martedì 21 agosto 2012
Caccia al magistrato!
Sembra che negli ultimi tempi il nuovo sport nazionale sia diventato la “caccia al magistrato”. Il Governo contro la procura di Taranto, il presidente della Repubblica contro i pm di Palermo, il Governo contro l'Anm (a sostegno del Presidente della Repubblica)... Di nuovo il “grave” (madonna quant'è grave) problema delle intercettazioni, la ricerca di una Legge per limitare “l'arroganza” e lo “strapotere” di quei cattivoni dei magistrati, i conflitti di attribuzione, eccetera. Guardo i titoli dei giornali e penso: ma è tornato Berlusconi? No, perchè sembra di stare (pari pari) nel periodo della legislatura berlusconiana. Pensavo che certe cose fossero appannaggio esclusivo di un Presidente corrotto e ladro, il quale si comportava in quel modo perchè convinto che lo Stato fosse un mezzo “a proprio uso e consumo” (utile solamente per tirarsi fuori dai guai giudiziari). Credevo che una volta caduto tale omuncolo non avremmo MAI più assistito a scontri fra poteri dello Stato, a tristi mortificazioni e desolanti picconamenti della nostra Democrazia. Alzi la mano chi avrebbe mai pensato che i “Presidenti tecnici” (grandi sostenitori della democrazia europea) si sarebbero permessi (anche loro) di interferire nell'attività della magistratura? Credo nessuno. Tutti convinti che con l'arrivo di Monti, uomo beneducato e sobrio, così lontano dallo stereotipo dello svaccato e strafottente Berlusconi, non avremmo più assistito a certe scempiaggini. Invece no. La manfrina, o perlomeno buona parte di essa, non è cambiata. I casi sono due: o abbiamo sopravvalutato Berlusconi (alla luce di quanto sta accadendo, spiace dirlo, ma vien fin quasi da ridimensionare l'agire deplorevole del caimano di Arcore), o Berlusconi ha “fatto scuola” (nel senso che gli altri, vedendo che lui poteva farlo, si son detti: ma scusate, perchè non possiamo farlo pure noi?)... Oppure, molto più semplicemente, c'è un sistema economico e uno Stato talmente marci da provare enorme fastidio nel vedersi bloccare le proprie “folli corse” da regole e da norme (in poche parole, si vorrebbe andare verso un sistema giudiziario all'americana). Berlusconi è stato forse solo la “punta di diamante” (a suo modo, con i suoi estremismi e particolarità) di un sentimento che cresceva da molto tempo sottopelle, e che ora sta venendo alla luce chiaro. In Italia, e in special modo negli ambienti di Sinistra, si fa spesso l'errore d'individuare un “problema” e di riversare su di esso tutto il male del Mondo. In realtà, molto spesso, il problema è decisamente più ampio ed allargato.
Il punto è che la magistratura riveste spesso il ruolo di guastafeste, pignola e “indagatrice”. Quando un “sistema”, qualunque esso sia, è lanciato in una folle corsa, e non può fermarsi per nessun motivo al Mondo (causa la sua morte stessa), quello stesso sistema non può che vedere con profonda diffidenza qualunque “ente” sia in grado di stopparlo. Così è stato per Berlusconi, la cui ascesa imprenditoriale e politica è stata caratterizzata dal “fregarsene delle regole”: uno stop, una condanna, avrebbe fatto venire giù tutta l'impalcatura (di sabbia) che si era costruito. Così è per l'Ilva di Taranto, che è andata avanti anni grazie a collusioni e accordi sottobanco: uno stop non solo comporterebbe la perdita di competitività sul mercato (causa la folle corsa e i disumani meccanismi del sistema capitalistico), ma farebbe anche venir fuori (come in effetti già sta accadendo) nomi e figure delle compiacenze che si sono verificate. Così è anche, e sopratutto, per la storia della trattativa fra lo Stato e la mafia. Da molte parti, su questa questione, si vorrebbe non arrivare a nessuna conclusione o verità. C'è stata una pagina nerissima e vergognosa, che ha coinvolto buona parte dei vertici dello Stato (di diversa estrazione politica)... Nessuno avrebbe mai voluto, o sperato, si andasse a ritirare fuori questa storia. Certi cassetti non vanno mai aperti, specie quando si è riusciti ad occultarli con tanta bravura. In buona combutta fra tutti quanti, si era deciso di svolgere determinate operazioni (tenendo all'oscuro, come ovvio, la popolazione), e di seppellire poi quelle stesse operazioni sotto tonnellate di silenzi. La Magistratura è arrivata, da buona rompiballe, a chiedere di scoperchiare certi pentolami del nostro passato... E questo sta dando fastidio a molti, da più parti. Si vorrebbe tentare di ricacciare nell'ombra certi demoni che stanno riaffiorando. La strategia è chiara: nascondere, depistare, ostacolare, minimizzare... Siccome ormai è più che evidente che una trattativa di qualche natura ci sia stata, si tende addirittura a voler “burlare” l'azione dei magistrati. Dicono i detrattori: “han fatto la scoperta dell'acqua calda, i magistrati... C'è stata una trattativa fra lo Stato e la mafia... Embè, dove sta il problema? Lo Stato è in guerra con la mafia... In guerra non si tratta? Lo Stato ha trattato in guerra... Punto, semplice. Tutto qui!”.
Evidentemente certi personaggi non sanno, o fingono di non sapere, cosa sia la dignità di un Paese e di un popolo.
L'azione di Napolitano, ossia il sollevamento del conflitto di attribuzione nei confronti dei pm per le telefonate intercettate, va esattamente in questa direzione di marcia (ossia, nel tentativo di ostacolare l'arrivo a certe verità). Perchè, sennò, un Presidente della Repubblica dovrebbe comportarsi in questo modo? A parte che nella nostra Democrazia chiunque dovrebbe essere intercettabile (specie chi siede nei Palazzi del Potere, visti i non brillanti precedenti). A parte che la Legge, su questa questione, non è affatto chiara. A parte tutto, mi domando: ma perchè Napolitano, su una questione così delicata, ha voluto fare un intervento del genere? Non la trovate anche voi una nota stonata? Considerato che la trattativa fra Stato e mafia è stata una vergogna immonda per il nostro Paese, e considerato anche che fino ad ora è stata nascosta sotto migliaia di veli di omertà, un buon Presidente di Repubblica (che non ha nulla da temere) dovrebbe dire: “intercettate, intercettate tutti. Intercettate pure me. Non c'è alcun problema. L'importante è che si arrivi presto ad una verità su questa questione”. Questo dovrebbe dire un BUON Presidente della Repubblica, cazzo! Questo... Non sollevare fantomatici conflitti di attribuzione. Il problema delle intercettazioni è un falso problema. Diventa tale per chi ha qualcosa da nascondere. Male non fare - paura non avere, dice il proverbio della nonna. I casi sono solamente due: o Napolitano ha qualcosa da nascondere, oppure è un uomo profondamente stupido (solamente uno stupido, infatti, potrebbe pensare di fare pignolerie su una pagina così delicata per il nostro Paese). Nonostante tutto, preferisco pensare sia più corretta la prima opzione. I fatti danno da pensare anch'essi: Napolitano era già stato intercettato in precedenti indagini... Perchè non aveva mai sollevato alcun conflitto d'attribuzione? Perchè lo fa solo ora, e su un'indagine così delicata? Ragion logica suggerirebbe che se non l'hai fatto per delle indagini “minori” prima, non ti converrebbe farlo nemmeno ora (su un nodo così cruciale). Perlomeno non ti stupire se poi a qualcuno viene il dubbio ci sia sotto qualche mafagna.
