento di indipendenza, a centinaia di persone “diversamente abili” sparse in giro per il mondo. Non solo... Fa tutto ciò, rendendo concreto e possibile quello che è il sogno di ogni essere umano: riuscire a vivere delle proprie passioni (ciò che, se ci riflettete, non succede nemmeno agli artisti con due braccia e due gambe... Sono molti, infatti, i ragazzi e le ragazze che – seppur spesso bravissimi/e – non riescono a sopravvivere della loro Arte!).

Ecco perché, a mio avviso, è importante conoscere e far conoscere questa bellissima realtà. Ecco perché ho deciso di parlarvene, in questo articolo.

… Ma cosa realizza, nello specifico, AbilityArt? I prodotti tradizionali della Spam sono sempre stati i biglietti augurali, i calendari, e le agende. Questo era, e continuerà, ad essere il fulcro della produzione. Oggi, però, grazie al supporto di strumenti tecnologici d'avanguardia, si sono aggiunti tantissimi nuovi articoli personalizzabili. In particolare, si può scegliere di far riprodurre le opere su cover per smartphone, ombrelli, e orologi da parete. Inoltre, si possono realizzare stampe in alta qualità su materiali quali: carta pregiata, tela, plexiglass, legno, marmo, e kapatex (tutto, naturalmente, in formati standard o su misura).

Insomma, l'offerta – come avete visto – è ampia e variegata. Fra l'altro, si può fare tutto da soli! Bastano pochi click sul sito www.abilityart.it: sfogliate l'ampio catalogo (in continuo aggiornamento), scegliete l'opera ed il supporto/formato che preferite, completate l'ordine, e il gioco è fatto...

E' un modo molto veloce, e sicuro, per dare alla casa e agli oggetti quotidiani una luce ed una bellezza nuova. Il valore aggiunto di tutto ciò sono le storie “straordinarie” (e allo stesso tempo “normali”) che si nascondono dietro ad ogni singola opera. Sono storie di passione, di tenacia, che raccontano quello che è il vero “spirito” e la vera “forza” della parola Arte.

** Se tutto questo vi è piaciuto, vi invito a condividerlo e diffonderlo fra i vostri amici/conoscenti... Potete seguire le attività di AbilityArt anche sui vari social: Facebook, Twitter e Youtube. La condivisione può essere molto utile, anche perché Vdmfk è alla costante ricerca di nuovi talenti da seguire e sostenere. Perciò, potrebbe essere proprio il vostro passaparola a consentire, un domani, a qualche artista di entrare a far parte di questa forte e positiva realtà internazionale. **

Anima Blu

** Scegli ed ordina, sul portale di AbilityArt, le riproduzioni di alcune mie opere: https://www.abilityart.it/collezioni/bambini/pupazzi-e-animali/mondo-sottomarino.html (scorrendo la pagina al fondo, trovi altri soggetti). **

*** Se acquisti una mia riproduzione, e se ti va, scattati un selfie con l'oggetto ed inviamelo (animablu@animablu.eu)... Verrai postato/a sui miei canali social (l'invio dell'immagine sarà considerato come autorizzazione implicita alla pubblicazione)! ***

domenica 17 aprile 2016

Un futuro senza petrolio...

Oggi, come la maggior parte di voi sapranno (almeno lo spero), si terrà il cosiddetto “Referendum sulle trivelle”. Il quesito, per chi non avesse ancora chiare le idee, è sulle piattaforme petrolifere entro le 12 miglia (20 chilometri) dalle coste italiane… Mira a sapere dai cittadini se sono favorevoli, o meno, al fatto che le compagnie possano sfruttare quei giacimenti (quelli entro le 12 miglia) vita natural durante (ossia, con rinnovo automatico delle concessioni fino all'esaurimento dei giacimenti stessi). Se si è CONTRARI, cioè si pensa che le estrazioni debbano essere legate a normali concessioni a scadenza, bisogna votare SI'… Il Referendum, infatti, è abrogativo: se vincono i SI', viene cancellata la Legge che consente i rinnovi automatici e ritorna la norma precedente.

Personalmente, voterò un SI' convinto. Votare SI' a questo quesito mi sembra il “minimo sindacale” in materia petrolifera. E' anche solo pazzesco pensare che si possano “donare” concessioni eterne, di qualunque tipo o natura, a Società private (è ancora più pazzesco pensare che a farlo sia stato un cosiddetto “partito di Sinistra”)… Figuriamoci su una questione, delicata ed importante, come è quella del petrolio. Credo sia più che evidente, come dimostrano le cronache giudiziarie di queste ultime settimane, che la norma delle “concessioni eterne” è il frutto di un “patto” fra Governo e lobbies del settore. Nel caos di false informazioni, mistificazioni, e balle varie (messe in giro, appositamente, per sabotare il quorum), credo sia importante sapere che se vincono i SI' non succede nulla di catastrofico: le trivelle e le piattaforme continueranno a funzionare, fino alla loro naturale scadenza. Diciamocelo: è un Referendum “all'acqua di rose”. Per votare NO, o astenersi, bisogna essere dei “liberisti incalliti, della peggior specie” (pensate che persino un economista come Luigi Zingales, il quale è tutt'altro che un pericoloso comunista no-global, si è espresso per il SI').

La cosa più assurda è che, nel 2016, siamo ancora qui a parlare di petrolio. Il mondo sta facendo passi da gigante: rivoluzioni tecnologiche, scoperte scientifiche, nuovi scenari mai immaginati… Eppure, per quanto riguarda la mobilità, siamo ancora fermi al motore a scoppio. E' pazzesco… Il petrolio avremmo già dovuto eliminarlo da tempo. Invece, siamo addirittura in una vera e propria “nuova età d'oro del greggio”. Eh sì… Con l'America che estrae “oro nero” dalle rocce (il cosiddetto “shale oil”, che provoca danni serissimi all'ambiente), e l'Iran libero da sanzioni economiche, il petrolio è tornato più “protagonista” che mai. La dimostrazione di tutto ciò è che il prezzo dei barili è bassissimo. Oggi che dovremmo smetterla di ingolfare il Pianeta, stiamo invece pompando fuori greggio più di prima… Qualcuno crede davvero che l'accordo sul limite d'innalzamento della temperatura mondiale, preso a Parigi nei mesi scorsi, verrà rispettato? E' più che evidente che non c'è la volontà economica, e politica (le quali, quasi sempre, combaciano alla perfezione), di mandare in soffitta motori a scoppio e simili… Questa Società capitalista tirerà fuori fino all'ultima goccia di petrolio presente sulla Terra (a costo di farci morire tutti soffocati).

Per questo, seppure è un piccolo gesto, è importante votare SI' oggi. E' un piccolo segnale che i cittadini possono dare a chi ci governa, per dire: “vogliamo decidere NOI del nostro futuro, e del nostro ambiente”.

Se è assurdo parlare di petrolio in generale, lo è ancora di più parlarne in Italia. FOLLIA PURA. Siamo il Paese più fortunato, e bello, del Mondo… Siamo stati baciati da Dio, o chi per lui, con i doni migliori. Abbiamo tutto: il clima, la bellezza dell'ambiente naturale, il cibo, l'Arte (passata e presente), la cultura… Tutto. Abbiamo, concentrato in un unico posto, tutto ciò che gli altri Paesi hanno diviso un po' per uno. Dovremmo essere uno degli Stati più ricchi, e rispettati, del Mondo. Invece, su tanti dei nostri “punti di forza”, siamo fanalino di coda… Questo perché non siamo in grado, o non vogliamo, far fruttare i nostri “immensi giacimenti”. Se riuscissimo a sviluppare tutto ciò che abbiamo, tirando fuori anche il “sangue dalle rape” (come altri Paesi fanno, con il poco che hanno), ci sarebbe lavoro e benessere per tutti.

