Arriviamo: all'entrata c'è un gradino molto alto, e il locale non è munito di pedana... I proprietari, e alcuni ragazzi della cucina, mi aiutano a superare il gradino. All'interno gli spazi non sono molto ampi: siamo costretti a cambiare alcuni tavoli...
Alla fine, in qualche modo, ceniamo... Mi alzo (in senso metaforico 😅 ), faccio per pagare, ma - uno dei due proprietari - mi ferma: "Io e il mio socio, per scusarci del disagio che vi abbiamo arrecato, abbiamo deciso di offrirvi la cena (60 euro di cena, per la cronaca...)".
Dopodiché, mi aiutano a scendere il gradino e, con un bel sorriso, prima di andare via, aggiungono: "Per la prossima volta che verrai, ci sarà la pedana..."
Ecco: è la prima volta, in 35 anni di Vita, che mi capita una cosa del genere (e Dio solo sa quanti locali non accessibili ho trovato)... Perché vi ho raccontato questo aneddoto? Perché, a mio avviso, quello che hanno fatto questi ragazzi è esattamente quello che andrebbe fatto, quando si parla di accessibilità e di inclusione. Il punto, infatti, quando si trattano tematiche D&I, non è non commettere errori (tutti/e ne commettiamo)... Il punto è saper riconoscere quegli errori, e trovare un modo - qualunque modo - per potervi porre rimedio.
(Bravi, ragazzi/e: vi auguro tanto successo, perché ve lo meritate 😉 ... )