Eppure, in Italia, il Presidente della Repubblica è intoccabile. Nonostante i fatti e la logica parlino da soli... Destra, sinistra, centro: tutti compatti a giustificare perennemente le azioni sbagliate di quest'uomo! Solo il povero Tonino Di Pietro ha osato dire qualcosa, ed è stato subito messo alla gogna. L'hanno scaricato tutti, il povero Tonino: persino il signor Vendolafaccia, che fino a pochi mesi fa ci faceva le conferenze stampa insieme, ha fatto il salto della quaglia per andarsi ad “alleare” con il Pd (bell'assist ha fornito la Sinistra al Pdl, su questa storia delle intercettazioni. Oggi i “berluscones” possono rivendicare di aver avuto ragione loro quando dicevano che serviva una legge sulle intercettazioni. Possono anche accusare la Sinistra di utilizzare due pesi e due misure... E in effetti, a vederla così, hanno pure ragione)!? Speriamo che almeno alla fine di questo settennato si possano elencare gli sbagli commessi dal Presidente (senza per questo essere accusati di “vilipendio alla Nazione”). Alla fine del suo mandato, si potrà finalmente dire che Re Giorgio è stato uno dei peggiori Presidenti della Repubblica che abbiamo avuto? Ha firmato praticamente qualunque porcata uscisse dal Parlamento di Berlusconi (anche norme che erano palesemente incostituzionali). Ha rinunciato a sciogliere il Governo del Pdl, quando c'erano tutte le condizioni per farlo (se Berlusconi fosse andato a casa prima, avremmo avuto molti meno problemi. Abbiamo dovuto aspettare se ne andasse da solo. Quando ciò è accaduto eravamo ormai praticamente sul baratro più nero della crisi economica). Ha spinto con tutte le forze per la nascita di un Governo tecnico: Governo non limitato nel tempo (se non per la fine naturale di legislatura), e caratterizzato da scelte politiche pesanti (non votate dagli italiani). Infine, quest'ultima azione deplorevole sul conflitto d'attribuzione (la più grave fra tutte quelle elencate. Le altre, seppur sbagliate, possono essere giustificate dai momenti e dalle circostanze. Questa no. Questa decisione è tutta in mano sua: nessuno lo obbliga, e nessuno gli chiede di dare conto di ciò che fa!). Del resto, basta guardare la storia politica di Napolitano per capire un po' com'è fatto: Giorgetto, partendo da buon comunista, ha presto spinto su scelte facilmente accondiscendenti e moderate, fino a giungere a mischiarsi con quella parte più “corruttibile” (diciamo così) del socialismo. Devo anche ammettere che a me fa un po' pena questo vecchietto. Non so se ve ne siete mai accorti, ma Napolitano ha pianto in diverse occasioni pubbliche (specie negli ultimi tempi). A me da l'impressione di un uomo che vede franare il sistema che ha intorno, e che non sa come uscirne. E' un po' come il Papa, perso e sperso. Il Papa, anche lui, vede intorno a sé una Chiesa completamente allo sfascio... Il problema è che, entrambi, non solo non sanno come uscirne, ma contribuiscono (con le loro azioni) al peggioramento della situazione.
In conclusione, io sto con i magistrati (per riprendere la petizione indetta dal “Fatto Quotidiano”). Sto con i magistrati non perchè mi stiano particolarmente simpatici (per esempio, nonostante stimi moltissimo il lavoro che porta avanti, non condivido l'eccessiva politicizzazione del magistrato Ingroia. Un magistrato non solo deve essere indipendente, ma anche apparire tale: certe partecipazioni a manifestazioni politiche, a mio avviso, forniscono alibi a chi lo vuole attaccare!), ma bensì perchè sono rimasti l'ultimo baluardo di democrazia e legalità nel nostro Paese. E' molto triste dover riconoscere ciò: prima della Magistratura dovrebbero esserci mille altre figure pronte a difendere i princìpi cardini. Purtroppo non ci sono (o perlomeno, non ci sono più). E' l'amara Verità: guardiamo il caso dell'Ilva di Taranto... Se non ci fosse stato l'intervento della Magistratura, tutto sarebbe continuato com'era (nella più totale inerzia). Oggi, seppure un minimo, Società e Stato sono costretti a porre rimedio e bonificare. Questo mi fa salire una rabbia tremenda, perchè i pm erano le ULTIME (ultimissime) figure predisposte a fare ciò. D'altra parte mi dico: meno male che esistono (ancora) i magistrati. Sono gli ultimi soggetti che, seppur involontariamente, riescono a mettere uno stop ad un sistema economico e ad uno Stato completamente marci. Qualunque altra logica o figura di garanzia, nel nostro Paese, è saltata.
La speranza finale rimane quella di cambiare radicalmente la classe dirigente e la mentalità di questa nostra disastrata Italia. Speriamo, come sempre.
Un abbraccio a tutti,
Anima Blu
sabato 11 agosto 2012
La lezione di Oscar (e altri piccoli aneddoti sulle Olimpiadi)
Nel marasma di cattive notizie che ci circondano, ce n'è stata una bellissima (passata sotto silenzio, o quasi): la partecipazione di Oscar Pistorius alle Olimpiadi. Mi sono davvero stupito di quanto poco se ne sia parlato... Diamine, ciò che è riuscito a compiere questo ragazzone sudafricano è stata un'impresa davvero STORICA! L'importanza della partecipazione di Pistorius alle Olimpiadi non sta tanto nel riconoscere le incredibili qualità (nonché la straordinaria forza di volontà) di questo atleta (tutte cose che, a mio avviso, dovrebbero essere ormai ampiamente scontate). Non importa nemmeno se abbia vinto o meno. La straordinarietà dell'impresa sta proprio nel significato etico che trasmette. Oscar, con il suo gesto, è riuscito a rompere quel “tetto di cristallo” (per utilizzare un termine riferito ad un'altra forma di discriminazione, ossia quella delle donne sul lavoro) che divideva i “normodotati” dai “diversamente abili”. La sua azione “eclatante” cambia (o perlomeno dovrebbe cambiare) il modo di vedere e di concepire la disabilità. L'idea che una persona amputata possa, con due protesi, correre insieme a tutti gli altri atleti “normodotati” è un qualcosa di talmente banale e, allo stesso tempo, talmente RIVOLUZIONARIO, da mettere i brividi. Fin da piccolo, e ancor di più crescendo e iniziando a lavorare nel mondo dell'arte, mi sono accorto di quanta netta divisione ci sia fra le attività dei cosiddetti “normodotati” e quelle dei “diversamente abili”: lo sport dei disabili, l'arte dei disabili, i festival dei disabili... Che palle!! Per ogni singola Realtà di Vita e di Azione degli esseri umani c'è sempre un mondo fatto per i cosiddetti “sani”, ed un altro (che gli scorre accanto, completamente parallelo) per i “diversi”. Nel mondo dell'Arte, ad esempio, ci sono due e vere proprie realtà distaccate e ben organizzate entrambe: l'Arte di tutti, e l'Arte dei disabili. Io faccio sempre l'esempio della musica “comune” e della musica “cristiana”: quest'ultima, seppure non sia conosciuta a livello generale, ha in sè un vero e proprio Mondo... Un Mondo fatto di artisti, di produttori, di organizzazione di festival/tourneè, di dischi. Insomma, una vera e propria realtà che scorre sottostante, e parallela, alla “sorella maggiore musica comune” (senza per questo mai sfiorarsi o incontrarsi). Lo stesso vale per l'arte dei disabili. Ci sono decine e decine di festival delle “abilità differenti”, di eventi celebrativi delle qualità dell'handicap, di enti che organizzano mostre di artisti disabili, e via di questo passo. Tutto, quasi sempre, parallelo e distaccato dall'Arte comune. Non c'è nulla di male, per carità. Solo mi domando: perchè deve funzionare quasi ESCLUSIVAMENTE in questo modo? Perchè la mia Arte deve interessare solo se inserita in un Festival appositamente dedicato, e non può essere inserita anche in un Festival per “tutti” (sto un po' estremizzando... Ovvio capitino anche inviti a rassegne “non specializzate”. Tuttavia, queste ultime sono nettamente la minor parte)? Una poesia, se è di valore, è tale sia che venga scritta da un poeta disabile che da un poeta normodotato. Una canzone, idem. Un quadro pure. Perchè devo considerare “colleghi”, e vengo considerato “collega”, solo da quelli che hanno un qualche tipo di menomazione come me? La trovo una cosa completamente assurda, priva di qualunque significato logico.