Invece, ci affanniamo a discutere sulle quattro gocce di petrolio “malcacate” che abbiamo. Per carità: non dico che dovremmo rinunciarci, tout-court, da domani mattina. Possiamo pure continuare ad estrarle. A mio avviso, però, dovremmo farlo partendo dal rispetto di alcune condizioni/idee…

1) Il petrolio è il VECCHIO, non il nuovo. La maggior parte degli sforzi economici, e politici, devono andare verso nuove fonti di approvvigionamento energetico (pulite, e rinnovabili).

2) L'estrazione del petrolio, come del resto qualunque attività profittevole (pubblica o privata), non può mai contrastare o subordinare la salute dei cittadini. Fra il lavoro/denaro, e la salute/ambiente, non devono esserci dubbi: viene prima il bene della collettività (ad esempio: mi vengono i brividi quando sento il numero di tumori in Basilicata, o l'idea che si vogliano far arrivare a Taranto le petroliere. A proposito di Taranto: quanto si vuole ancora uccidere, e mortificare, questa splendida città? Non basta tutto il dolore, le malattie, e l'inquinamento, che ha già? A questo punto, farebbero meglio a bombardarla e a raderla direttamente al suolo).

3) Per essere sicuri che i punti sopra vengano rispettati, e salvaguardati, l'estrazione del greggio andrebbe fatta direttamente dallo Stato. Abbiamo una Società semi-pubblica, l'Eni, che si occupa (fra le varie cose) di estrazione di petrolio… I pozzi italiani facciamoli utilizzare a lei. Una volta estratto, e distribuito il necessario nel nostro Paese, vendiamo l'eventuale eccedenza di greggio alle compagnie estere. Un settore petrolifero gestito direttamente dallo Stato eviterebbe gli episodi di malaffare emersi in queste settimane. Certo… La condizione fondamentale è che sia gli apparati pubblici, che i vertici dell'Eni, siano onesti e puliti (aspetto che, obbiettivamente, trovo complicato da realizzare).

In conclusione… Sogno, come molti in Italia e nel Mondo, il giorno in cui saremo finalmente liberi dalla schiavitù del greggio. So altrettanto bene che, come ho scritto sopra, questa Società capitalista non rinuncerà facilmente ad una così grande fonte di guadagno. Il mio sogno, dunque, rischia di rimanere una delle mille utopie in cui vivo (perlomeno, per molto tempo ancora).

Detto ciò, come sempre, credo che ciascuno – nel suo grande/piccolo – può cambiare le cose e fare la differenza. Per questo, penso sia molto importante andare a votare al Referendum. E' una minuscola, quasi unica, occasione per far sentire la nostra voce ed il nostro potere decisionale. Piuttosto che astenersi (è gravissimo che un Presidente del Consiglio, ed un ex Presidente della Repubblica, invitino gli italiani a non votare), è meglio sbarrare NO… L'essenziale, al di là di come la si pensi, è esprimere sempre il proprio parere.

In bocca al lupo a tutti... 

Anima Blu

giovedì 17 dicembre 2015

Le radici del Male (2)

Nemmeno un anno fa, a gennaio, scrissi l’articolo “Le radici del Male” (potete rileggerlo qui: http://animabluartista.blogspot.it/2015/01/le-radici-del-male.html ). Le parole ed i pensieri di allora scaturirono, impetuosi, dopo l’attentato alla rivista “Charlie Hebdo” e al supermercato Kosher a Parigi. 

Quell’articolo si apriva dicendo così: “Questo 2015 è cominciato, davvero, nel peggiore dei modi”. Ora possiamo dire: “E’ cominciato male, e sta finendo ancora peggio”. Infatti, credo che quasi nessuno avrebbe immaginato che, nemmeno dopo un anno, sarebbe accaduto di nuovo tutto quanto: stesso posto, stessa matrice, molto più amplificato (è proprio vero che la realtà, certe volte, supera la fantasia).

In queste settimane, mi sono frullati mille e più pensieri/considerazioni diversi in testa (a volte, anche con sentimenti contrastanti fra loro). Proverò ad esporveli nella maniera più chiara possibile. Prima d’iniziare, però, vorrei fare una precisazione: ciò che penso non è, nemmeno per me, verità e/o certezza assoluta. Siamo in un periodo storico unico, con dinamiche talmente sconosciute e particolari, che possiamo definirci soltanto “persone che camminano, bendate, in un ambiente buio”. Per questo motivo, credo che qualunque idea possa avere un senso solo se considerata come “ipotesi”. In questo periodo, c’è la corsa a chi ha la soluzione e la risposta giusta per tutto. Ecco, io preferisco fare subito “outing”: non ho certezze alcune, né risposte definitive. Pertanto, prendete ogni cosa che dirò “con beneficio d’inventario”... Esattamente come faccio io.

Dunque… Il primo pensiero, immediato, che ho fatto è stato: di nuovo a Parigi!? Come dicevo prima, credo che quasi nessuno avrebbe immaginato potesse accadere di nuovo – in così breve tempo - ciò che era già capitato solo qualche mese addietro. Tutto, inoltre, si è ripetuto con dinamiche ed esiti molto più gravi. Permettetemi di dire che è naturale venga da pensare: come diavolo lavorano i servizi d’Intelligence francesi? In teoria, dopo quanto accaduto a gennaio, gli 007 d’oltralpe avrebbero dovuto stare con occhi ed orecchie spalancati. Invece, a quanto pare, gli è sfuggito qualcosa di molto serio da sotto il naso. Per carità, non sono un esperto in materia… Magari è anche “fisiologico”, passatemi il termine, che non si possa tenere esattamente “tutto sotto controllo”. Tuttavia, fossi un francese sarei un tantino incazzato dopo quello che è successo. Personalmente, mi sarei aspettato che “saltasse qualche testa” (sì, lo so… Non è una definizione particolarmente “felice”, di questi tempi). Invece, a quanto pare, niente.

Il secondo pensiero è stato: di nuovo a Parigi? Come mai, cioè, viene presa così di mira la Francia? Voglio dire: l’Isis, o Daesh (personalmente, credo sia preferibile chiamarlo con questo secondo nome. Con il termine Isis, infatti, gli si attribuisce una veste che non deve avere – quella di Stato – e lo si associa direttamente all’Islam – proprio ciò che, a mio avviso, non bisogna fare), minaccia quasi tutti i Paesi europei… Perché, però, i suoi attentati riescono a concretizzarsi solo in Francia (fino ad ora, perlomeno)? E’ solo una questione di qualità di lavoro dell’Intelligence (se così fosse, significherebbe che quella dei nostri “cugini” è davvero la peggiore di tutta Europa), o ci sono dinamiche interne al Paese che gli altri Stati non hanno (o che hanno, ma in misura molto minore)? In Francia ci sono, circa, 6 milioni di musulmani… Mi domando: c’è qualcosa di serio che non funziona, nel loro modo d’integrare gli stranieri? In teoria, il modello della “laicità totale” dovrebbe essere il migliore per evitare radicalizzazioni di qualsivoglia genere… Tuttavia, così non pare essere. Lancio una provocazione: se, invece, fosse anche quel modello di Società a creare lacune e zone grigie? Personalmente, pur essendo agnostico, credo in uno Stato in cui non si escludono le religioni… Al contrario, penso che le Fedi vadano tutte rispettate ed integrate fra loro. Banalizzando la questione: io non sono per togliere i crocifissi dalle scuole… Al contrario, sono per aggiungerci la Mezzaluna islamica, l’immagine di Buddha, eccetera!