Oscar Pistorius, con il suo percorso, viene a dirci che questi concetti non sono assurdi solamente nel campo dell'Arte (o in altri), ma lo sono addirittura nello sport. Lo sport, per sua natura basata sul confronto e sulla prestanza fisica (nonché su una inevitabile competitività estrema), era forse l'unico ambito in cui una divisione fra “abili” e “disabili” era ancora concepibile e logica. Pistorius ci dimostra che anche li, con i giusti strumenti e con una buona dose di apertura mentale, si può competere assieme. La lezione finale è che, nel 2012, bisogna incominciare a pensare di unire insieme (tutte le volte in cui questo è possibile) mondi finora rimasti separati. E' proprio il modo di approcciarsi alla questione che deve cambiare... Bisogna iniziare a ragionare che, dinnanzi ad una situazione o a un evento, ci si deve prodigare (fin dall'inizio) per mettere dentro anche alcuni elementi di “diversità” (non ci dovrebbe nemmeno essere bisogno di ragionarci. Dovrebbe essere un meccanismo automatico!). Basta con le divisioni in compartimenti stagni. Basta con gli eventi “celebrativi” e separati. La vita intera è composta dalla “diversità”... Tutte le volte in cui è possibile, si deve onorare questo sacro principio naturale (è chiaro che per talune situazioni può non essere proprio fattibile. In quei casi ben vengano manifestazioni separate. L'importante è però averci provato, con tutti i mezzi possibili).
La bella lezione di Pistorius contrasta fortemente con il caso di doping del marciatore Alex Schwarze. Sinceramente non mi ha stupito più di tanto la coglionaggine di quest'uomo: del resto, da uno che vive fra le montagne e i pascoli e fa la pubblicità dicendo che preferisce mangiarsi i Kinder Pinguì, cosa bisognava aspettarsi (l'ho sempre pensato che era un po' un pirla, da quando la prima volta vidi quello spot)? Battute facili a parte... A me ha dato l'impressione che questo atleta altoatesino sia solamente uno dei tantissimi che si dopano (oserei dire, quasi tutti). Mi ha trasmesso la sensazione di una persona stanca, fortemente stressata dall'impegno che questa disciplina gli provocava, che ha VOLUTO farsi beccare (da come ha descritto la questione, mi sa tanto che i controlli sono delle gran pagliacciate. Credo se uno voglia farla franca non ci voglia molto... Basta qualche piccolo artifizio! Indi per cui, se tanto mi da tanto, chissà quanti si dopano senza essere scoperti!). Una cosa sola mi preoccupa fortemente: se una disciplina “secondaria” come la marcia (non me ne vogliano gli appassionati di questo sport) ti richiede tutto questo sforzo e impegno, i calciatori allora cosa fanno? Le questioni sono due: o Schwarze ha gonfiato la questione (per giustificare la sua cazzata), oppure non voglio pensare a cosa s'iniettano nelle vene i calciatori (i quali giocano la domenica, il mercoledì e quasi ogni santo giorno della settimana).
Peccato, perchè le Olimpiadi sono una bella occasione di sano confronto. Pur non essendo un appassionato di sport, non sono d'accordo con Grillo quando dice che le Olimpiadi sono il trionfo dei nazionalismi (perlomeno, non in un'accezione negativa). Le Olimpiadi credo siano un momento di sano confronto fra i vari Paesi del Mondo... Potremmo definirla quasi un'alternativa pacifica alla guerra, una sorta di combattimento ricco di competizione e privo di odio. Certo, anche questa manifestazione ha qualche bella pecca: il capitalismo con la sua invasione di marchi e di commercializzazione, il doping, la cementificazione selvaggia... Quest'ultimo punto mi sta sopratutto molto a cuore. Non è possibile che ogni volta che c'è un grande evento (tipo Olimpiadi, Mondiali, Europei, o Expo) si debba sconvolgere la faccia di una città, cementificando a più non posso. Ogni grande evento è una sorta di condono voluto e mascherato (l'avevano capito molto bene Bertolaso & Co.). A questo punto le soluzioni sono due: o si sceglie una città fissa dove svolgere sempre lo stesso evento (almeno cementifichi una volta, e morta li), oppure ci si fa andare bene le strutture che ci sono (se non sono abbastanza capienti, si allarga la manifestazione a tutte le città più importanti del Paese ospitante). Si possono organizzare grandi eventi, senza per questo dover riempire tutto con nuovi metri cubi di cemento e di asfalto. Basta ridimensionarsi un po', ed utilizzare il cervello.
Le cose basta volerle, per realizzarle. E' quello che ci ha insegnato anche Pistorius in queste Olimpiadi.
Un abbraccio a tutti,
Anima Blu
giovedì 2 agosto 2012
Un futuro per Taranto...
Qualche tempo fa, dopo aver visitato la città di Taranto, scrissi un articolo al riguardo. Rimasi sconcertato dalla bellezza di questa città, e da come l'uomo sia riuscita a distruggerla vergognosamente. Un conto è parlare di Taranto avendo visto le immagini in tv, un altro è parlarne dopo averla visitata di persona... Credetemi, cambia radicalmente la prospettiva delle cose (o, perlomeno, così è stato per me): nessuna ottima ripresa televisiva può trasmetterti il senso d'angoscia e di abbandono che provi una volta poggiato i piedi nella città jonica. Ciò che mi è apparso chiaro da subito è stato il fatto che a Taranto si sia compiuto un vero e proprio scempio “all'italiana” (forse il più arrogante scempio che il nostro Belpaese ricordi). Quando si parla di Taranto in tv, si parla solamente di uno stabilimento che inquina... Tutto molto generico, senza dettagli né precisazioni. Cosicchè, lo spettatore da casa si fa l'idea di un impianto che inquina (come tanti altri), vicino a una città come tante altre, in una situazione come tante altre. In realtà, gli andrebbe spiegato che l'Ilva di Taranto non è vicino, bensì dentro la città stessa (quasi la ingloba, a pochi metri com'è dalle abitazioni dei cittadini). Gli andrebbe anche spiegato che l'Ilva è solo uno dei megaimpianti disseminati intorno alla città... Oltre all'acciaieria, infatti, ci sono : una raffineria dell'Eni (praticamente attaccata all'Ilva), un cementificio, un inceneritore, e un porto industriale! Infine, per spiegargli che città meravigliosa era e sarebbe stata Taranto (e quanto folle sia stato il progetto industriale costruitogli intorno), bisognerebbe portare lo spettatore a visitarla direttamente (nessuna parola basterebbe per rendere abbastanza bene l'idea): una piccola penisola, allungata in mezzo al mare, con un centro storico mozzafiato e l'acqua tutt'intorno a farle da corona. Potremmo definirla una specie di Florida, o più semplicemente una delle più belle città del Salento (al pari, se non più, di location come Lecce, Otranto, o Gallipoli).
Oggi, finalmente, dopo decine di anni in cui tutti sapevano e nessuno faceva nulla, è arrivata la Magistratura (con il procedimento di sequestro degli impianti a caldo). E' arrivata la Magistratura, laddove tutto è fallito: lo Stato, la politica, il sindacato, la cittadinanza attiva... Tutto. L'intervento della Procura ha sbattuto in faccia a tutti la verità dei fatti. E' stata la più grande sconfitta di tutti quelli che, chi più chi meno, diceva che le cose andavano bene così com'erano: l'amministrazione comunale (la quale doveva essere in prima linea per pretendere un cambio di rotta), la giunta regionale (a rivederli oggi, fanno sorridere e incazzare gli slogan di Vendola che, pochi mesi fa, annunciava trionfante il rispetto dei limiti di emissione dell'Ilva. I limiti, a detta del presidente-poeta, sarebbero stati rispettati grazie ad una Legge regionale che obbligava l'acciaieria a rendere conto di ciò che usciva dai suoi camini... Peccato però che i controlli non fossero continuativi, e che venissero addirittura concordati con l'azienda!? D'altronde, è lo stesso Vendola che oggi, invece di ammettere di essere stato sconfitto anche lui, attacca dicendo che bisogna smetterla con il “fondamentalismo ambientalista”... Lo stesso Vendola che ha fondato un partito che si chiama “Sinistra, ECOLOGIA e Libertà”!? Mi viene da pensare che, forse, stare troppo seduto sulle poltrone del “potere”, gli ha fatto scordare il significato più autentico della parola “ecologia”), e tutte quelle istituzioni pubbliche che avevano il compito di tutelare la salute pubblica.
Oggi la Procura ha inquisito, e posto agli arresti domiciliari, i dirigenti e il Patron dell'Ilva. Benissimo. Mi piacerebbe, però, vedere inquisiti e sbattuti in galera anche tutti quei dirigenti pubblici che hanno permesso (con parole, opere e omissioni) che, in quarant'anni di negligenze, si arrivasse a questo punto. I privati, si sa, sono molto spesso dei mascalzoni che inseguono il profitto (a tutti i costi, e con tutti i metodi possibili)... E per questo vanno puniti, con la maggior severità possibile. Tuttavia, i privati non hanno occupato abusivamente i terreni di Taranto, costruito megaimpianti industriali, inquinato a più non posso, senza che le istituzioni pubbliche ne sapessero nulla. Ci sono stati uomini dello Stato, a più livelli (locale, regionale, e nazionale), che hanno permesso (con delibere e permessi, con accordi sottobanco, con l'omertà di chi vede e si gira dall'altra parte) che si arrivasse a questo punto. Mi piacerebbe molto che ora li si andasse a prendere uno per uno, li si sbattesse sul banco degli imputati (chiedendogli conto delle azioni che hanno compiuto in veste di amministratore pubblico), e li si punisse con la massima pena possibile (se riconosciuti colpevoli, ovviamente). Se non c'è una Legge che permette di fare quest'operazione, allora si faccia la Legge! E' venuto il momento che chi si occupa della “cosa pubblica” risponda in prima persona per ciò che commette (e permette) nella sua veste di “funzionario dello Stato”. E' grave che un privato non si occupi della salute dei cittadini, ma è ancor più grave che non se ne occupi chi ricopre il ruolo di Stato. Perciò, lo Stato deve dare l'esempio, e incominciare a punire chi sbaglia sapendo di sbagliare .
... Al di là di tutte queste valutazioni, la domanda è: ora che si fa? L'intervento della Magistratura è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Nessuno si aspettava (e men che meno sperava) accadesse qualcosa del genere... A tutti, chi più chi meno, andava bene si continuasse nell'inerzia che ha dominato fino ad ora. Il discorso che circolava, riassunto, era una cosa del genere: “ma si, d'accordo, l'Ilva inquina. Ma quale impianto non inquina? Risolvere il problema di Taranto è troppo complicato. Lasciamo tutto come sta... Son quarant'anni che va avanti così...”. E invece no. E' arrivata la Procura (ripeto, l'unica istituzione pubblica che ha “voluto” e “dovuto” intervenire) a dire che così non va bene per niente. La classica figura del guastafeste, insomma. Gli operai sono, come ovvio, preoccupati di perdere il posto di lavoro. Taranto è diventato anche l'emblema della presenza, e qualche volta dello scontro, fra due anime storiche della Sinistra: la Sinistra ambientalista, e la Sinistra operaia. La prima mette al centro, prima di ogni altra cosa, la difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini. La seconda, pur criticandone alcuni meccanismi, ha necessariamente bisogno che il modello industriale continui (e, possibilmente, si sviluppi). Inutile dire che, personalmente, parteggio per la prima. E' comprensibile (e assolutamente giustificata) la paura degli operai di perdere il lavoro. Tuttavia, gli consiglierei di vedere la Magistratura come un'amica, non come un ostacolo. La Procura è l'unico soggetto a cui, al momento, interessa difendere la loro salute (tutti, sebbene a parole dicano l'opposto, se ne fregano di chi lavora in quella fabbrica). Il paradosso è che, davanti ad un impianto che inquina, e davanti ad un soggetto che vuol fermarlo per tutelare la salute di chi ci lavora, lo stesso lavoratore debba invece chiedere di continuare a farlo funzionare. E' ovvio che gli operai chiedano ciò perchè non possono permettersi di restare senza lavoro. Permettetemi, però, di sottolineare che è davvero un paradosso un sistema che spinge gli operai a comportarsi in tal modo!? A tal proposito, ho letto in questi giorni un azzeccatissimo commento... Diceva: gli operai di Taranto preferiscono l'inquinamento, perchè il cancro è possibile, mentre la fame è certa! Amara verità...
Dicevamo: ora che si fa? Innanzitutto, i limiti d'emissione vanno messi a posto e l'area va bonificata (anche se non capisco bene cosa s'intenda per bonificare... Taranto è tutta da bonificare!?). Il problema è che il signor Riva (patron dell'Ilva) ha già detto, molto candidamente, che lui i soldi per bonificare l'area non ce li mette. Perciò, il Governo si prepara a stanziare vagonate di soldi per rimediare i danni provocati dall'impianto (si, d'accordo, i danni fuori dall'acciaieria... Però quei danni li ha pur sempre fatti l'Ilva, no?). Questo è lo splendido sistema liberista: il privato può fare quello che vuole, lo Stato non deve interferire in alcun modo (bisogna lasciare spazio illimitato al mercato per autoregolarsi!)... Quando però poi il privato combina danni, allora a dover pagare è lo Stato!? Wow. Fantastico. Applausi… A voi sembra logico? A me no, per niente. Il pubblico non deve versare nemmeno un euro per sistemare i danni provocati dall'Ilva. Se è lo Stato a dover pagare, allora si nazionalizzi l'impianto. Questa è un'altra bella regolina che andrebbe scritta sottoforma di Legge: quando una società privata fallisce (perchè gestita male), o quando si rende responsabile di danni verso l'intera comunità, va nazionalizzata (con i beni privati dei responsabili sequestrati... come si fa con i mafiosi!). A me va benissimo che esistano un pubblico e un privato, a patto che i soldi pubblici restino nel pubblico. Un privato non darebbe mai un euro per sistemare un danno provocato dallo Stato... Perchè non deve valere lo stesso principio, anche al contrario? Si nazionalizzi l'Ilva, prima di ogni altra cosa (d'altronde già lo era, prima di essere “regalata” ai signori Riva), e poi si decida cosa fare. Tutti concordano sul fatto che l'acciaieria debba continuare a funzionare. Poche sono le voci che sostengono vada chiusa. Io sono fra quelle voci. Il motivo principale che apportano alla discussione è che da lavoro a 15 000 persone, da più di quarant'anni, e che chiuderla sarebbe una tragedia. E' vero. Hanno ragione. Chiudere l'Ilva, oggi, sarebbe un'operazione molto complicata. L'Ilva non andava costruita li, con quelle modalità (pensate che sono stati abbattuti 20 000 alberi d'olivo e più di 100 masserie per lasciar posto a questo ecomostro). Tuttavia, mi pongo una domanda: ma in una Società in cui domina il pensiero della flessibilità a tutti i costi, è così scandaloso pensare che dopo quarant'anni una fabbrica del genere possa anche chiudere? Il ministro dell'Ambiente Clini, fido paggetto del signor Monti (quello che dice che un lavoro per tutta la vita è monotono!), si prodiga nel sostenere che l'Ilva debba continuare ad esistere. Ma come... Volete la flexsecurity (flessibilità sempre e comunque) per tutti, tranne che per i megaimpianti industriali? Il discorso che fanno è: l'Ilva, seppur inquinando, ha garantito benessere e ricchezza ai tarantini per quarant'anni... Chiuderla oggi sarebbe un disastro ancora peggiore. E' un pò come se davanti ad un boss mafioso, pronto per essere arrestato, si dicesse: si d'accordo, è un mafioso, ma ha garantito posti di lavoro per quarant'anni. Lasciamolo libero. Lasciamogli continuare a fare il mafioso. E' meglio per tutti... Vi pare sensato?