Tutto ciò, naturalmente, non può e non deve essere una qualsivoglia giustificazione per nessuno. La violenza, nel momento in cui diventa tale, è sempre e comunque sbagliata. Tuttavia, come scrissi nel primo articolo “Le radici del male”, credo sia fondamentale capire le motivazioni profonde che portano ragazzi nati e cresciuti qui ad abbracciare idee folli di persone con cui, in teoria, non dovrebbero avere nulla a che fare (se non le antiche origini). Personalmente, di tutta la questione complessa che ci troviamo di fronte, ciò che mi sconvolge di più è il fatto che ragazzi poco più ventenni – occidentali – decidano d’immolarsi sull’altare di un ideale così distorto e malato. Ciò su cui pochi stanno riflettendo, in questo periodo, è che il dramma che stiamo vivendo è, prima di ogni altra cosa, una QUESTIONE GENERAZIONALE. L’intensificarsi delle azioni criminali del Daesh in Occidente (e non solo), infatti, sta avvenendo grazie al contributo fondamentale di una generazione appena cresciuta… Una generazione che, solo pochi anni fa, era ancora troppo piccola per poter fare alcunché. Una generazione senza la quale, forse, non staremmo vivendo gran parte delle cose terribili che vediamo. Tutto ciò, a parer mio, è sconvolgente ed inconcepibile…

In queste settimane, mi sono chiesto incessantemente: cosa può scattare nella testa di un giovane uomo o donna, con l’intera Esistenza davanti ed infinite possibilità di realizzarsi come persona (in quanto Occidentale), per decidere di porre fine alla propria Vita in questo modo? Tutto ciò ce lo si potrebbe aspettare da gente matura, quarantenni o cinquantenni, nati in altre Realtà e mai effettivamente integrati nei nuovi Paesi… Gente che, magari, ha visto la guerra e le “nefandezze occidentali” perpetrate nelle proprie Terre… Gente che serba odio e rancore, che pensa di aver vissuto abbastanza per potersi “immolare” nel nome di un “Amore” perverso. Invece niente. Quelle generazioni, a parte qualche attività d'indottrinamento, non fanno assolutamente nulla. I ventenni, invece, si fanno saltare per aria. Si ammazzano.

Sì, credo che la parola fondamentale sia questa: ammazzarsi. Infatti, se andiamo alla radice della questione, se togliamo tutte le sovrastrutture di pensiero (ideali sballati, religione, eccetera), ciò che ci troviamo di fronte è una cosa sola: suicidi. Certo, mi potreste rispondere che non è esattamente la stessa cosa: se ti uccidi, ammazzi solo te stesso… Non provochi altre morti. Tuttavia, in questo momento, non sto parlando dell’aspetto “sociale” della questione. Sto cercando di mettermi, per quanto possa apparire uno sforzo stupido, nella testa di un ragazzo che sta per farsi saltare in aria… Credo che, alla fine di tutto, nel momento in cui stai per togliere le sicure alla tua cintura esplosiva, tu non possa fare altro conto se non con il fatto che ti stai togliendo la Vita. In quel momento, non esistono religioni o altre stronzate. In quel momento, ci sei solo tu che fai i conti con te stesso e con la tua Esistenza. Infatti, a supporto di ciò, pare che uno dei giovani del commando di Parigi (Abdeslam Salah) abbia avuto un ripensamento dell’ultimo minuto e sia fuggito.

Ecco… Il punto su cui psicologi e sociologi, a mio avviso, dovrebbero passare i prossimi anni a studiare e riflettere è proprio questo: cosa spinge un ventenne ad arrivare fino in quel punto preciso, per poi addirittura superarlo? Personalmente, naturalmente, non ho una risposta. Tuttavia, rilevo che il profilo che emerge di questi ragazzi è sempre lo stesso: persone nate e cresciute qui (a dispetto di continua a puntare il dito, consapevolmente in errore, contro l’immigrazione di questi ultimi mesi), spesso con caratteristiche di soggetti “borderline”. L’aspetto interessante è anche che, quasi sempre, sono giovani lontani da un’educazione islamica integralista… Perlomeno, fino ad un certo punto della loro Vita. La ragazza della cellula (Hasna Aitboulahcen), ad esempio, veniva definita dagli amici “cowgirl”: fumava, beveva, e indossava abiti occidentali (compreso il cappello da cowboy… Da qui il soprannome). Su Salah, il fuggitivo, si dice addirittura frequentasse locali gay e facesse uso di sostanze stupefacenti. Insomma, gente non particolarmente religiosa o credente. A vederla così (ribadisco: siamo sempre nel campo delle ipotesi) parrebbe che l’ideologia estremista subentri solo ad un certo punto, come unico sbocco e miccia scatenante di un odio a lungo covato e represso (… odio verso l’Occidente, in cui sono stati allevati e cresciuti?).

La prima risposta che verrebbe da dare è che, pur essendo persone nate e cresciute qui, sono ragazzi mai effettivamente integrati. Sicuramente non si tratta di una risposta sufficiente per giustificare tutti quei morti (non tutti i giovani che hanno problemi esistenziali si danno alle stragi. Tuttavia rilevo che, facendo le giuste e dovute differenze, anche i nostri giovani stanno vivendo un dramma profondo e molto grave all’interno delle loro generazioni. Seppure i media e la Società non amino raccontarlo, sono convinto che anche nei “nostri” ragazzi sia in atto una sorta di “suicidio di massa silenzioso”). Una riflessione, però, la si potrebbe fare sul tema dell’integrazione “emotiva” (passaggio ancora più stretto e profondo rispetto alla più semplice integrazione “sociale”). Magari non c’entrerà nulla con il fenomeno a cui mi sto riferendo… Tuttavia, credo che metterla in pratica potrebbe portare solo risultati positivi.

Mi spiego meglio… La nostra Società occidentale, volente o nolente, è ormai diventata multietnica e multiculturale. Nei fatti di tutti i giorni è così. Nel modo di essere e di pensare, però, pare non essersene ancora resa pienamente conto. Continuiamo a comportarci come se fossimo tutti bianchi ed europei. E’ l’esatto opposto rispetto a chi teorizza la fantomatica “sottomissione” dell’Occidente, nei confronti delle cosiddette “popolazioni ospiti” (in primis la buon’anima di Oriana Fallaci, a cui mi perdonerete se continuo a preferire un certo Tiziano Terzani). Il punto è che noi non siamo in grado di provare “empatia” con chi vive presso di noi… Non riusciamo a sentirci tutti un unico grande popolo, un’unica grande Comunità costituita da mille diversità (ciò che, ripeto, è già nei fatti). Certo, non riescono a farlo nemmeno gli stranieri verso di noi… Come tutte le diversità e minoranze, tendono a ghettizzarsi ed autoescludersi. Tuttavia, “toccherebbe farlo a noi per primi... In quanto, passatemi il termine, siamo i “padroni di casa”. Attenzione, però: non si tratta di togliere i crocifissi, non fare il presepe, o annullare la nostra identità per non offendere la sensibilità altrui (fatto salvo che siamo, e dobbiamo essere, uno Stato laico). Al contrario… Si tratta di “aggiungere”, a ciò che noi già siamo, il rispetto e la conoscenza dei pensieri e delle tradizioni di chi vive accanto a noi!