Io dico: Taranto ha funzionato (per modo di dire...) per quarant'anni, è stato un polo d'eccellenza nella produzione industriale, ha sacrificato morti e ambiente per l'Italia. Ok? Va bene, facciamo finta che sia andata bene così... Adesso basta. Taranto, dopo quarant'anni, ha diritto a vedere un futuro diverso, un'economia diversa, una prospettiva diversa. Taranto ha diritto a smetterla di contare i morti, i bambini malati, le tombe nei cimiteri (troppa gente immolata sull'altare del benessere della Nazione). Adesso basta. Certo, cambiare la faccia e l'orizzonte della città jonica è senz'altro un'impresa titanica, un cammino lungo e tortuoso. Tuttavia, noi esseri umani non siamo quelli evoluti, quelli che amano progredire, quelli che si mettono continuamente in discussione? Suvvia... Vogliamo andare a cercare l'acqua su Marte, e non siamo capaci d'immaginare un futuro diverso per Taranto?
Cosa si potrebbe fare in concreto? Innanzitutto, ai lavoratori di Taranto andrebbe garantito un reddito di cittadinanza (oltre ai classici cassa integrazione e altro). Si, lo so cosa state pensando... Ci vogliono una marea di soldi. E' vero, ci vogliono una marea di soldi. Per fare cose utili ed importanti, ci vogliono sempre tanti soldi. Incominciamo a mettere un po' di patrimoniali, ad azzerare le spese militari, a togliere TUTTI i finanziamenti pubblici a giornali e partiti, e vedrete che qualcosa comincia ad uscire. Quegli stessi operai andrebbero poi rimpiegati nei lavori di bonifica degli impianti. Sul futuro dell'impianto si potrebbe pensare a lanciare una gara pubblica di acquisto di brevetti e di tecnologie all'avanguardia (in Italia ce ne sono tanti, che aspettano e non trovano sbocco), e riconvertire così l'industria di Taranto in un polo di eccellenza della produzione pulita. Un'altra idea (visto la grandezza degli impianti potrebbero coincidere entrambi) sarebbe quella di trasformare gli impianti in un polo museale. In Germania, che non hanno un decimo dei beni culturali che abbiamo noi (ma che sono aperti con la mente, e sanno far rendere fino all'osso ciò che hanno), hanno trasformato vecchie fabbriche dismesse in musei accattivanti che raccontano la produzione industriale. Quei musei oggi rendono come, se non più, di quando erano fabbriche in funzione. Se a ciò unissimo il rilancio della città come centro turistico (Taranto, per quanto è bella, potrebbe attrarre vagonate di turisti... Ovviamente, andrebbe un pò sistemata! C'è un centro storico, ad esempio, davvero mozzafiato... Peccato stia letteralmente cadendo in pezzi!?), si potrebbe innescare un meccanismo davvero virtuoso. Una volta bonificata, potrebbero essere rilanciati anche altri settori strategici: la pesca, l'agricoltura, la pastorizia (oltre a nuovi possibili campi su cui dirigersi), eccetera. Certo, tutto questo è lungo, dispendioso, faticoso (bonificare Taranto oggi, dopo quarant'anni, può risultare talmente difficile da sembrare quasi inutile). E' sicuramente molto più semplice lasciare tutto com'è, illudersi di mettere sotto controllo le emissioni dell'Ilva, continuare a far morire la gente di cancro (perchè, per quanto tu possa regolarla, l'acciaieria continuerà a produrre morti. In nessun paese del Mondo, se non in Cina forse, si costruirebbe un'acciaieria dentro una città!?). E' indubbio che su Taranto occorre fare un investimento, di futuro e di civiltà. Quale investimento, all'inizio, non è dispendioso? La finanza fallirebbe, se abbandonasse il principio del rischio nell'investimento. E' proprio questa parola che manca nel vocabolario del nostro Paese: “investimento” (etico, moderno e intelligente). La parola “investimento” è ciò che potrebbe dare un rilancio al nostro Paese. In Italia si è sempre pensato alla comodità del momento, alla scorciatoia più semplice e meno dispendiosa. Mi sarei aspettato dal signor Monti (persona certamente molto intelligente), che cita De Gasperi (“Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni”), un'indicazione di rotta nel seguire investimenti redditizi ed innovativi . Invece niente. Nada de nada. Il signor Monti, il grande economista, è stato solamente capace di mettere le mani nelle tasche dei soliti noti poveracci (anche qui... Via comoda e veloce). Nessuna patrimoniale. Nessuna spinta all'innovazione tecnologica. Anzi... Ha semmai consentito al banchiere Passera di togliere i finanziamenti alle rinnovabili, per lasciar posto alle trivellazioni nell'Adriatico!? Ottimo, no?
In conclusione... Mi auguro si riesca ad immaginare un futuro diverso per Taranto, come per tutto il Paese. Un futuro in cui si abbia il coraggio di osare, di uscire dal comodo seminato. Un futuro in cui si prendano i soldi dove si devono prendere (senza più reticenze o imbarazzo alcuno), e si mettano dove servono davvero. Un futuro intelligente, etico e pulito. Un futuro, insomma.
Me lo auguro con tutto il Cuore, anche se (ahimè) ne dubito davvero.
Un abbraccio a tutti,
Anima Blu
martedì 22 maggio 2012
Segnali preoccupanti...
mercoledì 16 maggio 2012
Lettera d'Amore alla Sinistra
martedì 3 maggio 2011
Svolte epocali...