Faccio un esempio: nei giorni scorsi, alcuni ragazzi di origine islamica si sono rifiutati di osservare il minuto di silenzio per le vittime di Parigi… La loro motivazione è stata: facciamo minuti di silenzio per cento morti francesi, e non per le migliaia di persone che muoiono negli altri Paesi (spesso per causa, se non addirittura per mano, dell’Occidente)! Beh... 
Permettetemi di dire che, dal loro punto di vista, hanno ragione da vendere. Io stesso, ad esempio, mi domando perché migliaia di morti affogati nel nostro mare (uccisi dall’ingiustizia e dall’indifferenza) non abbiano diritto nemmeno ad un millesimo dell’attenzione che si riserva ad altri caduti in terra europea. Certo, sono cosciente del fatto che sia “naturale" provare più dolore e sdegno per l'uccisione di 100 francesi che di migliaia di altre persone sparse per il Mondo (del resto, se muore mio padre soffro certamente di più che se muore il mio vicino di casa…). Tuttavia, per chi ha origini etniche diverse (e non solo per loro) questo "doppiopesismo" può apparire inconcepibile ed ingiusto. Badiamo bene che non è questione di poco conto: certi "dettagli" (che poi tali non sono), se uniti ad altri fattori, possono avere un ruolo determinante nella "radicalizzazione" di certe persone.

Questo, naturalmente, non giustifica (e forse nemmeno spiega) le azioni terroristiche di chicchessia. Tuttavia, non sarebbe sbagliato iniziare a mettere in pratica un'integrazione reciproca effettiva: sia sociale (ad es.: diritto di voto per chi paga le tasse nel Paese in cui vive), che emotiva. Soprattutto emotiva. Dobbiamo imparare, a partire dalla scuola e dalle nuove generazioni, a provare “empatia reciproca” per il dolore e per le gioie dell’Altro.

(Continua…)

mercoledì 20 maggio 2015

La bellezza dell'Arte...

Spesso, grazie alle attività che svolgo, mi capita di prendere parte ad appuntamenti culturali in cui, con molta semplicità, si raggiungono altissimi livelli di performances artistiche. Questo mi conferma, ogni volta, un'idea in cui credo molto: l'Arte ha bisogno di poco, o nulla. L'Arte è quella Realtà, astratta ed intangibile, che si può concretizzare ovunque… E' un velo sottile, impercettibile, che appena tocca terra si trasforma in un fiume impetuoso e fragoroso. E' un fiore che sboccia ogni qualvolta l'Artista desidera farlo rinascere. E' un libro che, non appena lo apri ed inizi a leggerlo, ti spalanca le porte di un'altra Dimensione (al contrario, quando è chiuso, non disturba e non obbliga nessuno…).

Questo è ciò che più amo dell'Arte: il piccolo, grande, “miracolo” che si ripete ogni qualvolta essa viene creata o presentata al pubblico… Così può succedere che anche dentro ad un piccolo e raccolto anfiteatro, con davanti a te qualche decina di persone, un microfono ed alcuni amplificatori, l'Arte riesca comunque a librarsi in tutta la sua magnificenza.

Tutto ciò, a mio avviso, è anche un insegnamento per la nostra Società… Il Capitalismo, e la logica del “profitto a tutti i costi”, sono riusciti a piegare buona parte del mondo della Cultura all'idea che anche ciò che è Arte vada imprigionato in mille fronzoli e complicazioni. In questo modo, fra gli “addetti ai lavori”, si è diffusa l'idea che non si possa fare “Poesia” senza grandi capitali… Il risultato finale è che vengono considerati degni di nota solo i cosiddetti “grandi eventi culturali”, con personaggi illustri e ingaggi milionari. Questo, per fortuna, non è l'unico modo di fare Arte…

Seppur può essere molto emozionante salire su un grande palco, con di fronte a te migliaia di persone, lo è altrettanto guardare negli occhi ogni singolo componente del pubblico, in uno spazio piccolo e confortevole… Cosa c'è di più poetico del riuscire ad ascoltare, in silenzio, il rumore del respiro di chi è venuto ad ascoltarti? Nulla.

Questa è la bellezza del riuscire a fare Arte dovunque, comunque, in semplicità (in un Mondo che, magari, va nella direzione opposta).

… Buona Arte a tutti!

Anima Blu

Chiunque fosse interessato ad organizzare un mio evento artistico, può scrivermi all'indirizzo info@animablu.eu . Maggiori info su www.animablu.eu .

lunedì 19 gennaio 2015

Le radici del Male...

Questo 2015 è cominciato, davvero, nel peggiore dei modi. Le vicende di Parigi hanno macchiato di rosso sangue l’inizio di un nuovo Anno che un po’ tutti speravamo migliore dei precedenti. C’è sicuramente tempo per rimediare… Tuttavia, se il buongiorno si vede dal mattino, non s’intravede nulla di buono all’orizzonte.

La prima riflessione che ho fatto di fronte a quanto successo in Francia è la solita, se volete un po’ banale e scontata, che mi viene ogni qualvolta mi ritrovo davanti alla cattiveria dell’Essere umano: che gran teste di cazzo che siamo! Viviamo in un Mondo meraviglioso, ricco di ogni ben di Dio… Siamo, noi stessi, protagonisti di un vero e proprio “miracolo vivente”… Eppure, nonostante ciò, “perdiamo tempo” nel generare mostruosità assurde ed inimmaginabili (sia come pensieri, che come azioni). E’ davvero pazzesco…

Oltre a ciò, mi sono sorte anche alcune considerazioni un po’ più specifiche rispetto ai fatti accaduti. Prima di esporvele, però, faccio una doverosa premessa (onde evitare fraintendimenti o manipolazioni)… Ciò che hanno compiuto i fanatici di Parigi non ha alcun tipo di “giustificazione” o “logica”. L’azione violenta, dal momento in cui diventa tale, è sempre e comunque sbagliata. Lo so che è stupido e banale dirlo… Tuttavia, su temi delicati come questo, è sempre meglio esser chiari.

Ciò su cui vorrei ragionare è il contesto da cui sono partiti i terroristi. A mio avviso, è sempre importante riuscire a cogliere le radici e l’humus in cui crescono taluni fenomeni. So che, ad alcuni, potrebbe apparire come un “discorso inutile”… La frase più immediata è: “erano dei pazzi invasati”. Punto. Fine. Intanto, fossero anche dei “pazzi” (termine che può comprendere un po’ tutto), sarebbe interessante comprendere il percorso che li ha fatti diventare tali (credo che anche di fronte ad un serial killer folle, si cercherebbe di capire il perché e il per come della sua follia). Inoltre, non riuscire a capire le radici di certe “pericolose devianze” pregiudica anche il trovare le giuste soluzioni.

In questi giorni ho sentito spesso dire che si tratterebbe di un “attacco all’Occidente” da parte di estremisti islamici che vogliono portare le loro “idee” da noi, e che l’unica soluzione sarebbe “fermare l’immigrazione”. Credo che questo discorso si scontri con la realtà dei fatti… Tutti i terroristi coinvolti nelle azioni dei giorni scorsi erano immigrati di “seconda generazione”. Sono ragazzi nati e cresciuti a “pane ed Occidente”. Diciamo che più che un “attacco all’Occidente”, potremmo forse definirlo un “fallimento dell’Occidente”. Per carità: non è per dire che è colpa nostra (la colpa è sempre e solo di chi commette certe atrocità)… Tuttavia, è la realtà dei fatti che ci dice che non si trattava di “trogloditi” cresciuti nelle grotte, fra le capre (a cui, magari, poteva apparire “demoniaco” il nostro stile di Vita). Queste erano persone cresciute con la nostra “civiltà” (… uno dei due fratelli Kouachi era un rapper! Non so se vi rendete conto…). Nonostante conoscessero bene il nostro Occidente, però, hanno preferito sposare le idee folli di gente che viveva a migliaia di chilometri da loro (con cui non condividevano nulla, se non le antiche origini). Credo che qualche domandina in merito, se non siamo proprio stupidi, ce la dovremmo fare.

I contorni della vicenda non sono del tutto chiari… Tuttavia, la storia dei terroristi (in particolare quella dei fratelli Kouachi), pare essere quella dei classici soggetti “borderline”. Ragazzi mai effettivamente integrati (seppur nati qui), con un passato nella micro-delinquenza, che finiscono per dare un “senso allucinante” alla loro Vita con il martirio. Questa è la realtà dei fatti. Magari non c’entrerà nulla con i loro percorsi, ma è indubbio che la nostra Società crea tantissime lacune e vuoti a perdere… I quartieri “ghetto”, la “macchia” di essere sempre uno “straniero”, la totale mancanza di idealismo nella nostra Società (una realtà in cui si muore senza aver vissuto – viviamo solo per produrre e consumare – può trovare il parallelo in una dove si muore per un ideale, seppur malato e perverso), possono fare da cornice al nascere di fenomeni deviati come quelli appena conosciuti.

Lo ripeto ancora una volta: questa non può, e non deve essere, una qualsivoglia forma di “giustificazione” per nessuno. Tuttavia, può essere una strada per comprendere talune dinamiche, e trovare risposte appropriate. Sarebbe infatti perfettamente inutile intestardirsi sul bloccare l’immigrazione, se il “problema” fossero i ragazzi nati e cresciuti qui. Cosa faremmo, in quel caso? Butteremmo fuori dai nostri confini europei milioni d’immigrati di prima e seconda generazione? E’ evidente che la soluzione non può essere questa.

Un’altra riflessione che mi è scaturita riguarda l’episodio specifico della strage al giornale satirico “Charlie Hebdo”. Ulteriore, doverosa, premessa: l’uccisione di dodici persone a sangue freddo è un atto infido, ripugnante, e bastardo. E’ inutile dire che si condanna tutto, senza se e senza ma. Oltre alla condanna, però, si è voluto trasformare i vignettisti di “Charlie Hebdo” in degli eroi, e dei “simboli” della nostra civilizzazione. Legittimo. Personalmente, però, non sono d’accordo. Pur provando un immenso dolore per la loro morte (come per quella di qualunque altro Essere umano ucciso), non credo fossero degli “eroi”. “Charlie Hebdo” era, ed è, un giornale con un obiettivo specifico (fra i molti… Taluni anche condivisibili): il “diritto all’insulto”, e alla “blasfemia”. Lo hanno ribadito, con onestà, anche in questi giorni. La “filosofia” che muove le loro vignette è che le religioni in quanto tale sono un Male assoluto… Per questo motivo, ritengono di avere il diritto d’insultare Dio (in ogni sua declinazione: cristiana, musulmana, eccetera). E’ un Pensiero assolutamente legittimo. Tuttavia, dire “Je suis Charlie” significa esattamente questo (ciò che in molti, in questi giorni, non hanno forse capito…).

Personalmente, non sono credente. Mi definisco “agnostico”. Credo che le religioni abbiano lacune, sbagli di fondo, ed ipocrisie varie (senza parlare dell’uso strumentalizzato che ne ha fatto l’Essere umano…). Tuttavia, non sposo affatto l’idea che un Mondo senza religioni sarebbe un posto migliore in cui vivere. Anzi. C’è in atto una sorta di “fanatismo ateo” che vuole il dominio della “razionalità” come soluzione a tutti i nostri problemi (vedasi anche il successo riscontrato da quelle “svitate” delle Femen…). Io credo che le religioni, nonostante gli aspetti sopracitati, siano comunque qualcosa di positivo. Tutte, di fondo, hanno un elemento molto importante ed utile: la spiritualità. La Fede, se vissuta in modo sano, spinge sempre l’Uomo ad essere un soggetto migliore, e a vivere in Pace con i suoi simili. Bisogna anche ricordarsi che la religione è uno strumento! Tutto sta nell’uso che se ne fa. E’ un po’ come Internet: lo puoi usare per arricchire la tua sete di conoscenza, o per sfogare la tua rabbia e frustrazione (se taluni lo utilizzano male, non è un buon motivo per bandirlo dalla faccia della Terra!?). Inoltre, spesso tendiamo a confondere ciò che gli uomini di Fede fanno, con ciò che effettivamente la Fede dice...

Purtroppo, non riesco a simpatizzare con “Charlie Hebdo” nemmeno come “artista” (per chi non lo sapesse, la mia attività principale è la pittura…). Proprio alcuni giorni prima dei fatti tragici di Parigi, ero stato invitato ad intervenire in un evento in cui si parlava di “arte” ed “impegno sociale”… In quell’occasione, ragionai sul fatto che chi fa Arte ha una grandissima “responsabilità civile”. L’Arte, infatti, ha un’arma segreta e potentissima: arrivare alla parte più profonda ed inconscia di noi stessi, utilizzando le ali della leggerezza e dell’estetica. E’ uno strumento micidiale (un po’ come la religione): può creare ponti e climi di pace, come contribuire ad innalzare muri e pregiudizi. E’ indubbio che “Charlie Hebdo” faceva, anzi fa, parte della seconda categoria (perlomeno una parte della sua linea editoriale…). Lo ripeto ancora una volta: ciascuno è libero di fare Arte come vuole (e, soprattutto, non deve essere nemmeno lontanamente minacciato per questo… Figuriamoci altro…). Tuttavia, trovo quantomeno azzardato dipingere quei vignettisti come dei “modelli”. Personalmente, non riesco a trovare nulla di “educativo” (o anche solo di “simpatico”) nel rappresentare la Trinità che si sodomizza a vicenda, o nel mostrare Maometto con le chiappe al vento (anche se per me la Trinità, o Maometto, possono non significare assolutamente nulla). La verità è che molte vignette erano assolutamente stupide, volgari, e inutili (dico questo pur portando il massimo rispetto UMANO per chi ci ha rimesso la Vita nel disegnarle).

Certo, possiamo anche decidere di nominare il “diritto alla blasfemia” come “fiore all’occhiello” della nostra Civiltà occidentale (mi piacerebbe solo capire come si potrebbe conciliare con le “radici cristiane dell’Europa”, che amiamo tanto sventolare…). Personalmente, però, credo che l’Occidente (nonostante i mille difetti che lo caratterizzano) abbia conquiste e valori ben più interessanti da rivendicare (senza considerare il fatto che affermare il “diritto alla blasfemia” apre scenari molto complessi… Perché, ad esempio, posso insultare Dio, e non il Presidente della Repubblica? In Italia, quando parli di Capo dello Stato, basta molto meno di una vignetta per essere accusati di “vilipendio”!?).

Un’ultima considerazione… I terroristi islamici, l’Isis, Al Qaeda, sono realtà assolutamente orribili. Tuttavia, a chi dice che “tutti i terroristi sono islamici” (citando Oriana Fallaci… Pace all’Anima sua), vorrei solo ricordare la storia di un certo Anders Breivik: era bianco, biondo, e nel 2011 uccise 77 persone nel nome del “Cristianesimo” (in Norvegia). Purtroppo, non ricordo la stessa bellissima sommossa e commozione di questi giorni. Non c’è stata nessuna marcia dei Leader mondiali, e nessun slogan accattivante. Perché? I morti non son forse tutti uguali? Forse sono gli assassini ad essere diversi. Certo, Breivik era uno di noi… Bianco (cosa fai: manifesti contro te stesso?). I fratelli Kouachi, invece, no (nonostante fossero nati e cresciuti a Parigi).