Il primo articolo che ho pubblicato sul blog quest'anno, a gennaio, iniziava così: “Com'è cominciato scoppiettante questo 2011...”. Si riferiva allo scandalo di Berlusconi e Ruby Rubacuori. Questo 2011 è molto di più che un anno scoppiettante. E' un anno che rimarrà nella Storia... E, per nostra grande fortuna, non ci rimarrà per gli “scandaletti” di Silvio. Ci rimarrà perchè sono successe, e stanno accadendo, svolte epocali. E' strana la Vita. Ci sono degli anni in cui è calma piatta, totale, mentre altri in cui invece accade tutto insieme (stranamente succede la stessa cosa anche nella mia Vita personale). Io non sono credente, non credo negli oroscopi/disegni divini (come ben sapete). Questa, però, è una di quelle cose che mi lascia dei dubbi. Mah, sarà tutto solo un caso (o forse no)... L'unica cosa certa è che questo 2011 non ha proprio l'aria di essere un anno come un altro. Le svolte epocali che stanno accadendo sono evidentissime: le rivoluzioni nei paesi arabi e il disastro nucleare di Fukushima. Proprio ieri, inoltre, è uscita la notizia che avrebbero ucciso Osama Bin Laden. Non voglio soffermarmi troppo su questa notizia, perchè è tutto ancora molto confuso. E' anche questa, comunque, una svolta epocale. Una cosa permettetemi soltanto di rilevare: in 10 anni che gli danno la caccia (dal 2001), gli americani (guarda caso) riescono a scovare il “super-latitante” Osama proprio nei mesi in cui tutto il mondo arabo è pervaso da un meraviglioso fermento. E' un po' strano, non trovate? Sarà, anche qui, solo un caso (ma 'sto caso non è che lo tiriamo in ballo un po' troppe volte?). Sinceramente non saprei dire cosa ci potrebbe essere dietro questo “strano caso”, ma certo è che quello che sta avvenendo nei paesi arabi preoccupa (e molto) i popoli occidentali. L'Occidente sventola, continuamente, la paura che dietro queste rivoluzioni ci sia l'ombra dei terroristi. Non è questa, però, la paura dei nostri Governi. Quella del terrorismo è evidentemente una scusa (in questi mesi qualcuno di voi ha visto, per caso, bruciare qualche bandiera occidentale? Io no!) per guardare con sospetto queste meravigliose rivoluzioni. Nel mondo Arabo si svolge da sempre una partita fondamentale per tutto l'Occidente: la partita del petrolio. Noi, checchè se ne dica, dipendiamo come drogati dalla terra musulmana e dall'oro che scorre sotto ad essa. Il nostro Capitalismo è potuto diventare quello che è grazie sopratutto al petrolio (almeno l'80% dei prodotti che utilizziamo ogni giorno deriva, in un modo o nell'altro, dal petrolio). Il nostro Capitalismo è potuto diventare quello che è grazie ai governanti corrotti che abbiamo sempre sostenuto in quei Paesi. I governanti corrotti sono proprio quelli che oggi sono nel mirino della “Primavera musulmana” (vedi alla voce Muammar Gheddafi). La paura dell'Occidente, quindi, non è tanto per il presunto terrorismo ma quanto per il fatto che se cadono questi “dittatori” e vanno su Governi “del popolo” le condizioni favorevoli potrebbero cambiare. L'intervento della Nato in Libia rientra perfettamente, secondo me, in questa logica. L'Occidente non può fare nulla contro queste ondate di “risveglio”. Non resta quindi che appoggiarle e mostrarsi come “amici” agli occhi di chi, da domani, dipenderanno i flussi di petrolio. L'uccisione di Bin Laden potrebbe essere un modo per lanciare un sasso nel grande marasma che avvolge oggi l'Islam, e per sondare così eventuali “emozioni” e “reazioni”. Ovviamente è soltanto un'ipotesi. L'unica cosa certa è che quello che sta accadendo al di là del mare è davvero una svolta epocale. Le conseguenze non è ancora chiaro quali potranno essere. Gli arabi, comunque sia, ci stanno dando una grande lezione. Io farei questa equazione: arabi di oggi = partigiani di ieri. Si stanno liberando dai parassiti che l'Occidente, come dicevo prima, ha instaurato e sostenuto per decine e decine di anni. La loro rivoluzione non è anti – occidentale, ma nei fatti lo sarà. La miccia è partita da Internet... Internet non è forse un “nostro” prodotto? L'uomo bianco crede, come sempre, di poter dominare e controllare tutto. Non è così. Prima o poi scappa qualcosina, ed è da quel “qualcosina” che divampano poi gli incendi. Che figura da idioti che stiamo facendo! Fino a ieri amici dei dittatori, oggi grandi sostenitori dei rivoluzionari. L'Italia è ovviamente la prima della fila. Gheddafi è incazzato come una iena con il nostro Belpaese, e ha tutte le ragioni per esserlo. Su questo non gli si può dare torto. Fino a ieri l'abbiamo accolto come un Re, gli abbiamo baciato le mani, ci siamo chinati a 90 gradi in tutti i modi possibili e immaginabili... E poi? Poi tutto d'un tratto, di punto in bianco, lo andiamo a bombardare. E' allucinante. Gheddafi è un delinquente, ma penso che pure ad un santo gli girerebbero i coglioni di fronte ad un comportamento del genere. Berlusconi ha esposto il nostro Paese ad un rischio colossale... Siamo fortunati che, alla fin fine, Gheddafi è soltanto un “povero pazzo”... A quest'ora, altrimenti, ci starebbero cadendo un bel po' di bombe in testa. Dunque, è scoppiata la guerra in Libia. Questa guerra è stata fatta, evidentemente, solo per meri interessi economici e strategici (come dicevo prima). E' una guerra sbagliata perchè è una guerra che abbiamo prodotto noi (noi inteso come Occidente). E' una guerra contro noi stessi, alla fine. Bisognava pensarci prima, bisognava avere rispetto per le risorse altrui, bisognava sostenere la Democrazia. Così non è stato, e queste sono le conseguenze. La guerra è sbagliata ma è, oggi, purtroppo inevitabile. Il capo dell'Algeria ha ceduto. Mubarak pure. Gheddafi no. Gheddafi è troppo corrotto, e marcio, per arrendersi. Gheddafi non si fa scrupoli a sparare sulla sua gente. Io sono assolutamente per la Pace, e lo sapete. In certe rare eccezioni, però, è necessario l'uso della forza. Mussolini non sarebbe mai caduto, se i partigiani non avessero imbracciato le armi. Oggi i libici, per cacciare Gheddafi, non possono non imbracciare le armi. Il punto è che il Colonnello è troppo forte, e da soli gli insorti non possono farcela. Hanno chiesto aiuto all'Occidente. L'Occidente ha risposto. Premesso che fino ad oggi è stato tutto sbagliato (per colpa nostra), vi lancio una provocazione: come bisognerebbe comportarsi oggi? E' sbagliato andare a bombardare, d'accordo. Che si fa allora? Si sta fermi, e si lascia che il Rais resti dov'è? Credetemi, c'ho pensato e ripensato. D'istinto verrebbe da dire che non bisogna mai usare la Forza, e che bisogna tentare tutte le altre strade. Io sono un idealista, e lo sapete. Per mia grande Fortuna, però, sono anche realista. La mia parte razionale mi dice che se oggi qualcuno non aiuta gli insorti... Gheddafi vince. Ho una forte impressione che, questa volta, la mia parte razionale non si stia sbagliando. Non credo sinceramente che con Gheddafi basti la diplomazia. Gheddafi non se ne andrebbe mai, con qualsivoglia azione diplomatica. Potete dirmi che è sbagliato andare a lanciargli le bombe (perchè le bombe non sono intelligenti e colpiscono quello che capita), ma non potete dirmi che per mandarlo via basta la diplomazia. Qualcosa bisognerà pur fare. Non lo so: fare arrivare agli insorti armi e mezzi più potenti, spingere gli altri Paesi confinanti ad inviare truppe in aiuto. Qualcosa che sia il più neutro possibile, ma che dia ai libici la possibilità di vincere questa battaglia contro Muammar. Lo ripeto, io sono assolutamente contraio alla guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. Ci sono certe situazioni, però, in cui è una strada obbligata. La Libia, oggi, credo sia una di quelle situazioni. Poi c'è il discorso clandestini / profughi. Qui abbiamo vissuto una situazione davvero paradossale e ridicola. Un paese di 65 milioni di abitanti va nel panico per qualche migliaia di profughi? Abbiamo visto, nuovamente, la politica del “terrorismo” psicologico (anche noi abbiamo dei terroristi, Obama... Vieni a liberarci!) che la Lega fa sulle sue popolazioni. Berlusconi, invece, ha avuto un'altra bella occasione per fare il suo spettacolino da incantatore di serpenti. “Ghe pensi mi, ghe pensi mi...”. Si, ghe pensa lù. Si è visto, infatti, come gh'a pensato a Napoli o a L'Aquila (Napoli è sommersa dai rifiuti più di prima): soluzioni temporanee e assolutamente inefficaci. E' stato uno spettacolo indecente vedere questi poveri clandestini trattati come “delinquenti di Guantanamo”, deportati in campi di prigionia vergognosi. Questi campi, poi, erano davvero ridicoli. Il Governo, sapendo che molti clandestini volevano passare il confine per andare in Francia o Germania, ha lasciato che scappassero come se nulla fosse: le abbiamo viste tutti le immagini di quei ragazzi che saltavano le reti, e delle Forze dell'Ordine a braccia conserte. Quale serietà e credibilità può avere uno Stato che combina queste pagliacciate? Quei campi non andavano fatti, ma se li si vuole fare li si faccia almeno bene. Poi, sinceramente, trovo demenziale la differenzazione fra clandestini e profughi. I profughi li accogliamo, i clandestini li rimandiamo indietro. Qualcuno dovrebbe spiegare ai nostri governanti che quando delle popolazioni migrano lo fanno perchè non vivono situazioni di benessere, al di là che nei loro Paesi ci sia la guerra o meno. Nessuno di questa gente lascia la propria Terra perchè ha voglia di venire a fare turismo in Europa. Nessuno lascia la propria Terra felice di farlo. Creare questa differenza fra chi parte perchè nel suo Paese ci sono le bombe, e chi parte perchè nel suo Paese si muore di fame, è stupido ed ipocrita. Io credo che non sia etico rispedire a casa qualcuno che bussa alla tua porta, da qualunque parte arrivi. La soluzione migliore (l'unica praticabile), infatti, è stato concedere permessi di soggiorno temporanei. Chi arriva sul nostro suolo ha diritto, secondo me, ad avere una possibilità... Permesso temporaneo (non possiamo pretendere che gli stranieri stiano nella legalità, se non gliela offriamo noi per primi), che può diventare definitivo se la persona riesce ad integrarsi con il lavoro. Certo, l'immigrazione andrebbe organizzata e coordinata. Ci vorrebbe innanzitutto coordinamento fra tutti i Paesi europei nel gestire i flussi, a seconda delle esigenze e dei bisogni dei singoli Paesi (e anche delle possibilità lavorative che offrono). Purtroppo, invece, stiamo assistendo ad una sempre più progressiva “chiusura” dell'Europa (è stato uno spettacolo altrettanto indecente vedere gli Stati europei rimbalzarsi la palla di questi clandestini, giocando a chi meno voleva saperne di accoglierli). Non sono d'accordo con Grillo quando dice che negli altri Stati sta andando su la destra xenofoba per colpa nostra che abbiamo sempre accolto tutti. L'Europa, come tutto il mondo capitalista, è in profonda crisi. Quando uno Stato si sente franare la terra sotto i piedi... chiude tutte le porte. E' una reazione psicologica “umana”, ma è sbagliata. Quando qualcosa non va non ti resta che aprirti (ogni sistema chiuso su sé stesso prima o poi muore, Entropia). La soluzione ai tuoi problemi può arrivare proprio dalla persona che accogli. E poi ricordiamoci anche un'altra cosa: queste persone stanno venendo a prendersi qualcosa di quello che noi gli abbiamo “scippato”. Lo so che può essere bollato come il solito “discorso demagogico”, ma volenti o nolenti è la realtà delle cose. Dico di più: dovremmo ringraziare che vengono in pace, e a testa bassa. Avrebbero tutto il diritto di venire incazzati, e con le armi in mano. Certo, potreste rispondermi che oggi non c'è il lavoro nemmeno per noi... Che siamo in una crisi economica pazzesca, che non girano soldi, eccetera eccetera... Ed avreste ragione. Loro, però, non lo sanno. Loro vengono a prendersi soltanto qualcosa che gli spetta di diritto (ed è, tra l'altro, soltanto una piccola parte di tutto quello che gli spetterebbe). Il fatto che il Capitalismo si stia rivelando “una grande truffa” (perchè alla fin fine c'è sempre qualcuno più in alto di te che te lo vuole mettere in quel posto), è un problema nostro... Non loro. C'è da rivedere tutto il Sistema, amici miei, perchè c'è più di un qualcosa che non va. L'altra svolta epocale che è avvenuta quest'anno è, come dicevo all'inizio, il disastro di Fukushima. 25 anni esatti dopo Chernobyl. Un altro bel caso, eh? Sembra quasi fatto apposta. Scoppia la centrale in Giappone, e immediatamente tutti scoprono che il nucleare non è sicuro. Posso dirvi che è un po' demenziale? Non sopporto il genere umano quando scopre le cose soltanto dopo essersi bruciato. Lo trovo un comportamento terribilmente primitivo: che diamine sono serviti tutti questi anni di (presunta) evoluzione se stiamo ancora a 'sto livello? Il nucleare non è, e non potrà mai, essere completamente sicuro. In Giappone abbiamo visto lo stesso meccanismo che vi ho descritto prima: l'Uomo crede di poter sempre dominare e controllare tutto, ma “qualcosina” prima o poi scappa. La centrale di Fukushima era stata progettata fino ad un certo livello di sisma. La Natura però, fottendosene altamente dei progetti umani, scatena un terremoto un pelo più forte del solito... Ed è immediatamente il disastro! Quanto siamo arroganti, e presuntuosi. Ci crediamo i dominatori del Mondo. In realtà siamo solo dei piccoli animaletti che zampettano qua e là. Il Mondo ci può dominare come e quando vuole lui. Ce ne ha date, e continua, a darcene di prove. Ma noi niente, avanti. Imperterriti. Certe energie della Natura sono troppo potenti, non riusciremo mai a dominarle fino in fondo. Io l'ho conosciuta, e vissuta, la paura del nucleare. Ve ne ho anche già parlato in qualche altro articolo. Fino a pochi anni fa vivevo in Monferrato, Piemonte. In Piemonte è successo, nel suo piccolo, un disastro nucleare (in questi mesi in tv ne stanno parlando molto. Quando successe, invece, nessuno dei media nazionali ne fece cenno). A Saluggia, provincia di Vercelli, c'è un deposito di scorie nucleari (l'85% di tutte le scorie nucleari italiane, solide e liquide) che dal 2003 – 2004 ad oggi perde liquido contaminato. Chi conosce quelle zone sa che sono ricche di acque, di confluenze fra vari fiumi. Sono state già alluvionate, e lo stesso Carlo Rubbia ha detto ha detto che se lì succede qualcosa è una catastrofe. Qualcosa, però, è già successo. Il liquido contaminato, come dicevo, è uscito per anni (e a quanto pare continua ad uscire). La paura che ho vissuto aveva come emblema il rubinetto di casa. Infatti, pur vivendo ad almeno una ventina di chilometri dalla zona del deposito, c'era il problema che il nostro Acquedotto aveva i suoi pozzi proprio li vicino. Ufficialmente l'acqua potabile non è mai stata contaminata. In alcuni pozzi di proprietà dell'Acquedotto, però, è stata rilevata presenza di sostanze radioattive (i responsabili hanno sempre ribattuto che l'acqua veniva pescata più a fondo). Non si sa bene cosa sia successo lì, e forse non si saprà mai (salvo monitorare l'aumento delle leucemie in quei territori da qui ai prossimi 30 anni). Certo è che ho provato cosa significhi avere il terrore di entrare in contatto con la radioattività, e di cosa significhi affermare che “il nucleare è sicuro”. Balle. Nessun nucleare potrà mai essere completamente sicuro. In Italia men che meno, visto che non siamo nemmeno capaci di tenere sotto controllo un “innocuo” deposito di scorie.