Inoltre, ricordiamoci che il terrorismo non è l’unica atrocità che si può commettere. Loro sgozzano, si fanno saltare in aria, e prendono ostaggi. Noi, i “civilizzati”, utilizziamo droni, bombe “intelligenti” al fosforo, e proiettili all’uranio impoverito (si sono ammalati, e sono morti, anche i nostri militari… Ricordiamocelo sempre). Loro lo fanno sotto casa nostra (e se son lontani, son così esibizionisti da riprendersi per mostrarcelo). Noi lo facciamo lontano dagli occhi (e camuffiamo il tutto da “missione di pace”).

La verità è che il sedicente Califfato/Stato islamico è la risposta atroce e terribile (utilizzerei il termine “nazista”) ad un Occidente che del Medio Oriente, e dell’Africa, ha sempre fatto “carne di porco”. Può anche non piacerci, ma è così. In quei territori abbiamo fatto di tutto e di più: colonizzazioni, appoggio esplicito a Dittatori compiacenti (fatto salvo il buttarli via, quando non ci “servivano/piacevano” più), semina di odio (quante guerre abbiamo aizzato, finanziato, ed armato in Africa? Abbiamo sempre messo gli uni contro gli altri, per poter avere “campo libero”), invasioni armate, eccetera eccetera. Tutto questo solo per un motivo: avere sempre garantite le “risorse” che non abbiamo (petrolio, e compagnia bella). L’Occidente non sarebbe MAI potuto essere quello che è stato nel “periodo del benessere”, se non si fosse comportato in questo modo. Potevamo, e potremmo ancora, essere onesti con noi stessi… Invece, continuiamo ad avere la spocchiosità ed arroganza di chi dice di far tutto ciò solo per donare agli altri “civiltà” e “democrazia”.

Intendiamoci… Chi sta dall’altra parte non è certo “santo” ed “immacolato”. Anzi. Tuttavia, è sempre meglio ricordare a noi stessi chi siamo “davvero”. Credo che prima di guardare le “travi” negli occhi degli altri (e ce ne sono…), sarebbe meglio guardare le nostre. Questo anche per capire quali possono essere le possibili soluzioni… Come dicevo prima: capire le vere radici del Male, aiuta a trovare la giusta cura.

In conclusione di tutti questi discorsi, credo una sola cosa… Questo è il tempo di gettare ponti, e non muri. E’ il tempo d’invocare, e costruire, la Pace. E’ proprio nei momenti più brutti, quelli in cui ti verrebbe d’istinto reagire male, che bisogna invece tirare fuori la parte migliore di noi. Mettiamo da parte l’odio, la violenza, l’arroganza, la presunta “superiorità morale”, le inutili provocazioni, ed iniziamo a migliorare noi stessi. Soprattutto, impegniamoci (ciascuno nel nostro piccolo) nel costruire un Mondo più equo e giusto… La disuguaglianza è la radice di (quasi) tutti i problemi.

Un abbraccio.
Anima Blu

venerdì 21 novembre 2014

La sicurezza dei "diversamente abili" (e dei loro accompagnatori) nelle stazioni italiane...


Oggi vi voglio raccontare dell'ultima, ennesima, disavventura capitatami con Rfi - Rete Ferroviaria Italiana. Il motivo per cui ve la racconto non sta tanto nel denunciare il singolo episodio che mi è accaduto (su queste cose, ormai, ci ho fatto il “callo”...), ma bensì per portare all'attenzione di tutti un'ingiustizia e una possibile “situazione di grave pericolo”.

Andiamo con ordine... Sabato 8 novembre 2014 sono arrivato nella stazione di Alessandria con il treno Frecciabianca 9824 delle ore 20.43. Faccio una premessa: la stazione di Alessandria, da sempre, è sprovvista di qualsivoglia ascensore o montascale (sono in corso, da non so quanti anni, i lavori per la messa in funzione degli stessi...). Questo significa che ogni qualvolta un treno non arrivi sul primo binario (i treni a lunga percorrenza non ci arrivano praticamente mai...), la persona in carrozzina sia costretta ad attraversare le rotaie. E' l'unica soluzione. Non ce ne sono altre. L'attraversamento dei binari viene effettuato dalla persona in carrozzina, con due operatori della cooperativa dedita all'assistenza (addetti alle pulizie reimpiegati, all'occorrenza, per questo ruolo... Solo nelle città in cui c'è grande affluenza - Roma, Milano, Torino, eccetera -, e in cui fra l'altro non ci sono particolari problemi di barriere architettoniche, c'è personale dedicato esclusivamente all'assistenza disabili) più un responsabile della movimentazione ferroviaria (un “dirigente”, come viene chiamato in gergo...). Fino all'altro giorno, inoltre, ha SEMPRE attraversato con me mia moglie Cinzia.

Altra premessa: ad Alessandria ci sono arrivato e partito innumerevoli volte. Oltre ad aver vissuto nelle vicinanze per svariati anni (in Monferrato), continuo ad andarci con regolarità e frequenza (i miei genitori vivono ancora lì...). Perciò, conosco bene la situazione... Affermo, quindi, con la massima tranquillità e certezza che mia moglie (o, comunque, gli altri miei accompagnatori) hanno SEMPRE attraversato con me sui binari. Tutto questo, come dicevamo, fino all'altro giorno... Infatti, sabato 8, ho improvvisamente scoperto che l'accompagnatore non poteva più attraversare. Sono cambiate le regole, direte voi. No. Infatti, a mia precisa domanda, il responsabile della movimentazione ferroviaria (il “dirigente”...) ha affermato che la regola c'è sempre stata e ha NEGATO CATEGORICAMENTE che io possa aver mai attraversato con mia moglie. “Nessun dirigente può averle dato il permesso di passare sui binari. L'accompagnatore, infatti, non è coperto dall'assicurazione... Nella malaugurata ipotesi capiti qualcosa, io rischio il mio posto di lavoro (e così tutti gli altri miei colleghi...)”... Queste le sue parole. Peccato non fosse assolutamente vero. Ho SEMPRE attraversato con l'accompagnatore, sotto la supervisione ed il consenso di svariati “responsabili” (le stesse operatrici della cooperativa, sul momento, hanno ammesso fosse vero...).

A quel punto, di fronte alla situazione surreale che ci trovavamo di fronte, mia moglie si è rifiutata di fare il sottopassaggio e di lasciarmi da solo (a fare, oltretutto, una cosa molto pericolosa che non avevo mai fatto prima senza di lei. Di notte, per giunta...). Il dirigente, allora, ha detto di esser costretto a chiamare la Polfer – Polizia Ferroviaria. “La chiami pure... Non c'è nessun problema!”, gli abbiamo risposto noi. Così ha fatto... Dopo pochi minuti, sono arrivati tre agenti (se fosse sceso Provenzano, ci sarebbe stata meno gente...). Il maresciallo, una volta compresa la situazione, ha dato immediatamente il consenso all'attraversamento. Tutto a posto, direte voi. Per niente. Infatti, nel mentre avevamo GIA' attraversato una parte di binari, è arrivata un'altra dirigente (un “superiore”...) che urlando ha bloccato mia moglie. Tutto questo mentre ERAVAMO IN MEZZO ALLE ROTAIE. A quel punto, notando che stava per iniziare una discussione fra il maresciallo e la dirigente, ed avvertendo una forte situazione di pericolo, Cinzia è tornata indietro e ha fatto il sottopasso (dopo, naturalmente, avermi visto attraversare...). Questa la narrazione di quanto accaduto. A ciò aggiungo che, una volta giunti in stazione, il maresciallo (senza alcuna sollecitazione da parte mia) ha detto di aver assistito con i suoi occhi ai miei attraversamenti precedenti. Davanti ai due dirigenti Rfi (i quali, di fronte a lui, non hanno ribattuto nulla), ha detto: “L'ho sempre vista attraversare, con la sua accompagnatrice”.