In conclusione: c'è un filo che lega l'Arabia al Giappone, un filo che lega due svolte epocali. Il filo dell'energia. In Arabia il petrolio, in Giappone il nucleare. Sullo sfondo il Capitalismo. Sono sempre più convinto che il pilastro di questo nostro sistema economico e sociale sia l'energia. Più della finanza, più del commercio, più delle banche... Più di tutto, ciò che tiene in piedi questo sistema è l'energia. L'energia è ciò che arriva ogni giorno dentro alle case di tutti i cittadini, ciò di cui nessuno può fare a meno. La singola persona è davvero “schiava” finchè c'è qualcuno che gli vende l'energia, finchè dipende da qualcun altro. Il Capitalismo vede come fumo negli occhi l'idea che i cittadini inizino a prodursi l'energia da soli, creando reti di interscambio. Sarebbe l'inizio della sua fine. Non è un caso, infatti, che il Governo abbia bloccato gli incentivi alle rinnovabili proprio mentre ha riproposto il nucleare (ora è evidente la furbata che stanno facendo per evitare il referendum. Siamo governati da una classe politica arrogante e sfacciata, che sputa ogni giorno sopra alla Democrazia espressa dai cittadini. Vergogna!). I signori del Dolore (come li chiama giustamente Vecchioni) se ne fregano dei morti che producono le loro stupide fonti energetiche, l'importante è tenere schiave le persone. Il più grande investimento che si possa fare al Mondo è la costruzione di una centrale nucleare... Credete davvero che ci rinuncino per quello che è successo a Fukushima? Non ci rinunceranno mai, costasse la morte di tutto il genere umano. La crisi in Giappone, e quella nei paesi arabi, sono il segnale che il Capitalismo non può controllare fino in fondo l'energia. C'è sempre da fare i conti con la Natura, e con il popolo. Sono anche il segnale che le fonti energetiche predilette dal Capitalismo viaggiano ormai al tramonto, come il Capitalismo stesso. Sono vecchie, insulse, e pericolose. La tecnologia ci sta offrendo la possibilità di uscire dalla schiavitù del sistema energetico. Forse si può partire proprio dal discorso energetico, per poter arrivare ad immaginare un nuovo modello di società. Una cosa è certa: bisogna dire basta alla maggior parte dei processi macroscopici che ci rendono schiavi ogni giorno. Non è immaginabile una Società dove l'uomo non sia in grado di prodursi da solo, e in piccolo, tutto ciò che gli è di fondamentale bisogno (l'energia, il cibo, e tutti gli altri beni di prima necessità. Tali beni non devono essere in mano alle multinazionali. Devono essere prodotte e vendute a livello locale... Altrimenti il sistema non regge). Tutto questo va, ovviamente, accompagnato anche da un'altra idea di fondo: la decrescita. Dobbiamo fermarci un momento, fare un passo indietro, ripensare ad ogni singolo elemento. Dobbiamo, a mio avviso, costruire una nuova Società basata fondamentalmente su due parole: equilibrio e condivisione. Equilibrio perchè è impensabile continuare a sostenere questo ritmo di consumi (e di conseguenti sprechi. Il Capitalismo è il sistema dello spreco: più tu sprechi, più io ti vendo). Condivisione perchè è impensabile fornire lo stesso bene a tutti (la nostra Società attuale non fa altro che invogliare continuamente all'egoismo, soltanto per poter vendere di più). Forse tutto questo sono soltanto utopie, ma una cosa è chiara: o le svolte le diamo noi, o arrivano da sole. Ciò che è successo in Giappone e in Arabia sono un segnale. Il segnale che non possiamo credere di non dover rendere conto mai. Alla Natura, e ai popoli che abbiamo usurpato, dovremo rendere conto prima o poi (più prima che poi). Ci siamo illusi di poter benissimo non passare mai dalla cassa a saldare il conto. Non è così. A questo punto le soluzioni sono soltanto due: o si trova un modo per uscirne tutti al meglio, o ci faremo molto molto male. A noi la scelta.
Una colomba per i bambini di Fukushima...

In occasione del venticinquennale di Chernobyl molti si stanno ricordando (ed alcuni con opportunismo) dei cosiddetti "bambini di Chernobyl". Sarebbe immorale non ricordarsi anche dei "bambini di Fukushima", i quali, forse, avranno bisogno, paradossalmente, di un maggiore supporto, in quanto figli di un doppio abbandono: quello messo in atto dalla politica della minimizzazione nucleare e, ironia della sorte, quello della comunità mondiale che considera il Giappone una potenza economica in grado di assistere dovutamente i propri cittadini. E così il cerchio si chiude: la salute di questi bambini è data in saldo al silenzio colpevole della lobby nucleare e al disinteresse silenzioso di una cooperazione che valuta unicamente le possibilità di intervento con parametri umanitari/economici, senza considerare le già compromesse aspettative di vita, non solo di questa, ma anche delle future generazioni.
L’attenzione viene sempre più guidata (e giustamente!) verso la necessaria ricostruzione con l’obiettivo di riportare, quanto prima, una parvenza di normalità. E in questa doverosa normalità da assicurare, pian piano scemerà l’attenzione verso un nemico, insidioso come la mafia: la radioattività, infatti, non si sente, non si vede, non ha odore.
L’unica soluzione per non pagarne la responsabilità, e il giusto risarcimento morale e economico, sarà l’oblio; la soluzione cinica per definire “psicosi” il futuro diritto alla salute dei “bambini e della popolazione di Fukushima”, sarà la minimizzazione, se non la liquidazione, degli effetti del fall out. Già dall’11 marzo, i radionuclidi si stanno incorporando nei corpi di questi bambini, dei loro genitori, fratelli, nonni…E, il problema non si esaurirà fra 20 anni, come invece vogliono farci credere.
Bisogna, già fin da ora, intervenire con una costante informazione, suggerire le raccomandazioni alimentari e le indicazioni per una gestione consapevole del rischio radioattivo. Infatti, come nelle zone di Chernobyl, non saranno le competenze o il materiale a mancare, ma la volontà a diffondere con costanza e coerenza le informazioni e, soprattutto, l’attenzione e la ricerca fra le relazioni di causa ed effetto.
Bisogna intervenire quanto prima per evitare che il benessere sociale di una nuova ricostruzione e gli incentivi economici “una tantum”, distolgano l’attenzione da sepolture sempre più anticipate dalla contaminazione radioattiva, dall’attestarsi del saldo negativo nel tempo fra natalità e mortalità, dai difetti congeniti che esploderanno fra una generazione, dovuti alla trasmissione genetica degli effetti di incorporazione dei radionuclidi.
Nella patria della tecnologia, Fukushima è il clone perfetto di Chernobyl. È necessario che “il volontariato di Chernobyl” diventi anche “il volontariato di Fukushima”. È tempo di un nuovo impegno, di risorse ed anche di nuova esposizione personale. Bisogna dare strumenti per intervenire alle persone “di buona volontà”.