Alla luce dei fatti accaduti, ho alcune domande che rivolgo a chi di competenza.
  1. E' normale quanto è accaduto? E' stato lecito il comportamento della dirigente che ci ha bloccato in mezzo ai binari, infischiandosene del potenziale pericolo e del consenso dato dal maresciallo della Polfer all'attraversamento? E ancora: chi comanda in una Stazione, di fronte a situazioni del genere? Perché il primo dirigente ha chiamato la Polfer per risolvere il problema, se poi la decisione della stessa non ha contato nulla?
  1. Dal momento che l'attraversamento sui binari è talmente pericoloso per l'accompagnatore (tanto da esser bloccati in mezzo agli stessi, nonostante la supervisione di ben tre agenti della Polizia), e dal momento che questa regola c'è sempre stata, cosa vogliamo fare con tutti gli altri dirigenti che ci hanno sempre fatto attraversare? A questo punto, dovrebbero essere licenziati tutti! Infatti, alla luce di quanto accaduto, e secondo quanto prospettato dagli stessi responsabili Rfi, hanno messo in serio pericolo la sicurezza e la tutela di mia moglie... Se non conoscevano la regola, è grave. Se la conoscevano, e non l'hanno fatta rispettare, è ancora più grave. Quindi, cosa vogliamo fare? Potrebbe apparire esagerato chiederne il licenziamento. Tuttavia, non è così. E' lo stesso dirigente Rfi che, sabato, ha prospettato la perdita del lavoro come possibile pena (“se la faccio attraversare, rischio il posto...”).
Queste sono le domande riguardo l'episodio specifico che mi è capitato. Poi, come sempre, ci sono le situazioni generali da cui scaturiscono i “misfatti”. In questo caso, è la “regola” che impedisce all'accompagnatore di attraversare. Domanda: esiste davvero questa norma? Se sì, è così rigida, oppure la dirigente di Alessandria ha esagerato? Permettetemi di dire che se esiste davvero, nelle forme che abbiamo conosciuto l'ultima volta, è semplicemente VERGOGNOSA. La persona in carrozzina non solo viene “umiliata” dalla totale mancanza di ascensori (costretta ad attraversare i binari, con una notevole perdita di tempo e fatica), ma viene anche “vessata” nel non poter avere accanto la propria persona di fiducia. Rete Ferroviaria Italiana (o chi per lei...) non solo non rispetta le Leggi italiane ed europee in merito all'accessibilità, ma crea anche inutili e dannosi disagi ai cittadini in difficoltà. Tutto questo, perché? Semplicemente per non estendere la copertura assicurativa anche agli accompagnatori? Sì, perché di questo si tratta. E' solo una questione di soldi, come sempre. L'aspetto incredibile è che, al momento della prenotazione, Rfi vuole sapere nome e cognome dell'accompagnatore e addirittura il “ruolo” (madre, padre, moglie, eccetera)... Ma come? Gli interessano vita/morte/miracoli di chi mi accompagna (una pratica che ho sempre trovato alquanto stupida), e poi nel momento di maggiore difficoltà e delicatezza lo caccia via?

Sì, perché questo è l'altro aspetto che mi lascia perplesso: la sicurezza del “diversamente abile” nel momento dell'attraversamento dei binari. Partendo dal principio che Alessandria non è l'unica stazione ad avere questo problema (viaggio spesso per lavoro, e ne ho viste parecchie), e che l'accompagnatore non può essere presente, chi si occupa della persona in carrozzina nell'eventualità dovesse accadere qualcosa? Si spera, naturalmente, non succeda mai nulla. Tuttavia, è un'ipotesi da prendere in considerazione. A domanda precisa, mi è stato risposto che la responsabilità è degli operatori incaricati dell'assistenza. Che dire... Immagino che, di fronte a problemi gravi (ribaltamento di una carrozzina, ecc...), si richiederebbe l'intervento di personale medico (non credo, infatti, che gli addetti alle pulizie possano essere minimamente formati per prestare una giusta assistenza “fisica” a TUTTE le forme di disabilità. Ci sono persone che, se toccate in modo errato, possono addirittura subire danni letali). Tuttavia, vivere un momento così terribile senza accanto la propria persona di fiducia, potrebbe essere psicologicamente DEVASTANTE (per un disabile, come per chiunque altro...). Le difficoltà non scomparirebbero nemmeno dinnanzi a problemi “minori” (anzi...). Come affronterebbero, ad esempio, un guasto tecnico della carrozzina elettronica? Sposterebbero la stessa di peso? Alcune sedie pesano un centinaio di chili. Per sollevare la mia, ad esempio, ci vogliono almeno tre uomini... L'altra sera erano due operatrici!? Immaginatevi tutto questo trasportato in mezzo ai binari, di notte. L'ansia, lo spavento, eccetera...

Certo... Non sarebbe facile nemmeno se ci fosse l'accompagnatore. E' indubbio, però, che una persona che ti conosce sa come muoversi. Sa come prenderti, sollevarti... Conosce la carrozzina (certamente più di due operatori che vedi da neanche cinque minuti...). Soprattutto, è fonte di tranquillità e sicurezza per tutti. Perché, allora, privarsene? Per non estendere una copertura assicurativa, o non far spostare l'arrivo di un treno sul primo binario (ove questo fosse possibile)? Forse Rfi non si rende nemmeno conto dei possibili guai in cui si caccia da sola.

Questi sono i dubbi che rivolgo all'opinione pubblica, e a chi di competenza. Mi aspetto delle risposte in merito.

Concludo dicendo che qualche avvocato (o associazione di consumatori) dovrebbe forse andare anche a controllare i contratti fra Rfi e le cooperative in appalto. Non vorrei mai che, nella malaugurata ipotesi capitasse qualcosa, cominciassero a scaricarsi le responsabilità (“sì, ma il comma dell'articolo … , del paragrafo … , prevede che....”). Si sa come funzionano le cose in Italia. Finché non succede nulla, si va tutti d'accordo nel fare cose che non si dovrebbero nemmeno pensare. Poi, appena succede qualcosa, non è mai colpa di nessuno...    

Anima Blu

venerdì 24 gennaio 2014

Nel nome della Pace...


Alcuni giorni fa, precisamente il 2 gennaio, ho partecipato ad un evento denominato “I percorsi feriali della Pace... nel nome di Don Tonino Bello” (tenutosi nel comune di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi).

In un clima sereno e familiare, si è discusso di “Pace” (nella sua più ampia ed alta definizione). Sul palco, fra momenti di riflessione e performances artistiche (tutte di pregiatissimo livello), campeggiava una grande foto di Don Tonino Bello. L'immagine sorridente del prete di Alessano (Lecce), straordinaria figura che il destino ci ha tolto troppo presto, pareva osservare e apprezzare ogni cosa.

Prima di parlare al pubblico (ero uno degli ospiti della manifestazione), mi sono scaturite in mente alcune riflessioni. La primissima, amara e dolce allo stesso tempo, è stata: quanto sarebbero andati d'accordo Papa Francesco e Don Tonino Bello... Entrambi facevano (anzi, fanno) parte di quella Chiesa “sociale”, “impegnata”, “militante”. Quella Chiesa che non resta chiusa nei conventi, o nelle astrazioni metafisiche, ma che si “sporca le mani” (il pastore che “puzza” dell'odore delle sue pecore, come ama spesso ripetere Papa Bergoglio).

Chi mi conosce bene sa che non sono né cattolico, né credente (mi piace piuttosto definirmi un libero pensatore, agnostico). Tuttavia, forse anche per le esperienze vissute con la mia famiglia (persone che hanno dedicato tutta la loro vita al Vangelo e alla Fede), voglio molto bene alla Chiesa (Chiesa intesa come “comunità di persone”). Credo che il Destino (o Dio, per chi crede) ci abbia donato una grande, straordinaria figura: Papa Francesco. Questo Pontefice, di cui scrissi già un articolo all'indomani della sua elezione (che potete rileggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2013/03/il-vento-del-cambiamento.html), è un grande e vero “rivoluzionario” (forse l'ultimo rimasto). Nella mia mente, lo accosto a figure come Gandhi, Che Guevara, Martin Luther King, o Nelson Mandela. Proprio dopo la morte di quest'ultimo, mi venne da ragionare sul fatto che ci sarebbe stati da essere davvero tristi se non avessimo avuto l'elezione di Bergoglio... Con la scomparsa dell'ex Presidente sudafricano, infatti, il Mondo avrebbe perso l'ultimo grande “rivoluzionario” ancora in vita (… e un Mondo senza “rivoluzionari” è un Mondo che appassisce su se stesso)! Per fortuna, è arrivato il Papa “venuto dalla fine del Mondo” (come disse Bergoglio stesso, nella sua prima apparizione pubblica), a donarci un po' di nuovo e fresco “vento rivoluzionario”. Anche Don Tonino Bello era un rivoluzionario. Purtroppo, il destino ha deciso di togliercelo davvero troppo presto. Con Bergoglio si sarebbero certamente trovati sulla stessa lunghezza d'onda. Mi piace pensare che c'è un lungo e sottile filo spirituale che lega questi due grandi uomini (oltre lo Spazio e il Tempo). Don Tonino, da lassù (o da qualunque altra realtà), sorride certamente all'operato di questo Papa.

La seconda riflessione che mi è scaturita riguardava il tema centrale del meeting, ovvero la Pace (queste considerazioni sono state poi anche il nocciolo centrale del mio intervento al pubblico). La Pace è un argomento di cui mi sono occupato spesso, anche e sopratutto attraverso la mia Arte. Ho dedicato molti quadri, poesie, canzoni, ed articoli (uno di questi lo potete rileggere qui: http://animabluartista.blogspot.it/2012/10/litalia-e-il-nuovo-mondo-senza-guerre.html) a questo tema. E' il tema dei temi. Ci sono periodi in cui se ne parla sempre... Altri, invece, in cui scompare quasi del tutto dal dibattito pubblico. In genere, l'argomento della Pace salta fuori quando c'è qualche matto (che si chiami George Bush, o Kim Jong qualcosa) che minaccia di far scoppiare una guerra. La gente, in quei casi, tira fuori dagli armadi le bandiere arcobaleno (un po' stropicciate) e scende in piazza a manifestare. E' bellissimo, intendiamoci. L'ho fatto anch'io (tante volte), e lo rifarei in mille altre occasioni. Tuttavia, mi sono spesso domandato: è davvero quella la strada per arrivare alla Pace? Basta andare a manifestare con una bandiera arcobaleno in testa, per dirsi uomini e donne di Pace? No. Ho notato infatti che, la maggior parte di quelle persone che erano alle manifestazioni (me per primo), nella Vita di tutti i giorni (quella che davvero conta), fanno/facciamo azioni che vanno nel senso opposto all'ottenimento di una vera e duratura Pace. Mi direte voi: la Pace inizia nei rapporti che si hanno con i parenti, con gli amici, o con i vicini di casa (specie se antipatici).

E' vero. Tuttavia, a mio avviso, non è ancora abbastanza. La Pace, quella più vera e più pura, inizia a formarsi nel rapporto che abbiamo con un Essere molto speciale e complicato: noi stessi. Come facciamo, infatti, ad essere in Pace con gli altri (e quindi, con il Mondo...), se prima di tutto non siamo in Pace con noi stessi? Per sapere se siamo in Pace, però, dobbiamo prima sapere chi siamo...

La conoscenza di se stessi è un aspetto che mi sta davvero molto a cuore. Insisto spesso su questo tema (anche a costo di apparire ridondante). Conoscere se stessi, infatti, è l'avventura più terribile ed emozionante che si possa fare nella Vita. Solo capendo chi si è davvero, si può essere (o cercare di essere) in Pace con tutti.

CONOSCERE e CAPIRE, ancora più di NON VIOLENZA o altri, sono i termini chiave per arrivare alla Pace. Conoscere e capire se stessi. Conoscere e capire gli altri. Conoscere e capire la Società. Anche quest'ultimo punto, a mio avviso, è molto importante.

Non serve a nulla, infatti, andare a manifestare contro la guerra, se non si capiscono (o peggio, si sostengono) i meccanismi sociali che portano a quella guerra. Tutti sono pronti a scendere in piazza per dire un NO astratto ai conflitti (è facile... Non costa nulla). Più difficile è invece capire, o peggio combattere, la Società in cui viviamo immersi. La guerra, infatti, nasce anche (e sopratutto) nei perversi ingranaggi del nostro Capitalismo. Lo spirito dell'aggressività, da cui poi scaturiscono tutti i conflitti, è figlio diretto di una Realtà in cui l'unica cosa che conta è la COMPETITIVITA' forsennata (a tutti i livelli). Se siamo bestie buttate in una gabbia, con un solo pezzo di carne al centro, finiremo inevitabilmente con l'azzuffarci. Questo, badate bene, capita tutti i giorni: sul nostro posto di lavoro, nell'accesso ai diritti che ci spettano, nel rapporto con il nostro “prossimo”.

La guerra è figlia di una Società in cui al centro di tutto c'è il DENARO (e non l'Uomo...). Mi sembra più che ovvio che se l'unica cosa che conta sono i BENI MATERIALI (o valori come APPARIRE, POSSEDERE, COMANDARE, eccetera), ci possa poi essere anche gente disposta a ribaltare il Mondo pur di averne sempre di più.

Questa Società, anche per tutti i motivi appena detti, è andata in crisi. Personalmente, non credo che ne uscirà continuando a perseguire gli stessi schemi. La strada giusta, ad esempio, non è continuare ad invocare la CRESCITA. La “crescita a tutti i costi” è un altro di quei fattori che portano alla guerra. E' un principio contro-natura (nella Vita è IMPOSSIBILE crescere sempre)... Un principio che ha già fatto parecchi danni (vedi alla voce “surriscaldamento del Pianeta”).

Insomma... Il discorso potrebbe essere ancora davvero molto lungo e complesso. Il nocciolo di ciò che penso, però, è che chi crede davvero nel principio della Pace non può non partire da una critica sana e costruttiva a questa Società. Il Papa, infatti, non perde occasione per ribadire quanto assurdo e “anti-cristiano” sia questo sistema economico.

C'è bisogno davvero di iniziare ad immaginare una Società diversa, con regole e valori diversi. Una Società con al centro l'Uomo, e il Pianeta in cui viviamo. E' l'unica strada per essere davvero certi di arrivare ad una Pace duratura.

Prima di tutto, però, bisogna partire da noi stessi (come già detto...). La prima grande, vera, rivoluzione è capirci e comprenderci. Il secondo passo è rivolgere il nostro sguardo alla Società in cui viviamo, e cambiarla con i nostri gesti quotidiani (non è vero che non possiamo fare nulla, perché troppo piccoli e insignificanti. Le nostre scelte giornaliere cambiano radicalmente la Società...).

L'invito conclusivo che faccio a tutti quanti è quello di impegnarsi, ogni giorno, nel costruire piccoli-grandi gesti di Pace...

... Nel solco degli insegnamenti d'importanti figure della Storia, come Don Tonino Bello, Papa Francesco, Gandhi (e molti altri...), possiamo davvero contribuire a cambiare il Mondo!

Un abbraccio.
Anima Blu